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Friday, January 16, 2009 - ore 00:20


UN GABBIANO TRISTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stasera sono tornato a teatro, la sosta è stata lunga, ma il mio aspettare con pazienza, alla fine m’ha premiato.
La piéce è di quelle che non si scordano, un lavoro drammaturgico che quasi non ha pari; non foss’altro che il mio autore preferito è di origine irlandese ma dall’animo francese, io sarei prontissimo a schierarmi a suo favore, se dovesse essermi richiesto.
La "tranche de viè" in questione narra di un un seagull, un gabbiano che, come il convitato di pietra, aleggia con tutta la sua tristezza, tutta la sua mediocrità. In fondo il gabbiano ci ricorda cose belle, il mare, la salsedine la spensieratezza, ma quando lo si vede da vicino quasi non ci sembra vero. Sparisce tutto, ma soprattutto svanisce quella magia che sembrava aleggiare sopra tale essere.
Il "gabbiano" di Checov, ci racconta la storia infinita della passione che sconvolge dentro, l’amore, l’eterna lotta tra il bene ed il male di vivere. La passione, dell’amore, che ci sconvolge, ci accieca e ci stravolge, ma soprattutto non ha età.
Quest’opera risente moltissimo del teatro "nordico" di Ibsen e Strindeberg, autori che "stravolsero" con la loro "passione" il teatro che cercarono di cambiarlo profondamente e, putroppo non subito, ci riuscirono. A loro s’ispirarono geni del calibro di "Beckett" e "Pinter", ma anche Checov perlappunto.
Dramma, apparentemente, familiare ma ci riguarda nel profondo questo di Checov. Questa sera al "Verdi" qualcosa mi è rimasto dentro. Sono volate le due ore, come i due atti, senza che me ne accorgessi. Per chi ama il teatro, provi a vedere se c’è ancora qualche posticino domani, sabato o domenica pomeriggio. Ne vale la pena.
Aboliamo le sempre solite banalità.


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