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Friday, January 23, 2009 - ore 16:38
Metti la cera, togli la cera.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Movimenti circolari. Metti la cera, togli la cera.
Sarebbe più facile farlo in un altro modo, sì, ma tu devi farlo come ti dico io.

I problemi ci sono. Pensarci prima non aiuta a superarli. Restano lì, che li aspetti o meno, che tu li voglia o meno.
Anche se metterebbe un po’ di cose a posto ed eviterebbe di averli, poi, i problemi.
Io non li voglio i problemi. Non mi piacciono. Preferisco non doverli risolvere, praticamente preferisco trovarmi in condizione da non averli. E invece, facendo così, non faccio che circondarmene, perché trasformo in problemi dei dubbi, delle situazioni, delle questioni che di per sé sarebbero magari anche semplici. Non lo so.
Mettermi in difficoltà per qualcuno è un lavoro serio, e non lo dico sarcasticamente. C’è chi lo fa per aiutarmi a venire fuori dalla situazione di incubo in cui mi trovo. Perché è vero, nonostante i recenti sorrisi che mi si sono scolpiti in faccia, la mia condizione non è delle migliori. E rimugino sulle cose fino a trasformare i problemi in tragedie. Propensione tipicamente femminile, e fra le femmine tipicamente mia.
Daniele ce la mette tutta, e vuole stimolarmi e darmi la scossa. Mi fa sbattere sulle cose, o mi ci ficca in mezzo per vedere come me ne esco. Lui ci prova, ma io reagisco sempre in modo diverso. E se a volte imparo e mi emancipo dalla mia vergognosa inconsistenza caratteriale, altre volte sprofondo ancora più giù. O resto lì, con i battiti a mille all’ora, il colorito che passa dal rosso imbarazzo al bianco panico, per scemare poi verso un verde vomito. Sono un’italiana media.
E mi perdo le cose belle: che non è questione di convinzione, io sono convinta di quello che faccio. È che non sono convinta di quello che pensano gli altri, anche se me ne dovrei sbattere altamente. E non lo faccio. E vivo questo continuo conflitto interiore che posso superare soltanto da sola.
Ne ho già sconfitti tanti, di giorni grigi. Un po’ di pazienza, perseveranza, coraggio e decisione.
Eh, brava... Hai detto niente.
A volte mi consolo, pensando che molto spesso la gente parla per niente. Che sentenzia e giudica senza avere ben chiara la situazione. Ma quando, e cioè sempre, persone che mi conoscono in maniera diversa, in ambienti diversi e in momenti diversi, tutti dicono che
“hai problemi di autostima” e che
“dovresti credere di più in te stessa”, penso che forse uno di loro ha ragione. Almeno uno, per la legge delle probabilità. E siccome dicono tutti la stessa cosa, è vagamente possibile che tutti abbiano ragione.
Tutti tranne me.Ora, mi sarebbe facile ammettere di aver sbagliato, di essere l’unica che non l’ha ancora capito e/o accettato, ma sarebbe falso. Prima di tutto, fra l’altro, rimetterebbe in bilico la precaria sicurezza che ho acquistato nei mesi precedenti a questo ennesimo scontro con la mia personalità.
Chi di voi mi ha conosciuta all’inizio della mia esperienza su questo sito? Pochi, è vero. Ma alcuni possono giustamente testimoniare che ora sono una persona estremamente positiva, detto e considerato com’ero presa fino a qualche anno fa. Ho fatto dei passi da giganti in questa direzione.
Eppure, a scadenze regolari, qualcuno mi dice che
dovrei crederci di più.
Ho già fatto passi da gigante, dico io.
Fanne un altro, mi dicono.
Passano giorni, e qualcun altro, in un altro remoto angolo di mondo, mi dice che
dovrei avere più fiducia in me stessa.
Ho già fatto passi da gigante, dico io.
Non mi pare, dicono loro.
Ma davvero, sono stata bravissima. Dovevi vedermi prima.
Impegnati di più, allora, perché non mi pare proprio, chiudono loro.
E io resto lì, inebetita. Inetta, as usual.
Eppure davvero sto facendo passi da gigante.

Intanto oggi un nuovo forte decisivo cambiamento: prematuro parlarne, ma sappiate che sono serena e convinta. Forse sto per fare un passo più lungo della gamba. Forse è solamente qualcosa che non ho mai avuto coraggio di fare. Forse avevo solo bisogno di una spinta più forte.
E se questa non era una spinta, vorrei davvero sapere cos’era.
Chi mi presta un centocinquantamila euro?
Sì, ho mollato, e allora? Il fallimento è mio, e di nessun altro. Sono io che ho sbagliato, sono io che mi sono buttata via. Sto già male da me, è necessario che vi ci mettiate pure voi? Siete troppi da gestire. Uno per volta, per cortesia...
Ho perso anni, non voglio perderne altri. Prendo in mano tutto. Non posso cambiare ora? Mi sono preclusi i cambiamenti solo perché sono invecchiata nella maniera peggiore?
Sto già soffrendo, ripeto. Questo è il mio fallimento, fa male a me. Non voglio che nessun altro si senta offeso da un mio fallimento. Lo pretendo.
E poi c’è chi pretende da me, e io non so più offrire niente. O per lo meno, ho poco da offrire. E lo tengo per chi lo merita.
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