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Saturday, January 31, 2009 - ore 17:13
Era bello il cielo d’inverno come i tuoi denti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’è un tempo per ogni cosa.
I capelli blu, il piercing al naso, il chiodo trovato all’usato, il crocifisso, i bindi da periodo indiano.
E la fissa per le essenze, i fiori appassiti, la zampa di elefante e gli anfibi, Baudelaire prima di dormire, il periodo Andrea De Carlo, guardare Kitchen fino a tardi.
C’è stato il tempo per amare qualcuno di proibito, qualcuno che non avresti mai creduto, qualcuno che non lo meritava, e quello per piangere su una kefiah rossa, per scontrarmi con la relatività, per farmi disegnare un fiore gigantesco in faccia.
Ci sono stati i pomeriggi di versioni di greco e mele da sbucciare, Alex ed il suo archivio magnetico che in vespa si aggiravano sul Montello, una casa con i cavalli e due bambini selvaggi col moccio al naso e scalzi, tu che tornavi da Londra con stelle fluorescenti e gonne a pois.
C’è stato il tempo per ogni se. Soprattutto se farsi del male.
Ma loro c’erano sempre.
Anche quando la sorella di mio fratello aveva un debole per me.
Anche quando la festa era a Buoenos Aires, e il sangue arrivava solo dopo un po’ a coprire quel poco che puoi vedere del tuo interno.
Anche quando gli occhi erano bassi, e quella volta che i capelli hanno preso il nero e ti ho detto ’vieni ad aprire che ho fatto un piccolo intervento a vivo’ solo per assomigliarti di più.
Loro c’erano sempre, e tanto lo so che dico che stasera è l’ultima volta.
Fino a quando non avrò abbastanza nostalgia di un portapigiamino e una salamandra.
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