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Tuesday, February 03, 2009 - ore 11:35
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(categoria: " Vita Quotidiana ")
Aggrediti dal branco in centro a Padova Lei molestata, lui la difende: pestato
Neanche in pieno centro si può passeggiare di sera tranquilli, fermandosi a guardare i rutilanti negozi illuminati a giorno. Può capitare di tutto. L’episodio che stiamo per raccontarvi è di quelli spiazzanti. Sette-otto giovani dell’Est pieni d’alcol palpeggiano a più mani il sedere di una ragazza nella centralissima via Emanuele Filiberto. E poi gettano e picchiano a suon di pugni, calci e schiaffi il fidanzato intervenuto in suo aiuto. Uno del gruppo afferra addirittura un casco da moto sbattendoglielo in testa a tutta forza.
E prima di darsi alla fuga, gli aggressori rapinano il portafogli dell’aggredito contenente 80 euro, bancomat e carte di credito. Subito condotto all’ospedale con un’ambulanza del Suem, il ragazzo viene ricoverato in ospedale dove è rimasto fino alla tarda mattinata di ieri. Ha riportato trauma cranico e contusioni multiple, di cui una allo zigomo destro, guaribili in 15 giorni, salvo complicazioni. Si chiama Alesssndro Corazzina, ha 31 anni ed abita a San Giorgio delle Pertiche. La ragazza presa di mira dal branco avvinazzato è Elena B., coetanea del fidanzato e convivente. Le indagini in un primo tempo condotte dai vigili urbani, sono adesso dirette dagli uomini della Squadra Mobile, impegnata a seguire una precisa traccia sulla base delle descrizioni fornite dalla ragazza su qualcuno degli aggressori. Uno in particolare, quello con il piercing.
Una cronaca da brividi. Via Emanuele Filiberto, ore 23,25: Elena sta per entrare al Caffè Gelateria Sommariva. Deve andare in bagno. Alessandro è invece più lontano, fermo davanti al negozio di camiceria Boggi, all’incrocio con via Busonera. Elena non riesce ad entrare al Sommariva perché viene avvicinata da un gruppo di ragazzi. Lei è una ragazza aggraziata, Alessadro un «gigante» sul metro e novanta, cintura nera di karate. Il branco, composto da 7-8 persone, vede Elena da sola e piomba alle sue spalle stringendola a semicerchio in una morsa inesorabile. Che fare? La ragazza cerca di non dar loro corda, tenendo gli occhi bassi e guardando per terra. Macché. Si fanno sempre più invasivi e sghignazzano lasciandosi andare ad apprezzamenti pesanti. Poi passano all’azione con ripetute manate sul sedere della ragazza che reagisce mettendosi ad urlare e chiedendo aiuto al fidanzato.
Richiamato dalle grida di Elena, Alessandro corre verso di lei affrontando verbalmente il branco. «Come vi permettete, lasciatela stare, è la mia ragazza», avverte. Viene dapprima affrontato da tre-quattro giovani del branco, uno dei quali gli sferra un cazzotto allo zigomo destro. Lui reagisce stendendone due. A quel punto il resto del gruppo smette di occuparsi di Elena. Simili a cani randagi cambiano preda: s’avventano su Alessandro come furie. Lui si difende, cerca di parare i colpi assestandone altri. Ma qui non siamo in palestra. Il karate non basta. Sono in troppi per avere il sopravvento. Viene gettato a terra e ricoperto di pugni e calci, mentre un tipo dall’occhio spiritato usa il casco come tamburo sulla testa dell’aggredito. Casco legato a catena e letteralmente sradicato da una moto parcheggiata lì davanti. E qualcuno sfila il portafogli del malcapitato rapinandolo di brutto.
Intanto Elena continua a gridare ai passanti d’intervenire. Ma molti di loro non osano esporsi, impietriti dalla paura. Escono da Sommarina anche alcuni clienti che cercano di organizzare qualcosa. Qualcuno avverte una pattuglia dei vigili urbani. Troppo tardi. Quando interviene, il branco si è già dileguato. E arriva anche un’ambulanza della Croce Verde che conduce il ferito all’ospedale. Un pestaggio brutale. Alessandro ritiene che i suoi aggressori siano dell’Est, probabilmente rumeni, perché si sono lasciati sfuggire qualche parola in rumeno, lingua familiare in quanto lavorano con lui in falegnameria alcuni stranieri di quel Paese. Rimane la gravità di questa ennesima violenza a sfondo sessuale in una zona considerata a basso rischio e a quell’ora ancora battuta da centinaia di passanti. Non è servito a niente.
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