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Wednesday, February 04, 2009 - ore 15:51
Tutto il Mio de Andrè volume II
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per il piacere mio e di Boppe, seconda di tre parti sulla discografia del Maestro; argomento pregnantemente d’attualità come le mie 20.000 visite su spritz e il malcontento du Ronaldinho samba su panchina do Milan...
Non al denaro, non all’ amore né al cielo (1971): Quinto lavoro del Maestro e chicca suprema, è (attenzione attenzione ) la trasposizione in musica della traduzione di Fernando Pivano dell’ Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. In due parole l’ Antologia di Spoon River è una serie di raconti che narrano la vita di alcuni personaggi degli Stati Uniti di inizio ‘900 con lo spunto comune di essere sepolti in una collina-cimitero dell’ Illinois; ovviamente sia Masters che de Andrè ne fanno una metafora dell’ umanità intera toccando in particolare i temi della scienza e dell’ invidia. Album cupo ma bellissimo, vanno menzionate minimo minimo Un giudice, Un medico (leitmotiv Casetta 2008) e Il suonatore Jones, che dicono essere canzone autobiografica ma anche Un blasfemo e il brano introduttivo La Collina solo per l’ imperioso verso finale [Il suonatore Jones]”sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore/Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?”. Tra l’altro con questo lavoro de Andrè inizia una collaborazione con Nicola Piovani, Oscar 1999 per la colonna sonora della Vita è bella che durerà pure per la produzione seguente; da ricordare che da questo è stato il primo esempio italiano di cover di un album: infatti Morgan nel 2005 riproporrà Non al denaro, non all’ amore né al cielo totalmente riarrangiato per il suo secondo lavoro da solista.
Storia di un impiegato (1973): Un capolavoro, e adesso come adesso mio preferito a-o del Maestro. Concept album per la maggior parte “politico” che critica sia il conformismo borghese che il terrorismo anni ’70, contiene chicche come la Canzone del Maggio (se avete preso per buone le "verità" della televisione/anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti), il Bombarolo (bellissima la versione di Bersani da Fazio!) e la struggentissima Verranno a chiederti del nostro amore (continuerai a farti scegliere/o finalmente sceglierai). E poi, sto disco qua butta via anche Eddy voglio dire!
(la mai troppo citata Un Medico in versione originale)
Canzoni (1974): Dopo 3 masterpieces come quelli prodotti tra il ’70 e il ’73, Faber non sapeva più che cazzo scrivere quindi s’è messo a tradurre Leonard Cohen, Bob Dylan e il mai dimenticato Brassens: ne esce sto album qua che ha nella Città vecchia e Canzone dell’ amor perduto i suoi vertici. Ben inteso, il meno ispirato degli album del Maestro valgono come il miglior de Gregori: se non ci credete confrontate Rimmel e Canzoni, e poi mi dite…
Volume VIII (1975): A proposito di de Andrè più de Gregori, ecco cosa è nato dal feat di sti due. A dire il vero il risultato non mi esalta, tranne che per Amico Fragile; rimarcabili anche Giugno ’73 e Le Storie di ieri presente pure in Rimmel. Mi piace pensare che il Maestro abbia scritto (o quanto meno “ispirato”) il capolavoro di de Gregori e si sia tenuto la parte “peggiore” della loro collaborazione, tanto lui era superiore comunque… e se ci pensate Rimmel veramente è l’ unico vero lavoro degno di nota del “Principe dei Cantautori”: la title track, Pezzi di vetro, Il signor Hood, Pablo (hanno ammazzato Pablo/ma Pablo è vivo vivo vivo…), Buonanotte fiorellino, la già citata Storie di ieri, Quattro cani, Piccola mela e Piano Bar sono tuttora, a distanza di 34 anni e 15 album, una “molto significativa parte” della scaletta dei suoi concerti.