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Tuesday, February 10, 2009 - ore 16:29


Tutto il Mio de Andrè volume III
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Terza e ultima parte. C’ho messo un poco do più, però… erano 5 lavori vagamente complessi. E poi c’è stato un Signor Anniversario da festeggiare nel weekend, e che caspio.

Rimini (1978): Un Signor Album, ma non un vertice in my opinion. Prima collaborazione discografica con il veronese Massimo Bubbola, ha diverse belle canzoni (Rimini, Volta la carta, Andrea, Sally), una traduzione di Bob Dylan (Avventura a Durango) e addirittura una ballata in sardo (Zirichiltaggia, il famoso litigio tra due pastori per questioni di eredità) che però troveranno la loro forma migliore con l’arrangiamento della PFM nel doppio live dell’ anno seguente secondo me. Ah, io ho capito tipo l’ altro giorno che Andrea era la storia di due soldati gay nella prima guerra mondiale…

L’indiano (1981): Decimo lavoro del Maestro, primo dopo il sequestro (perchè de Andrè e Dori Ghezzi sono stati rapiti in Sardegna, lo sapevate no?), è un poetico concept tutto giocato sulla similitudine nativi americani/sardi. Accanto alla leggera Se ti tagliassero a pezzetti, de Andrè regala veri e propri capolavori: Fiume Sand Creek –citata anche da Stefano Benni nella prefazione di Saltatempo-, Hotel Supramonte e Quello che non ho (è quel che non mi manca!) su tutte. Meraviglioso… o no Boppez?

Crêuza de mä (1984): Un Assoluto. Pietra miliare, caposaldo della musica etnica, uno degli album più belli e influenti degli anni ’80 e della Storia della Musica. Sette canzoni in stretto dialetto genovese, gli strumenti più improbabili (ma sempre afferenti al bacino del Mediterraneo) suonati anche dal buon Mauro Pagani, mezz’oretta in tutto. Inarrivabile per molti, anche per me a dire il vero, però quando sento parlare di umbre de muri … e che cazzo, voto 12!



(Crêuza de mä parzialmente spiegata dal Maestro)

Nuvole (1990): Ultimamente lo sto molto rivalutando. La prima parte in particolare: Ottocento, Don Raffaè (il dottor Fè me la chiedeva sempre agli Ugo Fest!), La domenica delle salme e Mègu Megùn, ovviamente solo per la sua musicalità. Album di passaggio tra il sopra citato (anche qui 2 canzoni in genovese e 1 in napoletano) e il prossimo (inizia qui la collaborazione de Andrè/Ivano Fossati che porterà a Anime Salve), complesso e intellettuale, non è facile al primo ascolto. Neanche al ventesimo. Quindi piace molto a Riccardo Leonida, fate voi . La chicca è ’Â çímma, una vera e propria canzone/ricetta di un prodotto agroalimentare tradizionale ligure... e sti cazzi dove lo mettiamo?

Anime Salve (1996): Tredicesimo e ultimo disco di Faber, non ce l’ho e ne conosco solo tre canzoni: Princesa –la stroria di un trans brasiliano-, Dolcenera (che la Piccola Bottega Baltazar si ostina a far sempre e che ha dato il nome alla cantante salentina) e il suo “testamento” Smisurata Preghiera . Next level, diciamo

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