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![]() elenia, 20 anni spritzina di padova CHE FACCIO? ...università misto mare.... Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS altro mio blog (da Pagine Personali / HomePage ) eldalie (da Arte e Cultura / Narrativa ) UTENTI ONLINE: |
Saturday, July 17, 2004 - ore 01:51 Girovago tra i banchi di una fiera. C'è ancora luce è presto. Uno sguardo nero e intenso blocca il mio, con la sua acutezza quasi solida. E' più forte di quanto mai potrebbe essere il mio. Lo seguo fino a incontrare due occhi. Appartengono a un uomo scuro dal naso strano, grande, uscito da mondi lontani. Mi tira a sè, e di nuovo sembra quasi che lo faccia davvero, fisicamente. Sono incuriosita da lui almeno quanto lui da me. Ci studiamo a lungo, cercando informazioni dietro frasi scontate. Un peruviano con il suo banco di ninnoli. Una ragazzina attratta dal luccicare dell'argento. Forse. Non mi piace. Vuole qualcosa, non solo provarci con me. E' incuriosito, di una curiosità simile alla mia. Mi fa più paura dei maniaci alla stazione. Tra i suoi ninnoli uno attrae il mio sguardo. E' un aggeggino stupido, un pendaglio piccolo, annegato e nascosto dai pezzetti di legno e cocco che dovrebbero evidenziarlo. Una minuscola spada di un metallo lucido, forse argento. Al centro della guardia c'è un piccolissimo tao, quasi invisibile. La sua mano intercetta la mia attenzione. Si dirige verso l'oggetto e lo sorvola. --stacco-- Sono in piedi immobile nel mezzo di un istante critico. Ora prende il ninnolo e me lo porge, forse me lo regala. Ho paura che lo faccia. E' solo un pezzetto di ferro ma ho paura che mi abbia trascinata in quel luogo, in quel modo, per darlo a me e mandarmi via, mandarmi di nuovo nel mio mondo con quel frammento d'argento stretto nel pugno. --stacco-- Sono in piedi davanti al banco. La mano continua a sorvolare l'oggetto, lo supera, ne raccoglie un altro e lo sposta di qualche centimetro. Eppure non sono sollevata. Ora so che non era paura, ma che volevo che quel minuscolo simbolo diventasse mio, in quel modo terribilmente assurdo. Adesso è beffardo lo sguardo del peruviano, fa quasi male. Fuggo, e un senso di sconforto, di occasione persa mi divora. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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