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minimalism, 23 anni spritzino di Trieste CHE FACCIO? niente di buono Sono middle [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO un libro con tante figure. HO VISTO gente che cerca buchi da riempire con tattiche che fanno sciagurate stime per difetto di aspetti che vengono celati involontariamente. STO ASCOLTANDO i lacuna coil. io sono un dark. odio il mondo e faccio un casino di giochi di ruolo al sabato sera. ABBIGLIAMENTO del GIORNO non ho gusto per i vestiti, nemmeno mentendo potrei guadagnare preziosi punti figaggine. ORA VORREI TANTO... non ne ho idea. STO STUDIANDO... cosa significa studiare? OGGI IL MIO UMORE E'... è? ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Wednesday, February 25, 2009 - ore 15:34 non so voi, il welfare. capita che a causa della mia totale pigrizia io pranzi fuori casa. e sempre a causa della suddetta pigrizia io vada in un bar anziché al supermercato. quando ho fame divento molto molto molto irritabile, tratto male chiunque. sarei capace di prendere a sprangate un bambino monco che mi si schianta addosso per un difetto di deambulazione. infatti non sopporto che in qualsiasi città io vada, mi costringano a mangiare il mio panino solo dopo averlo messo alla piastra, poi in un sacchetto con un tovagliolo. ci sono dei panini, quei panini, i focaccia-rosmarino con prosciutto, formaggio ed insalata: proteine carboidrati e grassi sono in armonia: io mi sazio, assimilo, e non nutro la necessità di dover mangiare per un altro paio dore; oltreché, questo tipo di leccornia evita il tanto odiato indolenzimento post prandiale. quando ordino uno di questi panini premetto sempre, sorridendo: a) sono di fretta b) non serve il sacchetto c) lo mangio così come sta non me lo lasciano fare. a bologna, a trieste, piuttosto che a civitanova marche. loro devono prendere il tuo panino, scaldartelo e infilartelo in un sacchetto con il tovagliolino inutile (tanto con un panino difficilmente mi sporcherò la bocca sino a quando non avrò una parte del volto paralizzata, e soffiarsi il naso con uno di quelli è un casino). detto ciò, ho un grande e sincero rispetto per i camerieri, baristi, e via dicendo, nel senso che in qualsiasi posto io vada tra i locali che frequento abitudinalmente, il trattamento che ricevo, nella peggiore delle ipotesi si concretizza in un sorriso di circostanza, nella migliore ho già ciò che chiedo prima di ordinarlo. non bado a piccole disattenzioni, non reclamo se il mio ordine non viene evaso tempestivamente a causa delleccessiva mole di lavoro. me ne sbatto i coglioni se un caffè mi viene dato in tazza anziché nel bicchierino (e qui mi scuseranno i non triestini), pago sempre, lascio la mancia e non chiedo mai credito. non ci provo con le bariste fighe, né riverso loro le mie frustrazioni quando bevo come una merda. leggendo fino a qui probabilmente vi starete aspettando un ma. in realtà non ho intenzione di inserire alcun ma. però voglio parlare anche della pizza. sono anni che ordino sempre le stesse pizze, in permutazione: - viennese (serata informale, in disuso durante il periodo vegetariano), - speck + quattro formaggi (ho fame), - funghi (adoro i funghi!). quando siedo, prima di effettuare lordine... per capirci, negli istanti che trascorrono dal "intanto cosa vi porto da bere?" allordine effettivo, seguono diverse fasi del tutto personali: 1) guardo le pizze sui generis, quelle, per intenderci, che fanno bella mostra nelle terze pagine dei menù di tutto il mondo: con pera ed ananas. con frutti di mare ripieni di marmellata di fichi, pensando tra me e me <<ordino questa, che è molto più particolare di questaltra. la pizza con cervello di cinghiale è troppo poco heavy rispetto a quella con i krumiri ed il gorgonzola>>; poi subentra la fase della ragione, quella delloccasione, dellacquisto che va ponderato. 2) infatti comincio a pensare che sono a cena, che poi magari prendo una pizza che mi fa cagare e devo scroccarne un po ai miei commensali per placare la mia fame. la pizza è un evento e va celebrato, non si può rischiare di mandare tutto a puttane. così il mio occhio cade sulla pizza ufo, sulla cocò, sulla golosella. poi subentra la fase della pesantezza, del dosare il benessere anche nel dopo cena. 3) e per lappunto deduco che una pizza con un uovo in mezzo non potrà farmi fare altro che scoreggiare come un coguaro o a darmi una serie di crampi, il che non è esattamente produttivo quando sei fuori di casa. quando arriva il cameriere per segnarsi gli ordini, sto ancora sfogliando nervosamente il menù, poi, quando rivolge la fatidica domanda: avete scelto? mi cago in braghe quindi ordino una delle solite tre. questo lato mi fa temere di essere destinato a diventare un uomo abitudinario, uno di quelli che risponde sempre allo stesso modo al telefono, che fa le vacanze sempre negli stessi posti, che si pettina alla stessa maniera dal periodo refpm (recente espulsione dalla figa della propria madre) al periodo kojak. e temo per la mia persona e per il mio futuro. una cosa che ancora non ho fatto, e che rimando da quando a mangiare la pizza ci andavo con i miei, è la scelta della pizza più costosa, ovverosia avere le palle di ordinare la classica pizza che allepoca del vecchio conio costava tredici mila lire. tipo: "pizza bomba", "nostrana", "fantasia", "gustosa", "golosissima". non curandosi di cosa contenga. adesso poi saranno 12 euro più o meno. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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