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![]() Vitto, 5 anni spritzina di Paperopoli, ma periferia. CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea. Sono middle [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI, VENTI SIGARETTE A NASSIRYA HO VISTO ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club. e scusate se è poco. STO ASCOLTANDO PIXIES, DE ANDRE’ ABBIGLIAMENTO del GIORNO La felpa del Torelli Sudati Rugby Club ORA VORREI TANTO... Un passaporto malese. E chiamarmi Yanez. STO STUDIANDO... Sono alla ricerca di me stesso. Oh...eccomi! ero sotto al comò. OGGI IL MIO UMORE E'... non so dove sia. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) leccare il Poli !!! BLOG che SEGUO: JOHNTRENT MARILESA MIKNESIAC MRSTRENT THELMA RAC SPUATCH JANE_D LAFLETCHER ICY83 BEATRIX_K CHICKFIT ODUM VIOLANTE DRAMAQUEEN SHAULA BOPPE KILLERCOKE CERES SABRY8 APINA HARLOK CATEYE MENTIRA MIRò CHOBIN DANKO ZILVIO VAMPINA DI0 CRUSCA CARAVITA SQUALONOIR BAJI LAH ADEMARKI AZURA TELETE TEMPORALE OSHùN FECK-U DRAUEN ANDREA1000 MATAN TWILIGHT UèUè BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Saturday, July 17, 2004 - ore 12:11 Padova 1890 (1) Provo a viaggiare. Provo a tornare indietro, e ad infilarmi nella città, scoprendone nuove prospettive. 1890. Faccio attenzione, scendendo, a non inciampare. Vengo da Piazzola, il più grande centro industriale della provincia, e son arrivata fino a Padova grazie alla ferrovia a scartamento ridotto di proprietà del duca Contarini. I binari finiscono al nuovo cavalcavia Borgomagno, a fianco della vecchia linea ferdinandea Venezia-Padova-Brescia. Al di là dei binari, la Stazione, nuovo edificio con un gran timpano dotato di vittoria alata e simbolo sabaudo, che ricopre a malapena la vecchia aquila bicipite di Cecco Beppe, scolpita via dal generale Cialdini nel 1866. Mi incammino a passi tardi et lenti verso il piazzale della stazione, e salgo sull'Omnibus a cavalli. Uno dei tre gobbi di Padova controlla il mio biglietto da dieci centesimi e sulla carrozza mi avvio in direzione di piazza Garibaldi, già piazza dei Noli, per via dei carrettini a nolo che vi sostavano. Procedendo verso la Piazza, lungo le rotaie della nuova arteria vitale della città, Corso del Popolo, appena aperto, (rubando spazio ai giardini delle ville della vecchia nobiltà cittadina), vedo, sulla sinistra, le mura decrepite dell'arena. Almeno cinque o sei casupole vi si appoggiano...sono le vecchie stalle di Villa Scrovegni, che era bellissima, ma è stata abbattuta dopo la Rivoluzione con uno dei pochi gesti simbolici compiuti dall'amministrazione repubblicana. Anche la vicina cappella, a metà del secolo, aveva rischiato di fare la stessa fine. Il portico anteriore era crollato, e in fondo Giotto non era molto apprezzato...nemmeno Ghoethe, passando a Padova, era andato in visita alla cappella. Si trattava solo di un bubbone sulle mura delle vestigia romane, onore e gloria di una città gemella di Roma, cui ha copiato persino il mito delle origini. Passata l'arena, sulla destra, proprio davanti al Palazzo stile liberty neoclassico della Cassa di Risparmio c'è il Ponte della Stua, sopra il naviglio delle Poste. Scendo dall'Omnibus e mi incammino a piedi verso le rive, dove salgo su di un barcone che porta legnami dal Cadore e Pietre dai Monti Euganei. Vado verso ponte Molino, ma ci fermiamo prima...cento metri prima, e attracchiamo in fronte al primo dei trenta molini. Il ponte è quasi nuovo, rifatto negli anni trenta da una ditta della borghesia del ghetto...pessimo affare...il podestà ha voluto un lavoro preciso e i profitti son stati tutti bruciati. Sbarcata, risalgo la riva e imbocco, oltre il ponte, Via Maggiore, antico decumano della città romana, ora sede privilegiata della nobiltà più attiva nei commerci. A piedi mi dirigo verso piazza dei signori, centro della cittadella del potere veneziana. Presa Padova nei primi anni del XV secolo, la Dominante ha voluto marcare il territorio con il Palazzo della Gran Guardia e il Palazzo del Capitanio, ricostruendo e ristrutturando l'antica piazza San Clemente. Nel bel mezzo, davanti alla torre con l'orologio, un enorme e antico candelabro secentesco a quaranta braccia rimane inutilizzato, circondato dai nuovi lampioni a gas, gentile dono del Regno d'italia alla città. Passo verso Piazza Duomo, e zigzago tra le case ed i conventi che ostruiscono il passaggio, fino al muretto che delimitava il cimitero, prima dell'editto napoleonico. Mi infilo nel Ghetto, dopo una breve visita alla reggia dei Carraresi in totale sfacelo, con gli affreschi del Guariento quasi completamente anneriti da fumo e muffe. Mi lascio il Duomo alle spalle e piglio per via Leoncino, lasciando sulla sinistra via Obizzi. Le botteghe dei commercianti ebrei son molto più pulite ed ordinate di quelle dei Gentili. Stoffe, polli spennati, galline dai ciuffi di piume più che originali son appese alle basse aperture delle botteghe. Taglio a sinistra, e prendo per Piazza delle Erbe. Ci son lavori...pesanti lavori. Stan tirando giu il vecchio carcere delle Debite, dove i debitori insolventi scontavano la loro pena dopo esser stati messi alla berlina dal balcone a lato di Palazzo della Ragione. Camillo Boito sovrintende ai lavori del nuovo complesso, lui che ha già realizzato le nuove scuole dietro alla reggia dei Carraresi. Dalla parte opposta la piazza è chiusa dalle alte arcate del Fondaco delle Biade, dove decine di carrettieri fan la scorta di carburante per le loro bestie. Il Comune ha già deciso che dovrà essere abbattuto, per far spazio alla nuova ala del Palazzo Comunale, progettato ormai da quasi un secolo. Passo sotto il Volto della Malvasia, e arrivo al Canton Delle Busie, in Piazza della Frutta, all'angolo dei osei, dove i venditori di uccellame stan vicini ai conducenti delle Padovanelle, le veloci carrozzette, quasi dei risciò, pronte a portare chinuque per una lira in giro per la città. Lascio alle spalle la piazza e mi butto in Quartiere Santa Lucia. Sta morendo, ma non lo sa. Le fogne a cielo aperto (qua non son riusciti, sette anni fa', a portare l'acquedotto...troppe falde acquifere rendevano impossibile lo scavo) , le casupole medievali aancora in piedi, tutte puntellate da travi enormi che ostruiscono la via. Si passa solo a piedi, e con fatica. Assieme al Portello, è il cuore della Padova popolare. Ma una città in crescita non se ne fa nulla, di tutto questo odorante marasma di corpi e case. E poi ci stan le porte contarine dietro...quella specie di palude dopo i mulini di ponte Molino...a che servono? A niente...solo a tirare su immondizia...malattie...e forse, ma solo forse, a dare un'anima alla città? ma forse no. Giro in Via Santa Lucia, che viene aperta giorno dopo giorno buttando giu vecchie case. Ora è quasi completata. Ci han messo pure il tram. Passo sotto porta Altinate e mi fermo. Guardo l'acqua, sotto di me...a destra e a sinistra, dal ponte. A destra, si vede, dietro la curva del canale, il ponte del Portiletto, che unisce la nuova Piazza Cavour alla vecchissima viuzza Anghinoni, che poi si butta in via Zabarella. Oltre...le Pescherie, dove ogni giorno da Chioggia, Ferrara, Venezia, Comacchio, arriva il pesce, che vien tenuto vivo nel canale, in grandi reti immerse nelle acque pultie, prive di scarichi già per volere della dominante. Passo il ponte e piego a destra, lungo la riva delle pescherie, sotto le pensiline metalliche. Arriva al ponte San Lorenzo, ponte romano a tre arcate (ma se ne vede solo una, le altre due son state nascoste al restringimento del canale, per copstruire le mura Carraresi nel duecento.) sul quale scorre via San Francesco. Piego ancora a destra, poi a destra ancora sull'altra rive, per venti metri, e piglio a sinistra via Cassa di Risparmio, che mi porta verso il torrione del Bo'. Sulla destra, su di una casa decrepita ormai, v'è un affresco. Un agnello, con uno stendardo biancoscudato in grembo. E' il simbolo dell'arte della lana, la corporazione medievale più potente di Padova, simbolo della sua ricchezza economica nel Trecento Carrarese. Visito il Palazzo del Bo'...i millecinquecento studenti dell'Università ormai ci stanno stretti, e l'ateneo ha deciso di comprare terreni lungo il Piovego, verso il Portello, e di allargare la sua sede in centro. Si farà nei prossimi anni. Piego a sinistra. Mi fermo a mangiare nel ristorante più famoso della città, la Taverna Storione, al paino terra dell'omonimo albergo. Salgo poi sul Tram, lungo la vecchia via delle Torricelle, ora via Roma, fino al ponte delle Torricelle. Scendo, e proseguo a piedi verso Via XX settembre. Due anni fa' in comune la lotta coi clericali è stata dura, ma alla fine la vecchia riviera delle lavandaie ha preso il nome dalla data di Porta Pia. Alla destra, verso il Ghetto, case su case, a sinistra solo l'argine, con le scalette per scendere al canale per lavare i panni, dove molte donne si recano ogni giorno. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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