
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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venerdì 27 febbraio 2009 - ore 14:15
Ciuffismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il mio ciuffo diventa per tutti i parrucchieri che mi mettono le mani in testa una questione personale. Davvero, non scherzo. Su un’ora di trattamento, per dire, mezz’ora la passano col mio ciuffetto.
È uno spauracchio ™.
Per cambiare – e per cercare di spendere meno, inutilmente – sono andata a tagliare i capelli in uno di quei negozi che fungono anche da scuola per giovani estetiste e parrucchiere. La giovane A mi ha seguita fin dal mio arrivo: lei mi ha indicato l’appendiabiti e mi ha fatto lo shampoo; del taglio si è occupato il titolare; poi è tornata la mia dolce e modernissima A per sistemare definitivamente la mia testolona. Siccome sono braccine corte e non volevo spendere i soldi della piega le ho detto di asciugarmeli pure alla buona, tanto dovevo andare solo in Comune, ma avevo il mio berrettone di lan che va bene per tutte le occasioni, e che potevo tranquillamente non togliermi.
“No, no, ci metto poco” mi ha detto sorridendo maliziosa, e addebitandomi 14 euro di messa in piega. E va beh.
Ma questo è l’antefatto. Intanto vi mostro
il ciuffetto, cosicché possiate capire di cosa stiamo parlando.
Io e il ciuffetto nell’unica (non a caso) immagine che ci ritrae insiemeInsomma, la giovane A parte a spazzolarmi e tirarmi ciocca per ciocca. Mi brucia sette volte il cuoio capelluto (da piccola non so perché dicevo il tuoio capelluto, ma non divaghiamo), mi strappa un neo dalla fronte e qualche centinaio di capelli dalla radice. Cose su cui preferisco sorvolare per non infierire ulteriormente. Le chiedo se crede al quel detto insulso secondo cui se ti strappi un capello bianco te ne crescono sette. “Dubito che il mio cervello distingua i miei capelli bianchi da quelli scuri per procurarmene altri sette, tu che dici?”. La sua risposta è stata
“sì”.
Loquace: mi piacciono le persone che interagiscono con diletto.
Ma perché mi perdo in ciance: è solo ora che arriva il bello. Mi asciuga rapidamente la parte grossa dei capelli sparandomi aria tropicale fin sulle caviglie. I capelli tornano di un colore più castano, caldo, morbido. Ovviamente quelli più corti e sottili si asciugano in un batter d’occhio. Fra questi c’è
il ciuffetto. La giovane A mi fa la riga e ZAAAAC si alza il ciuffetto. Lo rimette giù con un colpo di fon. Passa ai capelli della nuca, e risale verso la china. Io nel frattempo mi godo la scena.
Finisce con i capelli più lunghi, quelli dei lati, quelli dietro, quelli sopra. Tocca a quelli davanti. Si accorge del ciuffetto. Lo prende nella spazzola tonda arrotolata, lo tira. Molla. Mette giù la spazzola, mi guarda. È ancora lì. Riprende la spazzola, lo rimette in mezzo ad altri, lo ritira, lo rimolla. È ancora lì: indefesso, indomito, instancabile, irritante. Stoico, diresti, se non fosse orrendo.
“È una battaglia persa” le dico ridendo come un’imbecille a un certo punto. Ma lei no, deve fare bella figura col titolare, non può farmi uscire con il ciuffetto. Si sporca un paio di dita della mano destra di gel, aggredisce violentemente il mio ciuffetto, lo costringe alla resa. Soddisfatta ripassa i capelli della nuca, e quando mi rimette gli occhi addosso ZAAAAAAAC il ciuffetto è ancora lì. Riprende il fon, me lo spara in faccia, ripassa il ciuffetto. Sta. Sta. Mi sorride, trionfante. Le rispondo con un sorriso forzato: illusa, non sai cos’hai fatto. L’hai fatto arrabbiare, mi tormenterà per ore. Uscendo mi sono messa il berrettone. Spero se la sia presa perché sicuramente mi sarebbe risalito il ciuffetto. E infatti. Ma non è colpa del berrettone. È colpa del ciuffetto. C’ho la scimmia in mezzo alla fronte. Ma domani, coi capelli di un giorno, torna giù.
Il divertimento sarà quando tornerò a fare la stiratura. La foto qui su mi è testimone. Essendo l’unica in cui sono con il ciuffetto, ci sono addirittura affezionata.
Cavolo, ho scritto 3600 battute su un ciuffetto. Sono da ricovero.
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