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Sunday, July 18, 2004 - ore 18:51
Playlist della settimana
(categoria: " Musica e Canzoni ")
THE CURE
The Cure (Enhanced CD)(c) 2004 GEFFEN Records.
Secondo album del nuovo millennio per il gruppo di Robert Smith, dopo "Bloodflowers" del 2000 - ma nel frattempo sono stati pubblicati anche un Greatest Hits (non del tutto riuscito) e un ottimo box set, "Join The Dots", contenente gran parte dei lati B dei loro singoli, brani rari inclusi in vecchie compilation, alcuni remix difficilmente reperibili e canzoni composte per colonne sonore (per esempio "Burn" per il film "Il Corvo"). I Cure compiono 25 anni nel music business (mica male, se consideriamo che la band aveva minacciato lo scioglimento già con "Disintegration" del 1989!), e questo CD omonimo è il primo dopo la conclusione del contratto con la Fiction Records. Prodotto da Ross Robinson (già con i Korn e gli Slipknot), "The Cure" ha una scaletta che varia a seconda dei Paesi: la nostra ha un brano in più dell'edizione statunitense ("Going Nowhere") e un brano in meno rispetto a quella inglese ("Truth Goodness and Beauty"). E' stato anche pubblicato in vinile ed esiste una limited edition con un DVD allegato.
(7/10)
Come sono le canzoni di questo nuovo album? Già su Internet si possono leggere recensioni contrastanti; alcuni fan si sono lamentati della produzione e dei suoni in generale - il compact è stato registrato in presa diretta. Rispetto a "Bloodflowers", "The Cure" è un disco disomogeneo, sembra più una raccolta di canzoni ognuna con un mood differente. Ormai Robert Smith e soci non stupiscono più, e alcune proposte sono prevedibili: la traccia #6,
Us Or Them, inizia come "Watching Me Fall" (del disco precedente), e la #7,
alt.end, ha un incipit che ricorda "In Your House" del 1980, sebbene velocizzato.
Anniversary è la canzone che più ricorda le atmosfere di "Disintegration", mentre
(I Don't Know What's) Going On e
Taking Off sono due possibili singoli pop (alla "Friday I'm In Love"). La bonus track
Going Nowhere è un ottimo brano di chiusura, acustico, che si distacca dai suoni più "tirati" degli ultimi pezzi della scaletta. In conclusione, The Cure non è un capolavoro, ma non è neppure scadente come parte della critica vuole far credere; lo si apprezza dopo più di un ascolto, anche se non lo trovo un disco adatto a chi non conosce la band.
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JOHN LENNON
Imaginedigitally remixed and remastered(c) 2000 Parlophone/EMI.
Nel 1971 (ad un anno di distanza da "Let It Be"), John Lennon pubblica un disco solista prodotto insieme a Phil Spector e alla moglie Yoko Ono, e tra i musicisti figura anche l'ex Beatle George Harrison. Considerato uno dei pochi album consistenti di Lennon, contiene dieci canzoni per 40 minuti di musica, e nel 2000 è stato ripubblicato in CD in veste rimasterizzata, senza brani aggiunti, che restituisce la dinamica e il calore del suono del vinile. I due brani più conosciuti del lavoro sono la
title-track, riproposta spesso da altri artisti (ricordiamo un'interessante cover di Randy Crawford) e
Jealous Guy, riportata al successo nel 1981 dai Roxy Music in una cover altrettanto valida.
(8/10)
Ci sono stati spesso dibattiti sull'effettivo valore dei dischi di John Lennon: alcuni titoli "sperimentali" realizzati agli esordi con la moglie restano delle curiosità giusto per i completisti, altri come "Double Fantasy" e il postumo "Milk and Honey" mescolano inspiegabilmente brani di John a composizioni di Yoko, che dopo la sua morte ha pensato bene di riempire gli scaffali dei negozi, quasi ogni anno, di registrazioni inedite, cofanetti e greatest hits vari (solo "Shaved Fish" è una raccolta autorizzata da Lennon, pubblicata per obblighi contrattuali). Quest'album contiene sei grandi canzoni: non solo i due singoli già nominati, ma anche
How?, con un arrangiamento orchestrale alla "Long and Winding Road"; l'energica
How Do You Sleep?, un vero e proprio attacco nei confronti di Paul McCartney; anche
Gimme Some Truth e la delicata
Oh My Love - ricantata da Martin Gore l'anno scorso nel suo album "Counterfeit2" - sono degne di nota. Poi ci sono altri due brani gradevoli,
Crippled Inside (non particolarmente originale nella melodia) e
It's So Hard. Bocciate invece la noiosa
Don't Wanna Be A Soldier (che comunque ha una batteria interessante, quasi alla Death In Vegas...30 anni prima!) e la filastrocca
Oh Yoko, dal testo stupido e sdolcinato ("Nel bel mezzo della notte/chiamo il tuo nome/oh Yoko/il mio amore ti accenderà..."). Nonostante ciò, Imagine resta un CD da riscoprire, e da preferire alle raccolte che si fermano ai brani più ovvi.
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