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Ho scoperto che Dio è come Gesù di Nazaret e non viceversa: attenzione!

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2) quelle macchine che ti tagliano la strada e poi girano dopo 2 metri
3) sentire delle parole a cui poi non corrispondo i fatti, sentirsi illudere e precipitare poi improvvisamente in una terribile realtà
4) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
5) sapere che comunque, che tu scelga o non faccia nulla, qualcuno gioirà e qualcun'altro soffrirà
6) vedere che le persone molte volte aprono la bocca senza credere veramente in quello che dicono...
7) vedere tradita la mia fiducia

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1) Chiudere gli occhi la sera e dire: ho fatto del mio meglio
2) vedere ogni giorno una nuova alba
3) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
4) Accogliere (con fatica) una scelta non condivisa ed essere profondamente sereni: non mi sono venduto.
5) rendersi conto che nonostante tutto quello che gli altri ti hanno fatto di male, non riesci proprio ad essere un bastardo
6) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.
7) La solarità





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Sunday, March 15, 2009 - ore 17:56


Gv 2, 13-25 - segno per credere
(categoria: " Pensieri ")


Il passo avanti, che ci fa fare questa terza Domenica di Quaresima è nell’ottica del prendere sempre più parte a quanto Gesù di Nazaret ha voluto vivere incontrando, meglio scontrando la verità del suo tempo. Questa è logica di vita! Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme (v. 13). Gesù di Nazaret, come da prassi maschile del suo tempo e luogo sale al tempio, perchè si avvicina la festa liturgica di Pasqua segnalata dall’evangelista come Pasqua dei Giudei: attenzione non è più la Pasqua del Signore così come il primo testamento la conosce. La festa è diventata altro, così come il luogo dove la si doveva celebrare – il tempio – è diventato altro ergo non ha più senso esista questa logica: allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi. Le evidenziazioni in questo versetto 15 sono preziose: tutti cioè chi vende e chi deve comprare, con le pecore simbolo biblico eloquente del popolo (l’ordine degli animali è volutamente mutato rispetto al v. 14, che li mette secondo la grandezza).

Ai venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!" (v. 16). I venditori degli animali dei semplici (ciò che si potevano permettere i poveri) sono gli unici a ricevere il rimprovero più forte. La colomba, biblicamente, rappresenta l’amore di Dio: Gesù di Nazaret non tollera che questo possa essere venduto, comprato! Con lui è, meglio dovrebbe essere finito questo modo di relazionarsi con Dio. Dio si dona gratuitamente e un dono lo si può solo accogliere. I discepoli di allora, come quei presenti hanno equivocato il modo di fare (cfr. v. 17). E noi, oggi? A distanza di duemila anni siamo ancora alle prese con il pensiero del merito. Liberissimi di vivere come tradizione insegna; Gesù di Nazaret torna a farci presente che con Dio non servono meriti per vivere una vita piena.

I Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose? (v. 18). I Vangeli sono percorsi da ciò che accomuna gli uomini di tutti i tempi: la richiesta di segni, interventi diretti e visibili di Dio, che facciano credere (=vivere). Gesù di Nazaret non accontenta - non lo farà mai - tali interlocutori. Distruggete questo tempio (N.B. è il santuario) e in tre giorni lo farò risorgere (v. 19): la vita piena di Gesù di Nazaret, donata fino in fondo è il segno da accogliere. Il v. 20 dice il nuovo equivoco e il v. 21 lo evidenzia: Gesù di Nazaret parla di sè (il santuario, la presenza di Dio) e chi ascolta intende il tempio costruzione.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro (v. 23-24). Strana questa conclusione, ma in linea con quanto detto in precedenza. Credere a forza di segni è proiettare in Dio le nostre aspettative, non è così? Gesù di Nazaret ci indica cosa Dio aspetta da noi, non viceversa! L’invito è quello di credere (=vivere) come lui è vissuto: per gli uomini. Saremo noi segno per chi non crede (=vive) in pieno la propria umanità.

Buona settimana


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