
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Tuesday, March 17, 2009 - ore 10:13
Prelievismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo... La vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva.
Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: L’America...Oppure, in un altro mondo, un mondo di comuni mortali, diceva: La segretaria…
Succedeva sempre che a un certo punto una alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di cento, nell’atrio dell’Uls, tra ricconi con la pelliccia, immigrati, gente strana, e noi. Eppure c’era sempre una, una sola, una che per prima… La vedeva. Magari era lì che stava chiacchierando con la perpetua, o leggendo un volantino, semplicemente, vicino alla porta. Magari era lì che si stava togliendo un capello bianco dalla spalla…. Alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso le persiane dell’ufficio… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, le partiva il cuore a mille e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso le altre persone in attesa di fare i prelievi del sangue e diceva: La segretaria.. Di solito capita a una signora molto anziana, con sui capelli ancora la forma dei bigodini. Una di quelle signore che si fanno la tinta ma starebbero meglio tutte bianche, come vorrebbero i loro anni. E invece sono arancioni, lilla, castane chiare chiare chiare. Hanno il cappotto fuori taglia, le scarpe con il tacco grosso e la punta tonda, la sciarpa appoggiata sul collo e un maglione a rombi sulla gonna da sotto il ginocchio, rigorosamente beige o verdone.
Di solito capita a una nonna che deve andare a bere il caffè con le amiche al bar davanti alla chiesa, e ha l’appuntamento fisso alle 8 e mezza, e non può ritardare. Arriva al distretto sanitario alle 6 e mezza, prima che apra, perché bisogna fare in fretta, oggi è il turno della Giusy, di pagare. Deve fare esami del sangue ordinati dal medico per un semplice controllo; ha anche un po’ fastidio delle siringhe ma alla fine le fa piacere andare al distretto, è una cosa che spezza un po la quotidianità di giornate tutte uguali. E poi potrà raccontarlo alle amiche quando arriverà al bar.
Tutti prendono i numeri, come dal macellaio. Io c’ho il 24, io c’ho il 73. Capita, signora mia, a volte il destino è proprio crudele. Come le sue calze velate color daino.
L’ufficio per la registrazione, per i tiket e tutto il resto è un recinto di vetro, con tre sportelli accostati. Le persiane sono ancora giù quando i pazienti entrano. Ed è lì che il destino si compie di nuovo.
C’è sempre una signora – quella signora - che, per prima, scorge l’ombra delle segretarie che si muovono all’interno dell’ufficio. Vede una sagoma sinuosa, vede delle cartelle spostate da uno scaffale allo schedario, e non riesce a trattenersi, finché dice: La segretaria. Un silenzio miracoloso, un’attenzione mistica, un sottile e lieve coro di ooohhh si alza dall’ultima fila, da chi non ci sperava più, di iniziare. Allora lei, la signora, si gira verso la persona più vicina e lo ripete di nuovo: La segretaria… Lasciando la frase in sospeso, ma sappiamo che significa È arrivata. Sappiamo che è per avvertirci tutti che stiamo per cominciare, che stanno per chiamare il numero uno, quel mattiniero numero uno che ha staccato il primo biglietto della giornata.
Ecco, quella signora non avrà mai il numero uno.
C’è chi vede per primo la segretaria che alza le persiane e fa partire tutto il circo dei prelievi del sangue, e c’è chi nella lotteria dei numeri prende l’uno. Il destino sceglie accuratamente, ogni volta.

Aneddoto cinico per spezzare l’alto lirismo:
Stamattina una vecchietta ha cercato di incularmi il posto.
Sono lì, seduta, che leggo il giornale, con il mio 68 rosa moscio in mano. Quando il cicalino chiama il 68, e un grosso 68 luminoso si accende in alto, proprio un 68, mi avvicino allo sportello. Ed ecco che mi balza davanti, con un’agilità che io alle 7 di mattina non possiedo, un’ultrasettantenne. Con la delicatezza che mi contraddistingue (e con uno sguardo sanguinoso) mostro alla segretaria il mio 68. La segretaria chiede alla signora il suo bigliettino, la signora mostra imbarazzata un 89. “Ho sbagliato, mi scusi” dice la signora. “Non fa niente” dice la segretaria.
A me non ha chiesto scusa.
A me è bastato sfilarle davanti con il mio 68.
La citazione iniziale è l’incipit di Novecento, A. Baricco.
Oggi mi sentivo particolarmente ispirata.
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