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Thursday, March 26, 2009 - ore 18:45
Il giochino della Silvia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dopo quasi una settimana di oblio eccomi di nuovo qui con le mie personalissime e demenziali dissertazioni sull’essere esseri umani. Non specifico il quoziente intellettivo che ritengo sufficiente per la definizione di essere umani perché sono democratica, e soprattutto perché ho bisogno che il mio target di lettori sia il più ampio possibile.
In questo preludio di primavera che domani sarà stravolto da perturbazioni e aria fredda (detesto gli illusi e i sognatori, il caldo è ancora lontano, vi vengo incontro con la realtà) voglio illustrarvi il mio gioco preferito nei periodi di magra economica.
Il gioco si chiama
“Quanto ha risparmiato oggi la Silvia?” e ritengo superfluo sottolineare che la Silvia sarei poi io. E che ovviamente se gioca Pierino il gioco si chiama “Quanto ha risparmiato oggi Pierino?”, mentre se gioca Lucilla il gioco si chiama “Quanto ha risparmiato oggi la Lucilla?”, e così via.
Il gioco è molto semplice, basta seguire le poche regole che lo regolano (giustamente le regole regolano). Io dirigo il mio gioco sull’abbigliamento e gli accessori e lo faccio in centro, sfilando fra strade e vetrine, ma per chi è più fortunato si può fare anche in un centro commerciale – di quelli seri però. Si può giocare in qualsiasi luogo: rivendita di casalinghi, ipermercato, Mediaworld, negozio di articoli sportivi, mercato rionale, quel che volete. Pronti, partenza, via.
Punto 1 – Il giocatore entra in un negozio che frequenta solitamente. Va specificato subito, per non incappare in sorprese di cartellino e per tenere un attimo i piedi per terra – il gioco va fatto con grande serietà, si tratta di un gioco al risparmio dopotutto.
Punto 2 – Il giocatore vede o cerca i capi che più gli piacciono fra quanto esposto all’interno del negozio. Con attenzione, coscienza e affidandosi a relazioni di necessità e portabilità della merce, è fondamentale razionalizzare. Il concorrente deve porsi poi la seguente domanda: cosa comprerei davvero di quanto vedo fra i bancali?
Punto 3 – Il giocatore sceglie. Il numero di capi non può essere troppo alto, a meno che non siate maniaci dello shopping che quando vanno per negozi tornano a casa coi borsoni formato famiglia. Io consiglio dai 3 ai 5 pezzi se il budget lo consente e se il costo non è superiore al vostro stipendio mensile.
Punto 3 bis – Il giocatore entra nei camerini e prova. Il punto 3 bis è solo per i temerari, non tutti i concorrenti possono sopportare il punto 3 bis. Spesso maglie appese ai manichini sono insignificanti, ma addosso al giocatore possono essere come uova e zucchero sul mascarpone. E una cosa come questa può mandare all’aria tutto.
Punto 4 – Cartellini alla mano dei soli capi scelti e di tutti i capi scelti, il giocatore stabilisce quanto sta per spendere. Ad esempio: la gonna azzurra con fiori ricamati costa 25, la t-shirt gialla 14, le scarpe a fiori 39, il cappello di paglia 16 = 94 euro.
Punto 5 – Il giocatore ripone tutto esattamente al suo posto (se non ne ha voglia lascia sul tavolo più vicino, c’è chi è pagato apposta, ma io ad esempio adoro ripiegare le maglie).
Punto 6 – Il giocatore deve pensare a quali di questi capi avrebbe davvero comprato – veramente, insisto, è un gioco basato sulla sincerità dei giocatori, che non mentono a nessuno se non a loro stessi. Se l’intenzione del giocatore in un mondo perfetto fosse stata di acquistarli tutti, ha fatto un’ottima partita e ha risparmiato la cifra complessiva dei quattro capi di abbigliamento.
Punto 7 - Il giocatore esce dal negozio e ha guadagnato tanti punti quanti sono gli euro risparmiati nella mezz’ora (anche se so che qualcuno può metterci di più) di ipotetico shopping.
Punto 8 – Il giocatore entra in un altro negozio e riprende dal punto 1.

Il gioco è finito quando il giocatore smette di giocare: la scelta è intima e personale, dipende dallo stato psicofisico del concorrente. In questo esempio che vi ho portato novantaquattro euro sono stati risparmiati con grande soddisfazione e gioia massima. Quegli stessi soldi possono essere spesi con molta più sagacia fra libreria e cena di sushi, per dire, avanzando pure una discreta quantità di denaro da reinvestire nelle settimane seguenti.

Il gioco serve a dimostrare al consumatore che può essere felice di non aver speso perché quello che non compra è un risparmio. Va vista così, o tutti i sacrifici sarebbero semplicemente delle privazioni. Invece no, in questo modo i sacrifici sono risparmi, quindi interpretati in ottica positiva, e consentono al giocatore consumatore di trascorrere un week end di relax e autocompiacimento per i risultati ottenuti, invece di passarlo in contemplazione di quattro capi di abbigliamento favolosi ma che non possono saziare la voglia di shopping. E che tra un po’ potrebbero non essere più della taglia giusta.
Sì, il mio può essere frainteso e definito autolesionismo volontario: non sono d’accordo con tale dichiarazione, ma sono fatta così, e non potete farci niente. Non è frustrante, vi assicuro che rende l’impossibilità di prelevare dal bancomat molto meno dura. E non è drastico come imporsi di non entrare nemmeno nei negozi, come a volte sono costretta a fare. Entri, provi, tocchi ed esci, consapevole di aver fatto qualcosa per il tuo futuro. Domenica scorsa ho giocato tutta la mattina e fra Oviesse, Promod e Tezenis ho risparmiato un centinaio di euro – alcuni dei miei negozi preferiti erano chiusi, essendo domenica mattina. Sono comunque molto fiera di me.
Certo, se tutti fossero come me l’economia italiana sarebbe già andata a puttane da tempo. Ma non disperate: manca poco.
Alla fine devo ammetterlo, sono davvero una brava persona.
Mi piace dare segnali di frivolezza perché ho una base di frivolezza dentro di me che mi aiuta a mantenere l’equilibrio del mio pessimismo. Parlare di lavoro, politica e bilanci non può essere l’unica costante della mia vita. Visto che non posso uscire con le amiche e che ho smesso di fare gossip e spese inutili, questi piccoli sogni a occhi aperti e questi discorsi inconsistenti e sciocchi mi riportano un po’ su una strada che non ho dimenticato. La spensieratezza. Che non per forza deve essere in contrasto con la sobrietà della vita professionale, ma fa così bene, ogni tanto…
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