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Friday, April 03, 2009 - ore 10:39
Tra krapfen e boiate
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E tu?
Te lo domando tra un panino onto e la mozzarella di plastica e la biondina che mi saluta con la mano solo perchè le ho fatto prendere otto in latino qualche anno fa.
Me lo sono chiesta tutto il giorno e tutto il giorno prima, dopo un colloquio con un professore sempre in ritardo e forse più entusiasta di me, e il Sile che sta sempre al suo posto, e i cigni che si mangiano i Cayenne del parchetto.
Guccini ci aspetta dentro. Dietro, i quarantenni attrezzati per il pic nic che manca solo la tenda da campeggio, e le carte da uno che sembrano state fabbricate nella Germania dell’Est. Vicino, l’incubo di ogni sano avventore di concerti: la ragazza più stonata e sbracciata che pretende di cantare ogni canzone dall’inizio alla fine. Davanti, l’uomo con la testa più grossa che abbia mai visto ed un primo accenno di parkinson.
Noi, in mezzo. Il mio ’E tu?’ che preme fa le mie e le tue costole.
Lui canta di maglioni sformati su un paio jeans e io vorrei raccontarti di Serena e di quella frase che campeggiava nel muro bianco di camera sua. Di un bigliettino che la terra si è risucchiata mentre guardavo Giacomo andarsene via, e io volevo solo provare a spiegargli che portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà. Di quel pomeriggio che l’ho trovata a ciondolare in pigiama per casa, e non capivo quale infelicità sentisse vicina.
E tu? ci buca i vestiti.
Il concerto finisce che Francesco deve prendere la pastiglia per la pressione.
Mi riporti a casa mentre il telefono di incazzosa fa gnorri.
Lo sai?La città addormentata non era mai stata così tanto bella.
Anche se non sto in via Paolo Fabbri, quarantatrè.
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