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Ho appena divorato Middlesex...

ora come ora riviste varie, rileggo un po’di Calvino e Pennac.
Ho sul comodino libri sul design automobilistico, fotografia e "Storia della Morte in Occidente", che forse non finirò mai.
Nel frattempo compro libri nuovi e li impilo.
E sto ore in libreria ad immaginare le mie storie, sulle altrui copertine...

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PAZZA
PAZZA
PAZZA
SULLA TERRAZZA
(sic)


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Nero

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...

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Friday, April 03, 2009 - ore 16:39


Episodio
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Il vecchio Pal tornava tranquillo a casuccia, nel semideserto infrasettimanale delle ore piccole, qualche notte fa.
Ad un incrocio, ferma al semaforo nel senso traverso, noto una Porsche Cayman bianca fremere.
Ora: andare in giro con una Porsche bianca nel linguaggio dei fiori significa "ce l’ho molto piccolo".
Visto poi che la Cayman è il modello base delle sportive teutoniche, in questo caso il linguaggio non verbale suggeriva:
"Ce l’ho piccolo, ma neanche a finanze si sta poi benissimo".

Con Brian, la mia vecchia Panda scatoletta millecento –che ancora adoro-, parto qualche secondo prima baciato da un verde favorevole, occupo al successivo rosso la poleposition per proseguire diritto.
Nell’attesa, un vacuo rombo bianco mi arriva alle spalle poi scarta e mi affianca sulla linea ma nella corsia per svoltare a sinistra.
"Ecco" penso "Priapo qui a fianco non ha la minima intenzione di svoltare".
Sorrido perchè, misurando la distanza dallo stop al guardrail di fronte, pregusto quello che succederà al verde.
Scatta il semaforo, tutti i 55 cavalli del Fire Fiat proiettano in avanti la latta dei miseri 700 chilogrammi di Brian come un condor in picchiata sulla preda,
il Porschettino, prima illuso di aver facilmente ragione d’un’italica utilitaria,
si trova ancora ad affiancarmi quando la barriera tubolare che di fronte gli sbarrava la strada gli si era ormai avvicinata ben più del preventivato,
guardo severo negl’occhi il Caymanista, rallento facendolo passare e godendomi tutto il gusto di una lenta e vigorosa clacsonata.

A rifuggere l’umiliazione sento spremere feroci i sei cilindri contrapposti, mentre io mi godo a distanza questo laido manifestarsi di frustrazione.
Proseguo per via Trieste mentre il Poschettista piega per via Tommaseo.

Semaforo della Fiera.
Rosso.
Sullo specchietto, poco addietro, bloccati al semaforo alle mie spalle vedo ancora brillare gli occhi xenici del caymano, che evidentemente non aveva scelto la strada più breve.
Parte inopinatamente,
mentre sono fermo mi sorpassa sgommando a destra.
Col rosso.
Preparato a quel che stava per accadere, già sfanalavo beffardo.
Ridendo sotto i baffi perchè tanto si sarebbe fermato alla Stanga, dove per bruciare un rosso si deve essere comunque ben più idioti del personaggio di cui qui s’ha dileggio.
Puntualmente l’ affianco fremente ma immobile al semaforo.

Guardo in faccia il 45-50 enne con capello meshato e qualche chilo di troppo, accomodato sul cuoio bavarese con la sua candida camicina dal bottone aperto in più a mostrare il catenino di prammatica.
E, preda di una maligna voglia di sbeffeggiare, comincio a sgasare.
Lui mi guarda tra l’imbarazzato e lo sorpreso.
Verde:
Nell’ agitazione al tizio scappa la frizione e la Cayman gli si pianta.
Io, quieto quieto, mi dirigo a casuccia, con il fragore delle risa a sovrastare il livido stridio di gomme che ormai mi ero lasciato alle spalle.


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