
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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domenica 5 aprile 2009 - ore 13:47
I lettori
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Bando alle cianci (è una cosa che, scusatemi, la capiscono in meno di una decina), la crisi c’è, si vede e si sente. I media la stanno analizzando da mesi sotto ogni profilo scrivibile. Quello economico regna sovrano, perché generatore e culmine di tutti gli altri: c’è il lato socio antropologico, quello psico terapeutico, quello consumistico commerciale, quello farmaco sanitario. Negozi d’indirizzo e boutiques, grandi supermercati e centro grossisti, fabbriche di copertoni, agenzie di viaggi, pasticcerie, fiorerie, lavori inventati da chi ne ha perso uno lì lì, che a momenti neanche se ne accorgeva.
E così, passeggiando immersa nei miei pensieri, mi sono specchiata nella vetrina di una libreria. La mia faccia in un mosaico di copertine nuove e improvvise, spuntate come funghi sotto la pioggia della “crisi”: una parola che tutti pronunciano e pochi sanno analizzare scientemente. Però la crisi c’è, si vede e si sente. Sappiamo come si comportano i titolari dei locali, come si comportano i dirigenti d’azienda, come si comportano i registi e i giornalisti.
Ma come si comporta il lettore? 
Non chiedo se sono aumentati o meno gli introiti, se il lettore spende o no. Pur non avendo approfondito la questione suppongo che si comporti come ogni altro consumatore, cercando di ridurre le uscite.
Mi chiedo invece come si comporta il lettore “mentalmente”. È una categoria anche questa, varia e variegata, profonda e professionale, e mi riferisco sia al lettore specializzato che a quello onnivoro, a quello medio e a quello infimo da un libro all’anno, con la polvere ferma a pagina otto.
Cosa fa il lettore, cosa vuole? Si difende o attacca? Cerca rifugio nei classici o cerca la fuga con i contemporanei? Legge libri che danno fiducia nel futuro perché hanno segnato il passato? O sceglie chi scrive, vive e vegeta nel qui ed ora, e concepisce e analizza con coscienza quello che succede? Sarebbe bello da studiare. Si va sul Camilleri che tanto piace a mamme nonne zii e nipoti, o si punta sugli scrittori di nicchia per ricavarsi un angolo privato intoccabile, come se nessun altro potesse raggiungerlo?
Un’analisi troppo difficile da fare. Conosco una sola commessa di libreria (colei che un giorno sarà la mia editrice) che sarebbe in grado di fare un ragionamento del genere, e aiutarmi a capire.

Ci sono quelli che hanno sempre qualcosa da dire. Che in qualsiasi occasione riescono ad estrarre il coniglio dal cilindro e incantare platea e palchi laterali. Se mai lo sono stata, per merito – o colpa – dei miei sproloqui che si ergevano a dogmi universali, ora trovo pochi spunti per monologhi e trattazioni.
Sono troppo limitata su questo blog: sto perdendo colpi, e nessuno di voi può capire quanto mi dispiace. Sono come quelle attrici non bravissime che quando passano i quarant’anni non se le fila più nessuno, perché sono vecchie per lo schermo. Ho perso appeal, non ho più la continuità e la verve di un tempo, e di conseguenza ho perso gran parte dei miei lettori (a volte dispersi e scomparsi negli infiniti catodici meandri di quell’insulseria cosmica che è myspace e quell’ipnotico facebook). Non è colpa solo della mancanza di tempo, del bisogno di staccarmi da questo computer ogni tanto, della voglia di vivere fuori da questa casa. È colpa mia, mia proprio. Perché forse mi faccio più problemi di quelli che ho in realtà, ma ogni convivenza è difficile, e la mia è questa.
Chi mi legge, da qualche mese a questa parte, lo fa per controllare cosa sto facendo, con chi mi vedo, ma senza interessarsi davvero alla mia vita, perché saprebbe che quello che di vero e forte mi succede è tutto fuori da qui.
Mi manca il mio blog, mi manca poter scrivere ogni giorno quello che voglio io, e mi manca il non dover fare attenzione a tutti quelli che stanno fuori e commentano, pontificano, giudicano, benpensano e intervengono silenziosamente. A distanza. Senza farsi vedere. Ospiti graditi e sgraditi, pronti a correggere ridendo i miei pensieri. Come se ci fosse bisogno di correggere quello che uno pensa. Come se ci fosse qualcosa di sbagliato. Come se.
Come quando fuori pioveva.
Povero me – Francesco De Gregori
Cammino come un marziano come un malato
Come un mascalzone per le strade di Roma
Vedo passare persone e cani
E pretoriani con la sirena
E mi va l’anima in pena
Mi viene voglia di menare le mani
Mi viene voglia di cambiarmi il cognome
Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro
E non ho mai capito come
Ma dimmi dov’è la tua mano
Dimmi dov’è il tuo cuore
Povero me povero me povero me
Non ho nemmeno un amico qualunque
Per bere un caffè
Povero me povero me povero me
Guarda che pioggia di acqua e di foglie
Guarda che autunno che è
Povero me povero me povero me
Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me
Povero me povero me povero me
Guarda che pioggia di acqua e di foglie
Che povero giorno che è
Cammino come un dissidente un deragliato un disertore
Senza nemmeno un cappello o un ombrello da aprire
Con il cervello in manette
E dico cose già dette
E vedo cose già viste
I simpatici mi stanno antipatici
E i comici mi rendono triste
Mi fa paura il silenzio
Ma non sopporto il rumore
Dimmi dov’è la tua voce
Dimmi dov’è il tuo amore
Povero me povero me povero me…
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