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Sunday, April 05, 2009 - ore 14:36
Control
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Finito di vedere ieri sera, in lingua originale, questo lavoro dell’ex realizzatore di videoclip A.Corbijin (la stragande maggioranza dei video dei Depeche Mode e dei Coldplay sono opera sua) dedicato ad una delle più grande icone della musica "alternative" che sian mai salite su di un palco dai tempi di Elvis; sto, ovviamente, parlando di quel geniaccio che di nome fa Ian Kurtis. Ho sempre adorato Ian e i Joy Division; certe loro canzoni mi hanno accompagnato in momenti fondamentali della mia vita, ed è per questo che per quanto mi sforzerò, la recensione che andrete a leggere non sarà del tutto imparziale. Mi scuso in anticipo.
Corbijin opta per un bianco/nero per cercare di tenere un certo distacco da quello che vuole documentare. Si perchè Control, a differenza di altri film incentrati su cantanti e/o gruppi, dove la figura del leader o dei vari componenti viene esaltata (o sminuita, a seconda del punto di vista del regista) a dismisura, qui non succede niente di tutto ciò; viene raccontata, con assoluta neutralità, la vita di un ragazzo relativamente chiuso con il mondo che lo circonda (nonostante non fosse emarginato o discriminato dai suoi coetanei, anzi), che compie delle scelte azzardate (sposare la sua fidanzatina a 19anni, dedicarsi all’uso continuo di psicofarmaci),che lo porteranno inesorabilmente verso la fine che tutti conoscono.
Il film inizia con lo mostrare un Ian già maggiorenne, che ascolta ed imita i suoi idoli musicali (Iggy Pop e David Bowie); dopo aver conosciuto Debbie, ed averla frequentata per brevissimo tempo, decide di sposarla. Nel frattempo la sua band, i Warsaw, sono oramai privi di speranze per un futuro da rockstar, ma un concerto dei Sex Pistols farà riaprire loro gli occhi; Ian si butta anima e corpo nella stesura dei testi e delle melodie delle canzoni che andranno a formare il primo Ep del gruppo; Ep che presentaranno con il nome definitivo della band, i Joy Division appunto. Come andava di moda in quel periodo, i Joy Division volevano,e dovevano, scioccare; e scelsero proprio la figura del nazi-fascismo per farlo. Grazie alla determinazione di Ian ed alla abilità del loro manager (senza il quale molto probabilmente sarebbero rimasti nell’anonimato) cominciarono ad avere successo, e a girare per l’Inghilterra. In questo frangente Curtis inizierà una relazione con una giornalista belga, la quale lo accompagnerà per tutte le date dei vari tour che i Joy Division dovranno affrontare, e che sarà la causa del successivo divorzio di Ian dalla moglie Debbie. Nel 1979 il frontman diventerà padre di due splendide creature: la prima è Nathalie Curtis, avuta dalla moglie Debbie; la seconda è Unknown Pleasures, partorito direttamente dalla sua geniale mente artistica. UP sarà visto come uno spartiacque, un album fondamentale nella scena musicale mondiale; una vera e propria opera d’arte, che influenzerà tutta una serie di artisti che seguiranno i Joy Division ("I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand"; la frase con cui Ian apriva la prima traccia dell’Lp). Ma non stiamo parlando di musica, quindi ritorniamo nei binari.
Dopo l’uscita di UP, i Joy Division inieranno un tour che li vedrà cavalcare i più importanti palchi inglesi, e che allontanerà sempre di più Ian dalla sua famiglia; nel frattempo aumenteranno anche i suoi attacchi epilettici, a causa delle condizioni estreme a cui il gruppo era sottoposto per poter affrontare il tour (la canzone "She’s lost control", da cui prende vita il titolo del film, è dedicata ad una ragazza morta proprio a causa dell’epillessia); il 1980 è un altro anno fondamentale per Curtis e per i JD; Debbie, scoperta la relazione di suo marito, decide di divorziare, portandosi via Nathalie; inoltre, a marzo, vedrà la luce il secondo lavoro della band: Closer; che verrà pubblicato a luglio dello stesso anno. E poi abbiamo il gesto definitivo compiuto dal cantante della band. Band che dopo il suicidio di Ian deciderà di cambiare nome, diventando i New Order.
Questa è fondamentalmente la trama di "Control"; non mi son preoccupato di metterla in spoiler visto che è di dominio pubblico da quasi 30 anni oramai. Al di là del tema trattato, ho avuto modo di apprezzare non poco la sceneggiatura; scarna e diluita egregiamente nelle quasi due ore di durata della pellicola. Alcune battute/dialoghi sono all’apparenza relativamente banali, ma una volta visionato il tutto (o conoscendo relativamente bene la storia di Ian e dei JD) non possono che essere visti come un avvertimento di quello che inevitabilmente succederà (Debbie:"Non voglio far parte della tua band", Ian:"Nemmeno io!"). Corbijin ha optato per una regia asciutta e fredda, come già menzionato in precedenza; rimane impassibile di fronte a qualsiasi avvenimento; descrive nella stessa maniera il matrimonio di Ian, la nascita di sua figlia, il suo primo attacco di epilessia e il suo suicidio (immortalato da una semplice inquadratura). Anche le canzoni impiegate non sono poi molte (5-6 in tutto per quanto riguarda la discografia dei JD), proprio perchè non cerca di elevare a mito leggendario quel ragazzetto di Ian; lo vuole descrivere com’era in realtà. E da lui dovrebbero imparare non pochi registi super-blasonati, che quando si trovano a dover lavorare con una biografia (di un personaggio reale o meno) si perdono nel patetismo più viscerale (Gibson e Spielberg, tanto per citare i più famosi) e comodo.
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