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Tuesday, April 21, 2009 - ore 11:52


Vedendo un video dei Dari, analisi non riabilitazione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nel 1984, l’anno 1997 appariva sufficientemente lontano ed esotico per poter contenere l’apocalisse nucleare scatenata dalle macchine contro l’umanitą, almeno secondo la scansione temporale del film Terminator. Allo stesso tempo il 1997 soddisfava le necessitą dell’economia narrativa del film, era raggiungibile e a partata di mano, riguardava i personaggi quasi direttamente.
Qui non si tratta di narratologia o di critica cinematografica. Qui emerge l’antropolgia degli anni 80, emerge la loro tensione al futuro. Un futuro, quello a cui essi tendono, fantascientifico, ma spesso a breve temine.

Questa tensione verso un futuro a breve termine agisce, prima di ogni ottimismo compulsivo e cocainomane, prima di ogni pessimismo bulimico ed eroinomane; agisce come fattore di accelerazione, prima di ogni olocausto consumista.
In questo senso gli anni 80 sono la proiezione di sč stessi in avanti, dai vestiti al cyberpunk. Gli anni 80 non esistono in sč, come presenti a sč stessi, accelerano piuttosto il proprio superamento. Per questo si seppelliscono per farsi ritrovare e rileggere, lo fanno in modo sistematico. Si chiedono "cosa resterą?" Non "cosa racconteremo?".
Non sono "finti" č che intendono in un certo senso testimoniare sč stessi al futuro, dicendogli che lo hanno gią in qualche modo raggiunto. Il suono insopportabilmente elettronico dei rullanti nelle canzoni, le spalline , il playback erano traduzioni del presente per una lingua futura.

Noi invece a che velocitą viaggiamo? Intendiamo tradurci per qualcuno o qualcosa? come immagineremmo il 2019? Non č una domanda retorica, nč psicologica, nč televisiva-per-veline-dove-ti-vedi-tra-10-anni.
Non sto dicendo che ora non-ci-sono-prospettive-per-il-futuro, non sto dicendo che il futuro č imploso nel presente e via piangendo.
Oggi mi chiedo semplicemente quali siano le nostre fascinazioni, gli echi di noi che lanciamo al futuro per ritrovarlo nella nostra vita/antropologia/estetica.

Ci piace ancora la fantascienza? La distopia? La catastrofe tecnologica e ambientale? O cos’altro ci piace pensare del futuro prossimo per terrorizzarci-appassionarci?

PS- 22.04.09, ore 14.41: scopro che i Sigue Sigue Sputnik ambientano il video di 21st Century Boy nell’anno 1990, corroborando cosģ la mia teoria del tutto arbitraria sulla percezione
del futuro come "vicino/lontano" negli anni 80.


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