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Thursday, July 22, 2004 - ore 17:38
La voce, eco della visione...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
a Ferrara il 21 luglio 2004Strano concerto, quello di
Vinicio Capossela tenutosi ieri in Piazza Castello a Ferrara. O meglio, un "concertato" di parole, musica, visioni...canzoni da lui composte (estratte soprattutto da "Canzoni a manovella", l'ultimo suo album di inediti), ma anche classici di Bach, "Adios Nonino" di Astor Piazzolla, un estratto da "Madame Butterfly", una poesia di Michelangelo messa in musica. Il tutto eseguito insieme all'orchestra di diciassette elementi e un violoncello di quattro secoli fa suonato da
Mario Brunello. Insoliti accostamenti, tra ballate al pianoforte sentimentali e sarcastiche, reminiscenze di un passato lontano insieme a scratches e campionamenti realizzati da Cesare Malfatti (dei La Crus, altra realtà musicale italiana da tenere d'occhio). Raffinato e incredibilmente popolare allo stesso tempo, con un'aria da artista bohémien d'altri tempi, Capossela ha estrapolato dei brani dal suo libro "Non si muore tutte le mattine", pubblicato da Feltrinelli all'inizio di quest'anno.
Siamo rimasti solo voce. Come la ninfa Eco, che a furia di consumarsi, per passione, finì col rimanere voce... eco di voce, eco della sua voce. Non abbiamo più peso, né corpo, né vita, siamo soltanto voce. La voce che si spande nei canali della quantità, la voce rinchiusa, asserragliata a spurgare, incarcerata. La voce dai motel, la voce rimasta impigliata nella rete dei telefoni, delle strade, dei binari. Siamo rimasti Voce, senza più corpo, sul bordo della nostra gioventù, sull’orlo di come sarebbe dovuta andare. La voce delle serenate, che ci echeggiano nelle orecchie, e non ci lasciano in pace. Puniti dalla troppa passione, ci si è portati al punto di rimanere fermi davanti ai bivi. Allora ci è voluto il ritiro, l’impresa e l’epopea. La voce è diventata la nostra divinità, il nostro nume. Essa soltanto ci tutela e conserva, ci riproduce, che ci ha infebbrato la vita, ingravidati, e solo la voce è rimasta per sgravare quella colica di immaginazione, quel mare grosso che ci ha sollevati fino a dove Dio si è fatto intravedere e poi ancora, ci ha annegati, ributtati dalla parte di sotto. La voce è la nostra barca, il nostro confine, quel che resta di noi, l’eco della nostra voce, rimbalzante per tutti gli spigoli dai quali ci siamo intravisti. La voce, eco della visione. 
Dopo un inizio lento e un po' troppo autoindulgente, lo show decolla con l'esecuzione di
Con una rosa. Altri brani in scaletta appartenenti al repertorio del cantautore, nato ad Hannover nel 1965 e vincitore della Targa Tenco nel 1990 con "All'una e trentacinque circa" (definito il miglior disco di debutto dell'anno), sono stati
Una giornata senza pretese, dal primo album e dedicato alle
prime sbornie,
Il corvo torvo (da "Il ballo di San Vito"),
Zampanò, poi
Maraja (e stavolta ha ricordato quasi tutte le parole del testo, dopo quanto è accaduto al concerto del Primo Maggio...),
I pianoforti di Lubecca e in conclusione
Contratto per Karelias - ed erano in molti a cantarla. E' stato presentato anche un brano inedito davvero molto suggestivo, mentre
Che coss'è l'amor era stranamente assente. Tra gli strumenti presenti sul palco, c'era anche il
theremin, uno dei primi strumenti musicali completamente elettronici, inventato nel 1920, molto difficile da suonare - è composto da due antenne, e con le due mani si controllano intonazione e volume.

Intanto sembra che siano in molti a riscoprire Capossela: leggendo le classifiche di questa settimana dal sito della FIMI, si può notare che l'antologia pubblicata l'anno scorso,
L'indispensabile, riappare al 61esimo posto...se volete avvicinarvi al suo repertorio (originale tra suggestioni balcaniche e influenze di artisti del calibro di Tom Waits e Joe Jackson, ma anche del miglior Paolo Conte) ed evadere dalla monotonia delle programmazioni radiofoniche, saranno 10 euro spesi molto, molto bene.
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