
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Wednesday, April 29, 2009 - ore 09:23
Stagionismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una cosa voglio capire: dov’è finita quella stagione che stava fra l’inverno e la primavera, quella mezza stagione che mia madre ripeteva come una preghiera ogni marzo.
“Bisogna che te toemo na iacheta da mesa stajon”. Dove si è cacciata quella mezza stagione ricordata dalle vecchie generazioni come una spilla da appuntare sulla giacca; ora si lamentano che le mezze stagioni se ne sono andate, e noi giù a ridere perché certe frasi ripetute allo svenimento sanno più di arteriosclerosi che di meteorologia. Ma pensateci, avevano ragione gli anziani col cappello e le bretelle appoggiati allo steccato bianco davanti alla fattoria di Mr Watson, che seguivano con lo sguardo i ragazzini col giubbotto di pelle…
“Non ci sono più le mezze stagioni...”
Ma per dire,
“Piove sue palme no piove sui vovi” ha avuto la sua bella ragione. Pasqua era un giorno strepitoso. Quindi, qualcosa di vero ci deve essere, alla fine.
Fa una strana impressione ripensare ai detti popolari, che mettono di buon umore rivangando tradizioni rurali e cantilene contadine. Ma guardate fuori, e ditemi se non hanno ragione le nonne e le mamme (mamma perdonami ma sono arrivata a un’età, e tu di conseguenza pure, in cui le tue reazioni al mondo che cambia sono più vicine a quella della nonna che alle mie). Ieri sembrava che il mondo stesse per finire: il cielo sopra Treviso era una tavolozza di grigi e bianchi. Oggi è un unico timido celeste che, si vede, cerca di spararsi un po’ più forte, un contrasto primaverile con le poche foglie verdi rimaste sugli alberi dopo bufere tifoni e uragani.
Resta il fatto che ci siamo persi quella stagione meravigliosa che inizia col 21 marzo, di solito, e dura all’incirca venti giorni. Una stagione insulsa, odiosa, in cui la mattina apri i balconi della camera e ti si forma in faccia un punto di domanda:
e adesso che cavolo mi metto. Lana? Cotone? Cappotto? Piumino? Giacca? Insulsa stagione ma necessaria per prendere confidenza con la primavera che sta arrivando. Ovviamente, la primavera qui da noi oggi si sta facendo largo, ma dovrebbe iniziare venerdì, se la donna che mi partorì non ha perso la sua abilità. Ci ha fatto un gran bello scherzo qualche tempo fa, la primavera, quando baldanzosi e gaudenti abbiamo sfoggiato t-shirt e camicie. Bravi fessi. Non so voi, ma io sono 13 giorni che vado avanti col raffreddore. E continuo a vestirmi con i miei bei maglioni di lanetta e sotto i jeans i calzettoni fino al ginocchio. C’è una sola categoria umana che non sente le stagioni: le fighe. Sono settimane che hanno tolto le calze e indossato shorts bianchi e vestiti di lino. Ne ho già ampiamente discusso e non ritengo opportuno ripetermi. Ma vi lascio un
segnalibro.

Ah, la mezza stagione, quanto ci manca. Questa stagione qui è un inverno tardivo, non si può considerare mezza stagione. La mezza stagione, le discussioni e i consigli della mamma la mattina, prima di uscire.
“Te dovarissi mettarte un splolverin coa fodera”. Mamma, non ho uno spolverino.
“Compratene uno”. Mamma, il mondo sta vivendo una crisi senza proporzioni, non vado a comprarmi lo spolverino da mezza stagione.
“Te digo mi che dopo te teo metti tutta l’istà”.
Non gliel’ho mai detto, ma ha assolutamente ragione. Solo che non ho intenzione di ammetterlo. La concezione che i nostri genitori hanno dell’abbigliamento sarà la tara di tutti i nostri abbinamenti tessili. Ma ci hanno insegnato qualcosa, e cioè che non possiamo pretendere nulla dal meteo. Che ci fotterà sempre (ma non usano voci del verbo fottere, perché sono genitori e da parte loro sarebbe poco educativo).
Sono arrivata al punto massimo di sopportazione, un punto in cui sento la mia stessa voce richiedere, per favore, di avere
la mezza stagione.
C’è il sole, oggi, fuori dalla stanzetta interrata in cui giace morente il mio computer - la tastiera è un groviera, ci sono lettere che bisogna pigiare due volte per essere sicuri di costruire una parola di senso compiuto. Ho freddo ai piedi. Sono scalza, è pure vero, ma è il 29 aprile, e io il 29 aprile pretendo di girare per casa mia scalza. Lo pretendo già dal primo aprile, solitamente.
Voi, attenti lettori, mi direte: Cazzi tuoi, stella, hai il raffreddore non ti passa e giri scalza per casa con temperature pseudopolari. Eh no, ragazzi. Sono io che accuso oggi, non voi.
C’è il sole, guarda un po’. È una settimana che lo aspetto, una settimana e qualcosa come un mese. Per farla breve diciamo che lo aspetto dal 1 aprile.
Pretendo di eliminare i maglioni di lana che sono stufa di mettere, pretendo di fare il cambio di armadio e di risollevare la mia voglia di fiorellini e righette, pretendo ed esigo di andare a lavorare in bicicletta senza dover cercare parcheggio in centro, pretendo che il sole inizi a bagnare la mia pelle. Il sole ho detto, non la pioggia.
Forse l’ho scritto male, una volta. Maledetta tastiera senza L e senza O.
Piove – Jovanotti
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Hai visto che piove? Senti come viene giù!
Tu che dicevi che non pioveva più!
Che ormai non ti saresti mai più innamorata!
E adesso guardati sei tutta bagnata!
E piove! Madonna come piove
sulla tua testa e laria si rinfresca,
e pioverà fin quando la terra non sarà di nuovo piena
e poi si rasserena!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Senti le gocce che battono sul tetto!
Senti il rumore girandoti nel letto!
Uhm, rinascerà sta già nascendo ora!
Senti che piove e il grano si matura,
e tu diventi grande e ti fai forte,
e quelle foglie che ti sembravan morte,
uhm, ripopolano i rami unaltra volta
è la primavera che bussa alla porta!
E piove! Madonna come piove
prima che il sole ritorni a farci festa!
Uhm senti! Senti come piove!
Senti le gocce battere sulla testa!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Tu che credevi che oramai le tue piantine
si eran seccate e non sarebbero cresciute più!
Hai aspettato un po, ma senti come piove
sulla tua testa! Senti come viene giù!
Non eri tu che ormai ti eri rassegnata
e che dicevi che non ti saresti più innamorata?
La terra a volte va innaffiata con il pianto,
ma poi vedrai la pioggia tornerà!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
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