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Friday, May 01, 2009 - ore 13:24 La classe, après. Essere dentro, prima. Guerra e tregua. Tregua e basta. Piuttosto di leggere Tolstoj ho ascoltato i tuoi dolori interinali da contratto andato marcio. Ma le mie orecchie non solidarizzano: quell’ufficio era un vespaio e io ho imparato solo la pericolosità del ciclo e lo squilibrio ormonale delle confidenze, coi vostri profumi che facevano mobbing alle mie narici. Eppure, quello è stato solo uno degli in(s)contri; capita sempre più spesso, come le moto che cadono sulla vena del tram, di uscire solo e vedere volti noti. Come se io cominciassi a somigliare a questa città o lei a me. Forse stiamo crescendo. Forse corroboriamo sempre più spesso la teoria della appropriazione casuale e della raccolta differenziata, senza caccia. Il fatto è che a me personalmente della piccola-bottega-balthasar non è mai importato assolutamente niente. Ma stamattina vedendoli dalla prospettiva della mia bici, le parole di sottofondo erano "ci stanno" e mi sentivo leggero. E i pantaloni viola di Carlo Covi, i figli degli autonomi coi palloncini della cisl e le bandoliere dei carabinieri che traballavano sui papaveri rossi non sembravano un quadro corale di Bosh. Perchè c’ero dentro e non pensavo alle molotov del Mauerpark o al contrabbasso alle 5 del mattino sulla U5 Richtung Hönow. La pace è un’altra cosa e la imparo odiando. LEGGI I COMMENTI (5) PERMALINK |
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