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Saturday, May 09, 2009 - ore 11:18
Lordine più infame
(categoria: " Vita Quotidiana ")
... Qualche giorno fa una amica operatrice della Croce Rossa Italiana mi ha detto che parlavo troppo spesso male di questo governo e delle vicende pubbliche/private del nostro Presidente del Consiglio... Ok... Allora non parliamo delle vicende pubbliche/private del nostro Imperatore ma di questioni pubbliche italiane e private di poveri stranieri in cerca di aiuto... E ne parliamo riportando un articolo che tra virgolette riporta ciò che i militari italiani hanno pensato mentre eseguivano ciò che Roma gli ordinava... Leggete attentamente perchè in questo breve articolo di cronaca cè molta più pietà, umanità, disperazione di quanta io potessi reggere senza provare una forte irrefrenabile repulsione per Chi quellordine lha emesso... Ok essere ligi alle leggi... ma di fronte a valori che la Croce Rossa ha sempre difeso non si può non prendere quelle leggi che questo scempio hanno permesso e pulircisi il culo... La Resistenza oggi non si fa più con i fucili su in montagna (almeno per adesso) ma con lo sdegno per vergogne pubbliche italiane come questa...
"LAMPEDUSA - "È lordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati", dice uno degli esecutori del "respingimento". "Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia - aggiunge - ci urlavano: "Fratelli aiutateci". Ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e labbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno".
"a riportare in Libia oltre 200 extracomunitari, tra i quali 40 donne (3 incinte) e 3 bambini, dopo averli soccorsi mercoledì scorso nel Canale di Sicilia."
"Un "successo", lo ha definito il ministro Maroni"
"Molti stavano male, alcuni avevano delle gravi ustioni, le donne incinte erano quelle che ci preoccupavano di più, ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli e li abbiamo eseguiti. Quando li abbiamo presi a bordo dai tre barconi ci hanno ringraziato per averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo respingerli, il cuore mi è diventato piccolo piccolo. Non potevo dirgli che li stavamo portando di nuovo nellinferno dal quale erano scappatati a rischio della vita".
"A bordo hanno anche pregato Dio ed Allah che li aveva risparmiati dal deserto, dalle torture e dalla difficile navigazione verso Lampedusa. Ma si sbagliavano, Roma aveva deciso che dovevano essere rispediti in Libia. "Nessuno di loro lo aveva capito, ci chiedevano come mai impiegavamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa, rispondevamo dicendo bugie, rassicurandoli"
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