
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Friday, June 19, 2009 - ore 09:28
Bianchismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cicciottelle si nasce, è una scelta di vita. È una scelta imposta, ma con la quale noi donne in carne conviviamo pacificamente (più o meno pacificamente). C’è chi ci soffre, c’è chi punta tutto sulla nuova dieta di Monica Sport, e c’è chi trova il modo di vestire più adatto alle proprie forme. E poi ci sono io, Silvia l’informe, che cambio taglia stagionalmente e passo dal “mi piacciono quelle come te, in carne” detto da un collega dell’ippodromo qualche tempo fa al “ma come sei dimagrita una volta eri proprio grassa cosa ti è successo?”. Son soddisfazioni, a modo loro.
Eppure, anche adesso che ho smaltito quei due tre chili superflui grazie alla calura estiva, posso scoprire sul mio corpo i residui del mio essere cicciottella, che si paleserà nuovamente a settembre, ottobre se riesco a tenermi. Quando scegli uno stile di vita, te lo devi portare appresso, con i pro e i contro.
Vi faccio un esempio di come le giornate di una magra e di una persona normale possano essere diversissime. Passo le mie mattine in giro in bicicletta, a scorrazzare come Bartali fra vicoli e piste ciclabili. Il caldo sembra sopportabile, stimo che potrebbero esserci 26 gradi a terra, ma l’aria che mi sbarluccica in faccia e la brezza che mi accarezza i capelli sono colpevoli di una terribile mistificazione. Scendo e la temperatura è di almeno 86. E, sorpresa delle sorprese, riprendere la posizione eretta rende nota la mia difettosa pancetta: ho le piaghe da sudore. Le maglie si infilano negli anfratti della mia mollità e si inzuppano. Cosicché il mio sobrio top senza spalle tinta unita grigio diventa un’attillata mise umida e zebrata. Io che ho la fortuna di una sudorazione ascellare poco evidente, sono costretta ad antiestetici fazzolettini di carta sotto le maglie per non sembrare Bombolo uscito dalla sauna.
Oltretutto sono in una fase della mia vita in cui non riesco a capire che taglia ho: una fase che dura da una decina d’anni, a dire il vero, ma trovo modo di lamentarmene solo ora. Perché io sono una donna dal peso incostante, che sale e scende come sull’altalena, perde e acquista con la rapidità di Flash e basta che mangi una fetta di salame al cioccolato per esplodere di gioia e di lipidi.
Ci sarebbe poi la delicata questione dei pantaloni bianchi, che da tempo sogno di comprare ma che addosso proprio mi sono impossibili, per due validissime ragioni. La prima è che i pantaloni bianchi sono fatti per un certo tipo di donne, con il fisico costante, con le gambe dritte e magre, e se i fianchi son segnati basta che siano fatti bene (e io non rientro in questa categoria). Ma soprattutto, i pantaloni bianchi sono per le signorine. Io mi sporco. Io sono maldestra. Ne ho presi un paio beige, li ho messi al pranzo di pasqua e mi sono macchiata. Li ho smacchiati, sono uscita la sera e li ho rimacchiati. Sono stati messi a lavare, la mamma li ha disinfestati, li ho rimessi e rimacchiati sulla base. Io proprio per la roba chiara non son fatta. Fosse per il mio stile di vita dovrei andare in giro vestita solo come Mortisia.

I pantaloni bianchi sono un’iniezione di autostima. Un giorno supererò la mia paura delle punture e azzarderò un pantalone a sigaretta candido come la neve. Costretta a bruciarlo la sera stessa, lo ricorderò con infinito affetto.
E poi ci sono i dialoghi surreali.
“Scusi, non si chiude davanti”. “Ma va portata così, è di moda”. “Signora, è una camicia, secondo lei devo tenerla aperta?”.
E ancora:
“Scusi, di questa mi fa provare una taglia in più?”. “No, non la facciamo più grande”. Ecco, queste sono le cose che una donna non dovrebbe mai sentirsi dire.
Sono ripetitiva? Lo sapevate, non tirate fuori questa storia ora. Sono sei anni che scrivo su questo blog e scrivo sempre le stesse cose. Dopotutto, Buzzati diceva che
“Spesso mi dicono: ma perché lei scrive sempre cose così allucinanti e angosciose? Ma perché non prova a cambiare? Perché non racconta qualcosa di allegro? Alla fine si ha l’impressione che lei scriva sempre le stesse cose. Vorrei rispondere: tutti gli scrittori ed artisti, nella loro vita, per lunga che sia, dicono ciascuno una cosa sola. Altrimenti non sarebbero sinceri”. Lungi dal paragonarmi a Buzzati, ma sono sincera e a tratti superficiale, e le cose serie le racconto solo quando sono in vena.
Se no vi parlo del mio grasso superfluo e della mia voglia di pizza.
Che, considerato il sentimento di superiorità che parte dei miei lettori nutre nei miei confronti, è più che sufficiente a suffragio di una teoria inconsistente, ma alla quale voglio dare la soddisfazione che merita. Se non altro per lo sforzo intellettuale.
Vi bacio, a presto.
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