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I miei angeli custodi





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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Sunday, June 21, 2009 - ore 12:40


Domenicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La domenica è un po’ come… la domenica.

Non c’è altro giorno della settimana come il settimo, quello del riposo. Che però, in talune situazioni e condizioni professionali, non è propriamente la giornata del relax e dell’ozio perpetuo, ma piuttosto un prolungamento della settimana lavorativa. E non mi soffermo oltre su questa considerazione. Chi ha orecchie per intendere ha già inteso.
Buona parte delle persone che conosco terminano il loro servizio alla comunità, all’azienda o al capo il venerdì sera. Quelli che possono preparano una mezza valigia, quelli che non possono alle 19 sono già ubriachi, condizione perenne fino alle 5 di sabato mattina, e hanno due giorni di lunga ripresa. Chi invece è di corvee anche il sabato trae giovamento dalla piacevole inedia domenicale, sfidando la sorte che propone grigliate, gite fuoriporta o scalate in montagna, e giocandola a dadi con un comodo e fresco divano fornito di tv, libri e giornali. Ma, e c’è sempre un ma, qualcuno non ama bivaccare e rovinarsi nel nulla cosmico e, pur non amando le attività troppo fisiche e faticose, non riesce a scoprire il piacere della domenica silenziosa. E fra questi qualcuno c’è una Silvia a caso, tipo me. Io sono una che di “non fare niente” proprio non è capace. Per questo mi sono almeno messa a scrivere, che non è qualcosa, ma insomma, almeno non è niente.

Domenica 21 giugno 2009. Se non fosse che mio fratello da oggi è maggiorenne sarebbe una comune domenica estiva (la prima). Ieri ho lavorato fino a tardi, non ho potuto approfittare del sabato sera: un amaro con gli amici, un giretto per le piazze, poco altro. Fresca come una rosa, stamattina alle 9 e mezza mi sono svegliata. Chiacchierata con il mio amico Michele fra una pedalata e l’altra, tappa finale la pasticceria Adriana che mi ha regalato una strepitosa colazione con due meraviglie di eccellente fattura e un cappuccino (il mio stomaco intollerante ringrazia).



Ritorno lento fra le mura domestiche dove, dopo aver lanciato un’occhiata fugace alla merda lasciata sul tavolo da mio fratello ieri sera (scusate la volgarità ma quando ci vuole va detto), mi sono dedicata all’affannosa ricerca dei miei pezzi sul giornale odierno, scoprendo che il maggior lavoro di ieri si è volatilizzato. Fa nulla, amen, non prendiamocela troppo. Anche perché non voglio rovinare questo sole, e non ho intenzione di alzare una paglia per sistemare il terremoto che ha scosso il pianterreno di casa mia. Ormai è diventata una questione personale, non posso fare la schiava a due adulti che si rifiutano di viere in una cucina normale. Per cui ho deciso che il mio pranzo sarà un vasetto di jogurt, il cui vuoto verrà colmato da una delle pastine della Adriana che ho portato meco stamattina. E non ci saranno piatti da lavare, in questo modo, solo un misero cucchiaino. Mi sento già soddisfatta della prima parte del mio programma.
Ora, resta da organizzare il pomeriggio, che non intendo passare col telecomando in mano. Dopo aver letto seriamente e pacificamente il giornale, cosa che credo di fare a breve, penso che andrò a farmi una doccia, profumandomi e imbellettandomi come una dama. Forse metterò anche lo smalto sulle unghie, quello trasparente ovvio. Così, per sentirmi un po’ femmina.
Dopo essermi presa cura del mio corpo per la prima volta nell’ultimo semestre, dedicherò il tempo restante a trasformare una domenica nata insulsa. Ho scelto di contattare per questa delicata operazione i miei angeli custodi, uno dei quali (quello buono, ovviamente) ha già dato la sua risposta.





I miei angeli custodi, quello buono e quello cattivo – un anno fa…

Affollamento marittimo uguale svuotamento cittadino, da cui inedia neuronale. Bisogna correre ai ripari. Gelato, passeggiata all’ombra degli alberi e al fresco del fiume, chiacchiere, libri, spritz, fritto, birra, fritto. Niente male, sulla carta. Devo farmi una tabella di marcia, da buona veneta che sono, decidere quale mezzo di trasporto utilizzare (ma la scelta avverrà solo a tabella pronta) e quale abbigliamento adottare. Indecisa fra l’etnochic e il comodo casual, stabilirò l’abbinamento finale a seconda delle variazioni meteorologiche. Bello non avere altro a cui pensare.

Oddio, questo post è delirante e sconclusionato. Ci sono concetti che non ho spiegato, perché a me sembrano banalissimi, ma che un lettore potrebbe capire molto poco. Evabbeh, oggi va così. Fra l’altro, ho messo un sacco di parentesi. Avrei potuto evitarle, certo, ma non l’ho fatto. E questa cosa l’ho scritta io, non voi.
Per cui, cari amici, stay cool.



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