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Thursday, June 25, 2009 - ore 22:53


Coupure 2.0: etica del cemento armato
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da un po’ di tempo è diverso. Non sapremmo definire meglio il "da un po’". Ci siamo dentro. Ma ci ricordiamo di quando era diverso da ora. Quello che rimuoviamo è come sia cambiato.
Internet funzionava come un caleidoscopio, un moltiplicatore di verità. Il fatto che, "un pò" di tempo fa, una parvenza di verità "fuori" si ostinasse a resistere, rendeva meno sanguinolento il delitto perfetto qui. Intediamoci: chi scrive è pieno di formaggio francese e pensa che la verità coincida coi i suoi effetti, non avendola mai vista in carne, ossa o spirito.
Eppure dato "l’effetto verità" lì "fuori", qui ci si poteva sopprimere e resuscitare con altri corpi e nomi. Era ovvio che qui si mente. Era sacrosanto. Prima di dover indagare sulla veridicità di un profilo o di un avatar lo si poteva apprezzare punto.
Da un pò sembra invece che la verità si sia trasferita qui come in una riserva. E da quando sembra risiedere esclusivamente qui, il suo potere è relegato alla scrittura di sè, all’esposizione non all’invenzione nè alla creazione. Non si tratta di un’elegia sull’alienazione ed il distacco dalla realtà o sul narcisismo indotto. Nè sulle menzogne mediatiche. O ancora sulla collisione/collusione tra realtà e rete. Titty direbbe "mi è sembrato di vedere un gatto", riguardo alla portata, l’intensità e la velocità dello spostamento percepito e di questo post che prova a descriverlo.
Ma la verità ha il vizio di essere unica e se si trasferisce qui, lo fa con armi e bagagli, senza lasciare niente di sè "fuori", nemmeno l’etica. Non è importante che lo faccia come una nobile che soggiorna in villa per l’estate o una squatter sgomberata. Noi siamo il suo bagaglio e scaricati qui, ci troviamo a fissarci. Come cemento armato allo specchio. Perdiamo la possibilità di reinventarci in cambio di un modo per iperdefinirci, per accumularci.

Vedi:

Perdita di senso della realtà virtuale, flop di secondlife

Passaggio dalle chat anonime a faccialibro

E chi scrive non lo fa piangendo, nè ridendo, nè ubriaco, nè lucido. Oggi piuttosto di definirsi darebbe le proprie generalità e basta. Oppure rifarebbe il tema di maturità, invece di impegolarsi sul dispiegamento dello spirito nei conflitti come quella volta, accidenti.



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