STO LEGGENDO
Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci
HO VISTO
tante cose, ma ne vedrò ancora molte...
STO ASCOLTANDO
l’assordante rumore del silenzio
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
abbigliamento del giorno? noooooo
ORA VORREI TANTO...
entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso
STO STUDIANDO...
al primo anno di Psicologia Clinica
OGGI IL MIO UMORE E'...
...altalenante come al solito...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??
MERAVIGLIE
1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno
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domenica 28 giugno 2009 - ore 19:02
da 11 minuti [P. Coelho]
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’era una volta un uccellino, con ali perfette e piume lucenti, colorate e meravigliose. Insomma, un animale creato per volare in libertà nel cielo, e rallegrare chiunque lo vedesse.
Un giorno, una donna vide questo uccellino e se ne innamorò. Stupefatta, si fermò a osservare il volo con il cuore che batteva all’impazzata, e gli occhi brillanti di emozione. Lo invitò a volare vicino a lei, e insieme vagarono attraverso i cieli e le terre in perfetta armonia. Lei ammirava, venerava, celebrava quell’uccellino.
Ma poi pensò: ’E se volesse conoscere le montagne lontane?’ Ebbe paura.
Paura di non provare mai più quel sentimento con altri uccellini. E provò anche invidia: invidia per la sua capacità di volare.
Si sentiva sola.
E allora disse: ’Preparerò una trappola. La prossima volta che arriverà, non potrà più andare via!’
L’uccellino, parimenti innamorato, tornò il giorno seguente, cadde nella trappola e fu
imprigionato in una gabbia.
Lei trascorreva ore a guardarlo, tutti i giorni. Era l’oggetto della sua passione e lo mostrava alle amiche, che dicevano: ’’Ma tu hai davvero tutto." Poi cominciò a verificarsi una strana trasformazione: visto che possedeva l’uccellino, e
non aveva più bisogno di conquistarlo , lentamente
perse interesse per lui. E l’uccellino, non potendo volare ed
esprimere il senso della propia vita, a poco a poco deperì, la lucentezza delle sue piume svanì e divenne brutto. La donna non gli prestava più attenzione, se non per nutrirlo e pulirgli la gabbia.
Un giorno, l’uccellino morì. Lei ne fu profondamente rattristata e iniziò a pensare sempre a lui. Tuttavia non si ricordava della gabbia,
rammentava soltanto il giorno in cui lo aveva visto per la prima volta, mentre volava felice fra le nuvole. Se avesse osservato se stessa, avrebbe scoperto che ciò che l’aveva colpita in quell’uccelino era la
libertà, l’energia delle sue ali in movimento, e non il suo corpo fisico .
Senza l’uccellino, la sua vita perse di significato, e la Morte andò a bussare alla porta. "Perchè sei venuta?" le domandò lei.
"Per farti volare di nuovo insieme a lui nel cielo." rispose la Morte. "
Se lo avessi lasciato partire e tornare, lo avresti amato e ammirato anche di più. Ora invece, hai bisogno di me per poterlo rincontrare."
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