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Friday, July 30, 2004 - ore 11:48


Umberto Eco - Il Pendolo di Foucault
(categoria: " Università / Scuola ")




Vive in un’epoca di sogni, il giovane Cassaubon. La storia passa per le strade, intorno all’ università, e scorre tra gli avventori del bar Da Pilade. Il sessantotto è passato da poco, e la sua utopica eredità aleggia ancora sulle vite dei giovani e dei meno giovani, che intorno ai tavoli passano da un Martini a un Gin Lemon.
E’ da Pilade che Cassaubon incontra Jacopo Belbo, piemontese, poche occasioni alle spalle, perse per paura. Jacopo lo porta a conoscere Diotallevi, appassionato di cabala, il cui più grande desiderio è provare una sua improbabile origine ebraica, o almeno non essere contraddetto quando la vanta.
I tre stringono presto una solida amicizia, lavorando insieme per una casa editrice- barzelletta, costruita per truffare scrittori ingenui disposti a pubblicare a proprie spese il frutto della loro fatica.
L’arrivo del Colonnello porta tra le mani dei tre il seme di un gioco mortale. Il Piano inizia a prendere corpo, nella forma di un messaggio in codice, che il Colonnello ha tradotto e interpretato come un complotto storico di respiro millenario.

Il matto lo riconosci subito, aveva detto Belbo, poco tempo prima, da Pilade. E’ uno stupido che non conosce trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti...
E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i templari.

Ma questo avveniva al banco di un bar, dopo qualche whisky, a notte fonda. Così il trio si dispone a creare il suo piccolo Golem. Il messaggio del Colonnello pare trovare continue conferme nei manoscritti dei Diabolici, le vittime dello spietato quanto ignorante editore Garamond.
Tra le abili mani dei tre, il Piano cresce e si espande, ingoiando man mano la Storia stessa, il passato, il presente e il futuro.
Intorno ruotano figure vive e al tempo stesso irreali: l’enciclopedico Agliè, dall’età dubbia e dall’ancor più dubbia identità, e tre donne, ognuna simbolo e persona.
Amparo, sudamericana, vitale e aperta al sogno in tutte le sue forme, amata e persa;
Lia, materna e amata, sicura nella sua saggezza terrena e corporale, ultima certezza e guida;
Lorenza Pellegrini, oggetto di tanti desideri, pomo della discordia, Sophia, cortigiana, vittima.

E intanto il Piano cresce, e quello che era solo un gioco perde la memoria delle sue origini, e si solleva sulle sue gambe. Ora che tutto conferma tutto, è sempre più difficile negare il suo essere reale.
Il Golem si rivolta contro i suoi creatori; è impossibile che possa essere altrimenti. E ora non ha più importanza cosa è reale e cosa non lo è mai stato.
Il pendolo oscilla lungo il suo percorso, e non può più essere fermato.

Scritto otto anni dopo Il nome della rosa, il Pendolo può essere considerato un capolavoro assoluto. Attraverso un geniale gioco di citazioni la Storia viene messa in discussione. Il confine tra realtà e menzogna si perde, così come si perdono di vista i limiti della finzione letteraria.
Severino Cesari, del Manifesto, scrive: Si chiude il libro con la sensazione di aver compiuto un’esperienza necessaria.
Forse. Ma non è solo questo. E’ un viaggio al tempo stesso meraviglioso e inquietante (uno di quei sogni che si sente il miele colare nelle vene, dice Belbo), in cui gioie e angosce intense si contendono il primato nella memoria; un incubo dolce e pungente che non lascia nessuno immutato.

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