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venerdì 30 luglio 2004 - ore 13:41 I Celti Con il nome "Celti" si indica generalmente un gruppo di popoli, detti dai Romani Galli, che parlava una lingua indoeuropea avente qualche affinità con le lingue italiche. Oggi di questi popoli esistono sopravvivenze in Irlanda, in Scozia, nel Galles e in Bretagna. La loro storia sembra iniziare intorno al II millennio a.C., periodo in cui, secondo la toponomastica vi era nel Sud Ovest della Germania un'area triangolare, compresa tra i fiumi Reno e Danubio, in cui presumibilmente vi furono i primi stanziamenti dei popoli Celti. Lo stesso Erodoto - famoso storico Greco - parlando di questa zona attorno al Danubio, la indicava come zona di stanziamento dei c.d. Keltòi. Fin dal primo millennio a.C. i Protocelti erano in contatto con altre popolazioni dell'epoca (Slavi principalmente) da cui ricevevano importanti nozioni tecniche sull'utilizzo del ferro. All'età del bronzo le popolazioni Celtiche migrarono verso l'arcipelago britannico e di ciò ne sono testimonianza tantissimi arcaismi presenti nella loro lingua. In questo periodo i Celti appresero l'usanza di seppellire i loro morti sotto tumuli di pietre o terra: tale usanza si radicò talmente che oggi è possibile contare circa 40.000 tumuli ancora conservati. Intorno all'VIII secolo a.C. lo sfruttamento delle miniere di ferro della Lorena, della Borgogna e del centro della Gallia accrebbe l'immigrazione celtica, tanto che si costituì, a ovest del Reno, una vasta zona celtica che prolungava quella primitiva tra Reno e Danubio. Fu però nel periodo compreso tra il V ed il I secolo a.C. che i Celti conobbero la loro massima espansione e, di conseguenza, il fiorire di ogni aspetto della loro civiltà. Intorno al IV secolo parecchie tribù Celtiche penetrarono profondamente in Italia battendo la potenza etrusca e stanziandosi lungo il Po', nella zona che poi divenne la c.d. Gallia Cisalpina. Probabilmente fu loro la fondazione della città di Bononia, oggi Bologna. Nel III secolo i Celti arrivarono in Grecia, minacciando Delfi, conquistando la Tracia e gettando le basi della loro massima espansione. Malgrado ciò le tribù Celtiche non ebbero mai un concetto di Stato, non furono mai sfiorati dall'idea di riunire le varie conquiste in un impero (come poi fecero i Romani) e invece restando divisi in piccole tribù minarono le loro stesse basi di coesione. Il loro declino era già segnato dalla nascita di una città forte e organizzata: Roma. Nel 225 a.C. i romani inflissero una prima dura sconfitta ai Celti che unite alle conquiste fatte da popoli germanici attorno al Danubio (primo nucleo di stanziamento dei Celti) ne segnarono la fine. E' comunque indiscussa l'importanza che i Celti ebbero nella storia del mondo. Furono un popolo caratterizzato da una favolosa facoltà di apprendimento che li portò ad essere uno dei popoli più vivaci nell'inventiva. Svilupparono l'agricoltura grazie all'aratro a ruota, secondo i romani inventarono la botte. Furono i costruttori delle reti stradali che poi furono perfezionati dai romani. Sebbene recasse una sorta di anarchia politica, all'interno delle varie tribù la società era divisa in c.d. Clan (famiglie). Il capo di ogni clan era a capo del territorio che il clan stesso occupava. Nel territorio vivevano sia Liberi che Guerrieri e se sorgevano controversie queste erano risolte ricorrendo alla potente classe dei Druidi, i sacerdoti celti. I druidi, riuniti in confraternita, erano gli “ispirati”, intermediari tra l'uomo e la divinità; esercitavano la magia, la divinazione e, soprattutto, istruivano i giovani mediante un insegnamento puramente orale; erano i depositari della tradizione, così religiosa come letteraria, storica e giuridica. Professavano una dottrina originale, per nulla legata, sembra, alle religioni orientali: l'anima è immortale, alla morte del corpo cambia l'involucro e continua a vivere in un al di là, che i Celti d'Armorica collocavano a ovest, in un'isola alla cui esistenza, in virtù della leggenda di san Brandano, si prestò fede fino al XVI sec. I Celti credevano in un giudizio finale: verrà un giorno, affermavano, in cui l'acqua e il fuoco distruggeranno il mondo sensibile. Essi ebbero inoltre fama di grande religiosità, come dimostra il numero delle loro divinità, che si spiega con il culto delle molteplici forze naturali, unito al particolarismo manifestantesi in campo religioso come in quello politico: più di quattrocento divinità regionali, caratterizzate non tanto dalle loro attribuzioni specifiche (guerra, amore, morte, sole, ecc.) quanto dall'estensione dell'area del loro culto. Gli dei del pantheon celtico erano rappresentati talora accanto ai simboli delle loro prerogative (il dio del mazzuolo, il dio della ruota), talora in aspetto zoomorfo, come il dio anguipede, o Cernunno, a testa di cervo o di montone. LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
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