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Tuesday, September 01, 2009 - ore 00:24


Collateral
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Los Angeles...ce ne hanno raccontate di storie ambientate in questa splendida e suggestiva megalopoli, da sentimentalismi viscerali fino a thriller da mozzare il fiato...ma nessuno di questi era dedicato interamente alla città stessa (un esempio lampante si ha con il mitico Allen ed il suo "Manhattan"), alla sua descrizione minuziosa, realistica e cinica (altra similitudine con un’altra pellicola storia, "Taxi Driver" di Scorsese)...Mann c’è riuscito in pieno sfornando questa perla che prende il nome di "Collateral"...

Los Angeles. Max, un autista di taxi, viene ingaggiato da un misterioso passeggero, Vincent, perché lo porti in giro tutta la notte, in cambio di un lauto compenso. A sua insaputa è stato ingaggiato da un killer, un professionista con il compito di uccidere, nell’arco di una sola notte, cinque testimoni collegati ad una inchiesta su un gruppo di narcotrafficanti. Max diventerà involontariamente complice del killer, che lo costringe ad accompagnarlo nel suo giro di omicidi, e con il quale dovrà collaborare quando la situazione diventerà critica. Nel frattempo il detective Fanning comincia a muoversi lungo le tracce lasciate da Vincent.

In questo film, Mann riesce ad amalgare alla perfezione, in modo assolutamente omogeneo elementi d’azione "pura" (come nel suo precedente "Heat") con momenti di poesia neorealistica (riprendendo, in questo caso, il bellissimo "L’ultimo dei Mohicani") d’avanguardia, accentuando il tutto grazie all’impiego, per quasi l’80% della pellicola, del digitale, rendendo la notte losangelina ancora più nitida ed allo stesso tempo "fredda"...certe sequenze possono rientrare tranquillamente negli annuali del cinema...il primo quarto d’ora, praticamente senza dialoghi, riesce a catapultare lo spettatore direttamente all’interno del taxi giallo guidato con Max...Max che presenta gli stereotipi tipici dell’uomo medio...colui che si sente irrealizzato, che nutre e coltiva ancora sogni pseudo-adolescenziali, che aspetta la grande svolta anche se è oramai prossimo al giro di boa...il tutto è reso in modo lampante da un dialogo che il Nostro ha con Vincent:

M: No, no, non è quel genere di lavoro, non è un lavoro a lungo termine...è solo un ripiego...è temporaneo...sto mettendo in piedi alcune cose...
V: Da quanto lo fa?
M: 12 anni...

E poi abbiamo proprio Vincent...il supercattivone...il killer impassibile ed indifferente su tutto e tutti:

Max: "L’hai ucciso! Non lo conoscevi nemmeno!"
Vincent : "Perché? Devo per forza conoscere una persona prima di ucciderla?"

ma che non si fa problemi a difendere Max quando questi viene attaccato dal titolare della rimessa di taxi fingendosi un sindacalista...un tipo parecchio strano insomma...impersonato da un ottimo Tom Cruise in versione "brizzolata"...ha dovuto immedesimarsi nel ruolo di un postino e svolgere questa attività a Los Angeles per un mese truccato con il make-up di Vincent. Lo scopo era quello di farlo abituare a muoversi in modo disinvolto, uscendo fuori dal suo classico ruolo di star hollywoodiana, e devo dire che l’esperimento ha funzionato in pieno...sono dell’idea che il buon vecchio Tom bisogna "bastonarlo" per farlo ammorbidire e per farlo scendere dal suo status quo (vedi in "Eyes Wide Shut" in cui riesce a dare prova di essere un buon attore ogni tanto)...

E poi c’è la città di Los Angeles, come ho detto all’inizio della recensione...una città a 360°, dove Mann riesce a tirarne fuori tutti gli aspetti in appena due ore di pellicola...

Ed è proprio la regia l’aspetto tecnico che più emerge in quest’ora...se la sceneggiatura non è niente di rivoluzionario (anche se meglio di qualsiasi blockbuster mai prodotto oserei dire), soprattutto nella parte finale (quella più "action" diciamo), Mann riesce comunque a ricavarne un piccolo capolavoro...certamente è aiutato da una fotografia da urlo, veramente incredibile, dove ogni singolo fotogramma è stato studiato nei minimi particolari...una colonna sonora fondamentale:

Max: Non l’ho mai capito il jazz
Vincent: Non si ferma alla melodia, va al di là delle note, non è quello che ti aspetti...improvvisazione...come stasera.

per metà originale e per metà no (da Bach a Mozart, passando per la technaccia anni ’90) fa da sottofondo ed accompagna i due nemici (anche se ad un certo punto il limite buono-cattivo, così netto all’inizio del film, verrà via via a sfaldarsi ed addirittura a capovolgersi) nella nottata più lunga della loro vita...a riprova di quello che ho appena espresso vedetevi la scena in cui i due si fermano per un momento ad osservare un coyote attraversare la strana...un momento di pura poesia impressa nella celluloide...

Un film incredibile...all’epoca uscii dalla sala con brividi ed il cuore pulsante...un esperienza da consigliare...vuoi per la trama, vuoi per gli attori (non ho avuto modo di elogiare Jamie Foxx, perfetto come sempre), vuoi anche solo per le immagini...da vedere


8,5/10




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Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo? Tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sé: e voi volete essere il riflusso in questa grande marea e retrocedere alla bestia piuttosto che superare l’uomo? Che cos’è per l’uomo la scimmia? Un ghigno o una vergogna dolorosa. E questo appunto ha da essere l’uomo per il superuomo: un ghigno o una dolorosa vergogna. Avete percorso il cammino dal verme all’uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato foste scimmie, e ancor oggi l’uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia. E il più saggio tra voi non è altro che un’ibrida disarmonia di pianta e spettro. Voglio forse che diventiate uno spettro o una pianta? Ecco, io vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. Dica la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra! Vi scongiuro, fratelli rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio. Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire! Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell’imperscrutabile più del senso della terra! In passato l’anima guardava al corpo con disprezzo: e questo disprezzo era allora la cosa più alta: essa voleva il corpo macilento, orrido, affamato. Pensava in tal modo, di poter sfuggire al corpo e alla terra. Ma questa anima era anch’essa macilenta, orrida e affamata: e crudeltà era la voluttà di questa anima!
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