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Tuesday, September 15, 2009 - ore 10:59
Il cacciatore di aquiloni
(categoria: " Poesia ")
bellissimo, toccante.
Esiste un modo per tornare a essere buoniCon questa frase, il vecchio Rahim Khan conclude una telefonata che ripiompa Amir nei ricordi dolorosi e rimossi del suo passato, un passato che faticosamente ha cercato di nascondere agli altri ma sopratutto a se stesso, un passato di colpe non espiate, di debolezze che hanno condannato le vite di molte persone, coloro ai quali Amir voleva più bene. Baba, Rahim, Ali, ma sopratutto l’indimenticato Hassan, il suo più caro amico d’infanzia, l’unica persona che abbia mai veramente dimostrato affetto incondizionato nei suoi confronti. L’amico a cui ha imperdonabilmente causato più dolore.
Il Cacciatore di Aquiloni, di Khaled Hosseini, è uno di quei rari libri che possiedono gli ingredienti giusti, nella giusta misura: un’amicizia profonda ambientata in un paese sull’orlo di una guerra civile, una storia di peccato e di lenta redenzione, legami che travalicano il tempo, lo spazio, le difficoltà. In malafede, sembrerebbe l’opera sapiente di uno scrittore che (pre)calcola il suo scritto a tavolino, lavorando più sulle convenzioni letterarie di successo che non sulla reale necessità di scrivere una storia originale e senza tempo. Ma crederlo sarebbe quasi disonestà intellettuale, perchè se è vero che nella costruzione della trama Hosseini usa (ma non abusa) di qualche figura consolidata, è altrettanto palese che la sua sincerità di scrittore, il suo stile essenziale ma assolutamente non scialbo, immergono il lettore in un universo che sembra lontano (vista l’ambientazione afghana) ma in realtà parla (anche e sopratutto) di ognuno di noi, delle nostre debolezze, delle nostre incertezze, del nostro bisogno d’amore.
Amir è un personaggio complesso che porta nel cuore il peso della menzogna e della codardia. Tradisce, senza volerlo, il suo migliore amico, vittima forse di convenzioni sociali e razzismo culturale (lui è un pashtun, l’etnia dominante in Afghanistan, mentre Hassan un hazara) che non lasciano scampo. Ma sopratutto il suo è il penoso racconto di come un semplice gesto commesso (o meglio, non commesso) possa condizionare il resto di un’intera esistenza, condannandola ad un dolore così lancinante da essere quasi incomunicabile. E travolgere come un’onda anomala tutte le persone che lo circondano.
In questo, il Cacciatore di Aquiloni sa essere un grande, grandissimo libro. Nel raccontare, in maniera profondamente umana la storia di un dannato in cerca di redenzione, di una vittima delle debolezze umane che prima ancora del Giudizio Divino condanna se stesso e la sua misera esistenza, trascinandosi in una vita vuota e illusoria in cui poter credere di relegare al passato le colpe mai ammesse. In cui fuggire definitivamente alle responsabilità. Ma Amir non ha fatto i conti con il passato, che nelle parole del vecchio Rahim Khan torna a scuoterlo con tutta la carica di spaventosi rimorsi.
Esiste un modo per tornare ad essere buoni.
E noi lo scopriremo con lui.
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