BLOG MENU:



misia, 28 anni
spritzina di Pd
CHE FACCIO? guardo minzolini nanificarsi
Sono single

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

"Per me, ciccino mio"





HO VISTO

la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






STO ASCOLTANDO









ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


Pulizie di fine estate.
Seguo chi seguivo.


BOOKMARKS


uscita d'emergenza
(da Musica / Cantanti e Musicisti )


UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 27951 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



Sunday, September 20, 2009 - ore 19:44


Un giorno...
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Un giorno un ministro mi ha detto che dovevo andare fuori di casa; era ora che alzassi i tacchi, non potevo restare con papà e nonna a oltranza.


di Gianfranco Franchi *

"Quel ministro mi ha anche offerto degli incentivi: delle favolose detrazioni fiscali sugli affitti. Io non ho saputo resistere, ho deciso di accettare una delle settantadue offerte che ricevo ogni giorno - noi laureati in Lettere moderne siamo richiestissimi; figuriamoci quelli del vecchio ordinamento, come me, allora ho preso e sono uscito di casa. Ho detto "Ciao papà! E grazie", e ho preso l’uscio, con un trolley che mi faceva pensare ai libri di Labranca e una sacca piena di romanzi. Senza curarmi troppo di problemi grotteschi come le radici familiari, l’appartenenza al territorio o a un tessuto sociale, avevo pensato di accettare l’offerta di una buona azienda di una città in cui non conoscevo proprio nessuno. Così sarei diventato un uomo e il ministro avrebbe smesso di insultarmi. Stavo così comodo a casa, a spedire curricula a vuoto. Alla fine ti stanchi, servono stimoli nuovi, ha ragione lui. E così, raggiunsi la ridente città di Novara, dove non vedevano l’ora di ospitare un romano di ventisei anni: da più parti, in città, sentivo parlare i proprietari dei ristoranti della necessità di tenerli aperti sino a mezzanotte, per venire incontro alle mie abitudini. Il mio locatario era un cinghiale sicuro di sé che non la smetteva di ringraziarmi per essermene andato da casa mia. "Così si fa", ripeteva, dandomi clamorose manate sulle spalle. "Firma!". E io firmai, versai la caparra (papà mi dava molte paghette) ed entrai nella mia nuova vita. Come usciere, a Novara, avevo un avvenire garantito: mi sarei sfiancato a fare amicizie e a sedurre donne nuove, nel dopocena, non c’era rischio che mi pentissi. Del resto, l’importante - diceva il ministro - era uscire di casa. Ammetto di avere avuto qualche imprevisto problema economico; il costo delle telefonate, con i telefonini, si faceva pesante. Chiamavano parenti (pochi, ma ciarlieri) e amici, vecchi creditori (questioni da poco) e potenziali clienti (ma ora sì che avevo un lavoro!). Niente in confronto all’emozione di farmi una lavatrice, di scottarmi con l’acqua calda della pasta, di bruciarmi l’unica fetta di carne rimasta. Tutte le volte pensavo al ministro e dicevo: "Ti frego". Quando mi hanno licenziato perché c’era un amico etiope che costava duecento euro di meno io non mi sono lamentato mica. Sono andato all’agenzia interinale sotto casa e ho ricominciato a cercare lavoro. "Laureato in Lettere?", m’hanno chiesto. "Sì", ho risposto, e già gongolavo. "Esplosivo! Che ne pensi di fare il facchino? È un’esperienza!". "E andiamo!", esclamai. E poi feci uno squillo a casa, così papà mi richiamava e potevo parlargli, ché avevo finito il credito. Sarebbe stato orgoglioso di me, il suo coraggioso bamboccione: io ero uno che lavoravo fuori Roma giusto per pagarmi l’affitto."


LEGGI I COMMENTI (3) PERMALINK



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30