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Wednesday, September 23, 2009 - ore 12:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tenendo come vero il postulato che -in assenza di traumi, lesioni, interventi o affini- la memoria non cancella niente di quello che viviamo, vediamo, proviamo, sentiamo, e che la disponibilità dei nostri ricordi dipende da un sacco di cose: rilevanza degli stessi, vicinanza o lontananza temporale dell’evento nel momento in cui si evoca, eventuali interventi di meccanismi di difesa inconsci atti a rendere inconsapevoli certi vissuti, dovremo essere noi i gestori del nostro apparato mnemonico.

Ma a partire da ciò, quanto nella rievocazione di qualcosa è sotto il nostro controllo? Se un profumo, una foto, una sensazione può riportarci cose vissute molto tempo addietro, quanto in tutto questo dipende da noi?
E i falsi ricordi, fenomeni molto conosciuti nelle discipline psicologiche, ma più banalmente, ben noti anche a chi gestisce i resoconti dei testimoni nei processi, in che misura scaturiscono dalla nostra esperienza consapevole?

Diciamo che quello della memoria è un argomento molto interessante e difficilmente esauribile in un post, che stamattina mi affascina al punto di chiedermi se sia possibile per una persona interferire attivamente coi ricordi di un’altra.

La cosa non è per niente fantascientifica pensandoci bene. E se esistessero individui in grado di manipolare i nostri ricordi consci rendendoli diversi da quelli che effettivamente sono o erano?
E se questa capacità fosse utilizzata in massa sulle popolazioni di persone comuni? Potrebbe, senza esagerare, aprirsi uno scenario alla Matrix, o più filosoficamente potremmo avere a che fare, senza averne consapevolezza, con il genio maligno di Cartesio.
Se dunque questo genio maligno esiste, chi potrà assicurarci che le nostre vite, o per lo meno gli eventi che le caratterizzano, sono stati davvero come li ricordiamo? E se fossimo tutti inseriti in gabbie non molto dissimili da quelle in cui alleviamo (o crediamo di allevare?!) le nostre galline?

Si potrebbe obiettare che il presente smentisce tutto questo.
Io mi rifaccio a illustri pensatori come Henri e Albert Enistein secondo cui "[...]il presente risulta, ad un rigoroso studio logico e matematico non esistere, in quanto per quanto si voglia delineare e limitare la sua definizione nello spaziotempo di fatto è infinitamente piccola, e quindi non si può misurare. Del presente infatti si può studiare solo il suo intorno (limite) che è formato da un po’ di futuro e da un po’ di passato. Da un futuro ormai molto vicino che passando per l’istante t 0 diventa un passato molto vicino. Il presente diventa una linea adimensionale che separa il passato dal futuro. Il presente non esiste se non diventa subito dopo contenuto della memoria del passato. Il futuro lo immaginiamo possibile con l’esperienza delle cose passate ma diventa reale solo passando per la linea del presente.[...]da Wikipedia".
A questo punto si potrebbe presupporre che gli unici tempi esistenti siano il passato e il futuro. Tuttavia, ritornando ancora alla filosofia, secondo altri autori, il futuro, dal momento che "ancora non è", esiste solo in potenza, ma ancora non esiste.

Si conclude che l’unica certezza che abbiamo sia il passato. E da quanto dimostro sopra il passato non è una nostra certezza dal momento che rappresentando il nostro vissuto e quindi i nostri ricordi e non esistendo per questi una prova della loro effettiva realtà (potrebbero esserci stati inculcati sottoforma di falsi ricordi consapevoli dal genio malignoi) non esiste nulla a cui possiamo attaccarci per provare che abbiamo fatto esperienza di quello che crediamo di aver vissuto e conosciuto.




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