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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Saturday, October 03, 2009 - ore 09:52


Corsismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Hey, chi è quella ragazza che corre lungo la navata laterale?”

Questa ve la racconto perché è tanto da Shaula.

Tema:
Ieri sera ho partecipato (in veste lavorativa, sottolineo) alla presentazione dell’anno diocesano alla chiesa di San Nicolò, a Treviso. La solenne celebrazione, fra preghiera e dottrina, vedeva la partecipazione straordinaria del Patriarca Scola, giunto a sostituire il Vescovo di Treviso Mazzocato di recente trasferimento a Udine e si teneva in uno degli edifici religiosi più importanti della provincia.



Svolgimento:
Mi son dovuta portare dietro la macchinetta fotografica, ché il nostro fotografo era impegnato in un’altra trasferta. Solo che la mia macchinetta, nonostante sia bellissima, non è adatta a grandi interni poco luminosi e soprattutto non focalizza personaggi piccoli e lontani nella maniera che si converrebbe a una pagina di giornale.
Insomma, che succede, mi sposto qua e là per capire da dove si vede meglio, o si ha una prospettiva migliore. Mi consigliano, i colleghi esperti tecnici, di fotografare il maxischermo in fondo alla navata che magari è più luminoso. Io zitta zitta mi avvicino a piccoli passi, posizione, flash e scatto. Niente, schifo totale. Che delusione.
Dalle mie spalle, Sua Eminenza continua a parlare. E poi succede, succede che sento una cosa che potrebbe essere interessante, e non mi sono portata il blocco con gli appunti, l’ho lasciato sotto la colonna che ospitava il mio accampamento, e non posso segnarmela, e rischio di perdere un passaggio importante. E che faccio? Corro. Così, perché io sono spontanea. Corro. Quando ho fretta corro, e allora corro.
Navata laterale sinistra, una fascia centrale vuota accompagnata da un bendiddio di fedeli su entrambi i lati che neanche alla messa di Natale. E io che faccio? Corro. Me ne sono accorta quando ho sentito un fastidioso ciac-ciac ciac-ciac e ho realizzato che erano le mie sneackers sul marmo centenario della pavimentazione del celebre tempio di San Nicolò, costruito nei primi anni del Trecento dai frati domenicani, che donarono alla città una costruzione degna e grandiosa, momento di transizione tra il robusto stile romanico e l’elegante gotico di origine transalpina.
Io c’ho corso dentro come al velodromo. Una dozzina di metri minimo. Bella come il sole, tutta spettinata, vestita come uno spacciatore in libera uscita, con una maglietta viola stampata in bianco a maniche corte e jeans scoloriti, in mezzo a mamme, papà, nonni e ragazzi agghindati a festa. Io invece corro.



Rallento, raddrizzo la schiena per darmi un tono, accenno un minimo segno con la testa come a dire “certo, lo so”, e a mezzo profilo me ne torno a sedere sulla mia foglia d’acanto.
Accompagnata, va detto, da centinaia d’occhi esterrefatti. E mamme che dicevano ai figli: “Ecco, vedi, così non si fa. Quella signora lì in paradiso non ci va”.

Fosse colpa di una corsa in chiesa, signora mia…



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