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Wednesday, October 14, 2009 - ore 08:05
Italiani con le palle
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Caro Piero,
scrivo a nome di un gruppo di studenti campani informati ed indignati di fronte alle condizioni grottesche della democrazia nel nostro paese. E’ per questo che vorremmo contribuire alla sensibilizzazione della società puntando ad un veloce risveglio delle coscienze addormentate che, soprattutto nella nostra realtà locale, stanno facilitando il processo di allineamento del potere in scenari sempre più tetri dal sapore sudamericano. Per questo vi chiedo come possiamo organizzarci in una Qui Napoli Libera, per promuovere e salvare il pensiero libero e critico. Vi ringrazio. Gioia
Risposta
Cara Gioia,
non c’è copyright né gerarchia: ognuno può e deve fare la sua parte, senza illudersi né rassegnarsi. Mi piace pensare a questo impegno come a un atto di idealismo senza illusioni. Il “risveglio”, se mai ci sarà, non sarà veloce e nemmeno indolore. Tuttavia anche un gruppo di amici, se animato da forti convinzioni, può contribuire a seminare consapevolezza e opporre resistenza innanzitutto culturale a questi “scenari sudamericani”. Può coinvolgere gli altri e dare il buon esempio. La non esaltante alternativa è covare rancore in solitudine o attrezzarsi all’egoismo e all’indifferenza, magari sognando di espatriare. Fossi in voi, inizierei a fissare appuntamenti periodici in piazza, nel centro della città, con volantini, cartelli, striscioni e megafono. Fino a quando non sopprimeranno le libertà civili, questo diritto non può essere negato, ma va esercitato, non deve rimanere lettera morta. Si può fare molto altro, ma è bene ritornare in piazza. Vedrete che l’esercizio della libertà è anche divertente. Ma occorre essere forti e tenaci, perché niente procura maggiore ostilità che l’esercizio pubblico della propria libertà. Nei volantini meglio mettere un’idea alla volta. Idem sullo striscione. Sui cartelli si può spaziare di più. Credo che oggi in Italia la priorità sia opporsi alla deriva anticostituzionale della cricca berlusconiana e dei suoi falsi oppositori. Ma non sottovaluto certo la specificità napoletana. Poi sta a voi scegliere temi e parole chiave. Sul piano formale, per non avere noie, come penso già sappiate, occorre dare preavviso alla questura almeno tre giorni prima, recandosi all’apposito ufficio manifestazioni, dove vi sarà chiesto di compilare un modulo con motivo dell’iniziativa, numero previsto di partecipanti, luogo, orari ecc. Anche singolarmente, come privati cittadini, potete dare preavviso della vostra iniziativa. Non occorre avere un’associazione o un partito alle spalle. La questura ha l’obbligo di concedervi il nulla osta a meno che non vi sia un giustificato motivo di ordine pubblico che sconsigli la manifestazione. In questo caso basterà accordarsi per una piazza diversa o rinviare l’iniziativa. So che avere a che fare con la burocrazia dell’ordine pubblico per molti è fastidioso. Lo è anche per me. Soprattutto quando ci si muove da privati cittadini si ha l’impressione di essere schedati, controllati nella propria libertà di espressione e azione. In fondo è l’effetto voluto, ad uso e consumo di chi trova comodo ridurre le persone a numeri, a sudditi, che non sanno come muoversi, perennemente intimoriti ad esporsi, sempre con il cappello in mano davanti all’autorità, inconsapevoli dei propri diritti e delle possibilità di far sentire la propria voce. Ma occorre vincere questo fastidio e questi timori. Lo dico a voi e a tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa ma fino ad ora hanno atteso che a prendere l’iniziativa fossero altri. Lo dico ai molti che mi scrivono per farmi i complimenti o domandarmi che cosa si possa fare. Occorre testimoniare in ogni ambiente messaggi in controtendenza e autoconvocarsi in piazza, riprendersi la parola senza attendere che siano altri a darcela, ribellarsi moralmente, con composta fermezza, senza più delegare. A tutto questo noi non siamo abituati perché - specie in Italia - ci viene inculcata fin dall’infanzia non la libertà responsabile ma la sudditanza anarcoide, di cui sono componenti essenziali l’ignoranza dei diritti e la svalutazione dei doveri. Se questi focolai di resistenza si moltiplicassero, se il dissenso fosse visibile e la mobilitazione costante, forse qualcosa ancora potrebbe cambiare. Di certo l’Italia smetterebbe di essere il campo da gioco ideale per oligarchi, demagoghi e farabutti di ogni ordine e grado. Se è vero che una democrazia ha bisogno di buoni cittadini prima ancora che di buoni governanti, noi italiani abbiamo quel che meritiamo. Fatemi sapere. A presto, Piero.