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tutto ciò che nn è scritto...

HO VISTO

la felicità andare via di schiena, babbo natale, il mare arrabbiato, tanti concerti del liga,il sole sorgere, mia nonna ridere, i biscotti fatti a cuoricino,parole andarsene con un colpo di vento, il tramonto,terremoti interiori,jonny winnie elf. e ape,il cielo sopra Berlino, il suo nome lampeggiare nel display del cell, Londra,tulipani azzurri, due occhi innamorati, il muro, l’oceano, persone sole, un regalo inaspettato, la fame e la sete,l’arcobaleno a Parigi, cuori pieni con teste vuote, la primavera, "ciao, mi manchi", treni andare via, sogni infranti, hotel senza bidet, gente andarsene, il mare da una barca, chi sa davvero perdonare, il torero allucinogeno, mille storie sulle nuvole

STO ASCOLTANDO

...la pioggia che cade...



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ABBIGLIAMENTO del GIORNO





ORA VORREI TANTO...












STO STUDIANDO...

..me stessa!!!




OGGI IL MIO UMORE E'...







ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare
2) vedere la falsità delle persone che per interesse personale o anche solo per divertimento sono capaci perfino di cambiare comportamento per un periodo lungo di tempo..
3) Non è facile.

Vestirsi di coraggio la mattina.

Coprire di risate il proprio stato d'animo.

Chiudere i pensieri in una stanza buia.

Mandare a monte i propri sogni.

Dare un senso alla vita.

Aprire la porta del cuore.

Mangiare le proprie lacrime.

Azzitirsi davanti al suo sguardo.

Negare i propri sentimenti.

Lasciarsi andare.




Non è facile.




MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ...Essere se stessi,nella situazione più difficile come in quella più banale... e notare che in ogni circostanza le persone che valgono davvero,che ci stimano e apprezzano per ciò che realmente siamo sono sempre li... accanto a noi..pronti ad accoglierci con un sorriso.
3) Un ti voglio bene!sincero..
4) un bambino e un pezzo di pane, due cose semplici: mettetele assieme, guardate un bimbo che morde un pezzo di pane: la semplicità è meraviglia



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Thursday, October 22, 2009 - ore 08:11



(categoria: " Pensieri ")


c’è un passaggio del libro Novecento di Alessandro Baricco - lo riporto qui sotto - e della sua versione cinematografica La leggenda del pianista sull’oceano, di Giuseppe Tornatore

... mi si riaffaccia alla mente la "simbologia" di questa scena
o almeno quello che dice a me

è il pezzo in cui, nel mare in burrasca, Novecento e Max - in una scena memorabile - sganciano il pianoforte dai suoi fermi, e il pianoforte si mette a girare per la sala, mentre Novecento suona e Max, terrorizzato, solo un po’ alla volta accoglie la magia di questo momento

e mi vien da pensare che...

qualche volta la vita ci chiama fuori dalle nostre (apparenti) sicurezze e ci chiede di seguirla; allora quello è il momento di scegliere se rinunciare o seguirla
se tenere il freno o mollare la presa... e fidarci
"togli i fermi"
"ma è una follia"
"fidati di me, toglili"

qualche volta - solo qualche volta - la vita ci porta in mezzo alla burrasca, e allora possiamo opporci al moto dell’Oceano oppure accogliere tutto e ballare sulle sue onde, possiamo ribellarci alla burrasca o prenderne il ritmo... e ballare il valzer dell’Oceano

come Novecento e Max, sul "dorato parquet della notte", danzare con l’Oceano
accogliere la paura... e le onde... e tutto quello che ancora non conosciamo

[...] Quella notte, nel bel mezzo della burrasca, con quell’aria da signore in vacanza, mi trovò là, perso in un corridoio qualunque, con la faccia di un morto, mi guardò, sorrise, e mi disse: "Vieni".
Ora, se uno che su una nave suona la tromba incontra nel bel mezzo di una burrasca uno che gli dice "Vieni", quello che suona la tromba può fare una sola cosa: andare. Gli andai dietro. Camminava, lui. Io... era un po’ diverso, non avevo quella compostezza, ma comunque... arrivammo nella sala da ballo, e poi rimbalzando di qua e di là, io ovviamente, perché lui sembrava avesse i binari sotto i piedi, arrivammo vicino al pianoforte. Non c’era nessuno in giro. Quasi buio, solo qualche lucina, qua e là.. Novecento mi indicò le zampe del pianoforte.
"Togli i fermi," disse. La nave ballava che era un piacere, facevi fatica a stare in piedi, era una cosa senza senso sbloccare quelle rotelle.
"Se ti fidi di me, toglili."
Questo è matto, pensai. E li tolsi..
"E adesso vieni a sederti qua," mi disse allora Novecento.
Non lo capivo dove voleva arrivare, proprio non lo capivo. Stavo lì a tenere fermo quel pianoforte che incominciava a scivolare come un enorme sapone nero... Era una situazione di merda, giuro, dentro alla burrasca fino al collo e in più quel matto, seduto sul suo seggiolino - un altro bel sapone e le mani sulla tastiera, ferme.
"Se non sali adesso, non sali più," disse il matto sorridendo. (Sale su un marchingegno, una cosa a metà tra un’altalena e un trapezio) "Okay. Mandiamo tutto in merda, okay? tanto cosa c’è da perdere ci salgo, d’accordo, ecco, sul tuo stupido seggiolino, ci son salito, e adesso?"
"E adesso, non aver paura."
E si mise a suonare.

(Parte una musica per piano solo. È’ una specie di danza, valzer, mite e dolce. Il marchingegno incomincia a dondolare e a portare l’attore in giro per la scena. Man mano che l’attore va avanti a raccontare, il movimento si fa più ampio, fino a sfiorare le quinte)

Ora, nessuno è costretto a crederlo, e io, a essere precisi, non ci crederei mai se me lo raccontassero, ma la verità dei fatti è che quel pianoforte incominciò a scivolare, sul legno della sala da ballo, e noi dietro a lui, con Novecento che suonava, e non staccava lo sguardo dai tasti, sembrava altrove, e il piano seguiva le onde e andava e tornava, e si girava su se stesso, puntava diritto verso la vetrata, e quando era arrivato a un pelo si fermava e scivolava dolcemente indietro, dico, sembrava che il mare lo cullasse, e cullasse noi, e io non ci capivo un accidente, e Novecento suonava, non smetteva un attimo, ed era chiaro, non suonava semplicemente, lui lo guidava, quel pianoforte, capito?, coi tasti, con le note, non so, lui lo guidava dove voleva, era assurdo ma era così. E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sfiorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento, quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l’Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte. Oh yes. [...]




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