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Ho scoperto che Dio è come Gesù di Nazaret e non viceversa: attenzione!

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PARANOIE


1) "Incazzarsi davanti la negazione dell'evidenza"
2) quelle macchine che ti tagliano la strada e poi girano dopo 2 metri
3) sentire delle parole a cui poi non corrispondo i fatti, sentirsi illudere e precipitare poi improvvisamente in una terribile realtà
4) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
5) sapere che comunque, che tu scelga o non faccia nulla, qualcuno gioirà e qualcun'altro soffrirà
6) vedere che le persone molte volte aprono la bocca senza credere veramente in quello che dicono...
7) vedere tradita la mia fiducia

MERAVIGLIE


1) Chiudere gli occhi la sera e dire: ho fatto del mio meglio
2) vedere ogni giorno una nuova alba
3) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
4) Accogliere (con fatica) una scelta non condivisa ed essere profondamente sereni: non mi sono venduto.
5) rendersi conto che nonostante tutto quello che gli altri ti hanno fatto di male, non riesci proprio ad essere un bastardo
6) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.
7) La solarità





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Sunday, October 25, 2009 - ore 12:29


Mc 10, 46-52 - ah, ecco perchè
(categoria: " Pensieri ")


Il cap. 10 si chiude con una spiegazione allo strano gioco raccontato da Marco e visto in queste Domeniche: Gesù di Nazaret vive e fa ai suoi una pro-posta di vita piena e i discepoli stanno su un piano altro. Collegato strettamente con i versetti precedenti 35-45, il brano mettendo in scena un altro personaggio lascia intuire quanto vivevano Giacomo e Giovanni (i figli del tuono, come da soprannome in Mc 3, 17) e gli altri 10 con loro. Il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare (v. 46). Attenzione, attenzione non è una situazione fisica, dalla nascita. Il personaggio è diventato cieco, ergo non è più in grado di vedere la realtà. Si trova come evidenziato in una situazione di aridità (la strada non è terreno adatto alla semina). Non è una situazione di suo agio e vuole uscirne partendo dal suo punto di vista: sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!" (v. 47). Ehi, come da evidenza c’è il motivo della cecità: nella cultura del tempo figlio di sta per colui che assomiglia in tutto a. Davide è il re che per arrivare dove è arrivato ha tolto la vita a chi era a lui di ostacolo. Gesù di Nazaret non si identificherà mai in questo; lui è il figlio (=colui che assomiglia in tutto a) di Dio, che da la vita!

C’è dunque una idea che rende ciechi ed è ahimè comune a tutti i tempi allora come ora: quella del dio, che mi risolve i problemi. No, Dio non fa se noi stiamo a guardare; Dio è la nostra forza se noi abbiamo il coraggio di giocarci ed in prima persona nella quotidianità fatta di reale. Esempio plastico, facilmente leggibile in ogni realtà umana sociale (ecclesiale, compresa). Se in una famiglia il figlio manifesta disagio (attenzione: ci sono 1000 + 1 modi di farlo) ai genitori tocca affrontare questa realtà. Il dire le preghiere, perché sia dio a farlo serve solo a far andare il figlio in tanta malora. Ma si è pregato (?)! E dio non è intervenuto a risolvere i nostri problemi. Le maiuscole e minuscole non sono a caso! Non affrontare la realtà dice paura, non è segno di responsabilità. E ancora più sottilmente dice come la realtà in fondo non mi interessa, perché sono già arrivato dove volevo: gli altri si arrangino. Ahi, triste realta anche ecclesiale di oggi: porterà frutto? (No e ne siamo responsabili, ma è la mia risposta). Eh, eh: fuori dalle chiese si vive da cristiani; per questo siamo orgogliosi di avere un appuntamento settimanale per sentire parole di vita e mangiare insieme il pane della vita (Gesù di Nazaret ha detto di esserlo, cfr. Gv 6).

E il cieco? Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". Chiamarono il cieco, dicendogli: "Coraggio! Alzati, ti chiama!" (v. 49). Non è il Maestro ad andare verso il discepolo, ma viceversa. Oh il movimento successivo nel v. 50: gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Il mantello è la realtà che avvolge la persona. E’ il proprio punto di vista, che bisogna lasciare se si vuole vedere il nuovo. Il cieco fatta la scelta di lasciare quel mantello vede non più il figlio di Davide, ma il Rabbunì (v. 51) (termine confidenziale riservato a Dio). Gesù gli disse: "la tua fede (=scelta) ti ha salvato". E subito vide di nuovo e lo seguiva nella strada (v. 52). Proprio la scelta di lasciare un punto di vista arido permette di vedere la realtà. Nello stesso orientamento di Gesù di Nazaret, che non è venuto a togliere bensì a dare la vita.

Buona settimana


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