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Sunday, November 15, 2009 - ore 22:49
Non ti scordar di te
(categoria: " Riflessioni ")
Stavo pensando che i ricordi sono autentica contraddizione.
Per l’uomo un ricordo può essere “tutto”, ma essendo qualcosa di inconcreto, è allo stesso tempo “niente”.
Un ricordo più è bello, più è doloroso evocarlo.
Un ricordo è reale, fa riprovare le sensazioni svanite… Eppure, vivendolo in differita, non è altro che un miraggio, un’illusione, un avanzo effimero e riscaldato a microonde della felicità.
E’ come una droga… Quando lo rivivi stai bene. Quando finisce e ti rendi conto che era solo un sogno, paghi lo scotto.
I ricordi sono sadici e dispettosi. Quando si tenta di richiamarli vividi a comando, quando vi è volontà di rimembranza, essi si nascondo, si fanno beffa, creano confusione per mimetizzarsi meglio e non farsi scoprire.
Perché sono orgogliosi e dispotici, capricciosi ed insolenti: decidono loro quando comparire, quando farsi trovare. Vengono a farci visita senza preavviso, permesso o invito e possono tormentarci fino a procurarci uno stato di ebbrezza.
Ciò che vogliamo ricordare, spesso lo dimentichiamo, e ciò che ricordiamo meglio, talvolta, è ciò che vorremmo dimenticare.
Non ho mai capito secondo che criterio la nostra mente decide cosa tenere con sé, cosa gettare nel burrone e cosa seppellire sotto tonnelate di fango e sassi. Non c’è teoria psicologica che tenga.
I ricordi possono essere freddi o caldi. Quelli che lasciano i brividi sono quelli più vuoti e profondi, quelli caldi sono coperte che avvolgono, asciugamani che tamponano, cuscini da stringere.
Il ricordo può essere profumo, fisionomia, silhouette, tocco, fotografia, angolo di mondo, sensazione, suono, eco, puro colore. La polimorfia assoluta, mutevolezza cangiante, mille facce in continuo movimento: inesauribile pluralità di maschere. Sì, perché tutto ci può ricordare e tutto può essere ricordo.
Il ricordo è passato, eppure nel momento in cui lo riviviamo si fa presente… Ed è qui la fregatura, è qui che l’uomo cade e si rende conto che è solo un altro giro di valzer, è solo un fotogramma digitale prodotto dal cervello che poi sviluppiamo in una camera oscura. La rimembranza ci rende tutti fotografi.
Con il ricordo, tutti diventiamo artisti. Perché non è altro che una nostra creazione. Una tela che noi dipingiamo e poi distruggiamo, una lettera che scriviamo e poi inceneriamo, una canzone che componiamo e poi non suoniamo: un pezzo di vita che interiorizziamo e metabolizziamo secondo il nostro punto di vista, esaltato dall’emozione , con luci sovraesposte a seconda di come abbiamo vissuto.
Ricordare è scoprire ogni giorno per la prima volta un pezzo di sé.
Ricordare è fondamentale ed importante, ma non è una novità. Ricordare è bello, ricordare ci fa rendere conto di ciò che ci manca e di ciò che abbiamo perso: una cartina tornasole delle nostre censure.
Non fa altro che schiaffarci la realtà, facendone il confronto: ci mostra quanta strada abbiamo fatto e quanta ce ne manca.
Un unico pericolo, in questo cammino: perdersi.
Meg
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