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1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) Se ero il primo della fila al semaforo rosso, quando parto e arrivo in mezzo all\'incrocio, non mi ricordo mai se il semaforo era scattato o no, e guardo negli specchietti se anche gli altri partono!

3) l\'occhio che si chiude senza la mia volontà


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SONDAGGIO: IL MONDO È BELLO PERCHÈ È MARIO...MA ALMENO AL CESSO..


Parliamone...perchè qui la questione si fa seria ed inquietante!
E’’ stata avviata un’’importante ricerca per sancire in maniera definitiva ed inequivocambile qual è il giusto modo per utilizzare il bidet!
Cioè..la seduta che utilizzate è quella detta "alla cavallerizza" cioè frontale, a cavalcioni, con la possibilità di guardare il rubinetto per intenderci...o preferite la "retromarcia" cioè sedervi all’’indietro come se vi sedeste sulla tazza del Water dando la schiena al rubinetto(posizione che pare presenti luci ed ombre tra cui l’’indubbia comodità e pregio di non dover togliere completamente i pantaloni ma che non permette di vedere il rubinetto rendendo difficile la regolazione della temperatura)?
Oltre a questo la ricerca si pone lo scopo di capire se le preferenze nell’’utilizzo possono essere dovute a fattori caratteristici della popolazione come per esempio il sesso.

Quindi amici/amicie di spritz votate e votate...STOCCOLMA CI ASPETTA!!!

Sono un maschietto ed utilizzo la seduta frontale
Sono una femminuccia ed utilizzo la seduta frontale
Sono un maschietto ed utilizzo la seduta in retromarcia
Sono una femminuccia ed utilizzo la seduta in retromarcia
Non rientro in uno dei gruppi sopracitati e/o non utilizzo nessuna delle sedute menzionate

( solo gli utenti registrati possono votare )

Thursday, November 26, 2009 - ore 12:56


La favola di Stev..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questa favola non comincia con il classico “c’era una volta…”, assomiglia di più a quelle storie viste in tv di atleti che corrono i 10000 alle olimpiadi, ma si fanno male al primo giro e non riescono più a tenere il ritmo degli altri. Così a metà gara sono già lontanissimi dal resto del gruppo ma loro continuano a correre, anche se i telecronisti parlano di loro dicendo solo: “e molto molto attardato, solo tandeitali che ormai potrebbe ritirarsi”. Ma loro continuano a correre, anche se doppiati più volte dai primi, anche fuori tempo massimo. I primi arrivano e ricevono l’applauso del pubblico. In genere è molto caloroso quello dei propri connazionali e di circostanza da parte del resto dello stadio…ma l’ultimo, quello che ha continuato a correre anche con due giri di ritardo, quando arriva riceve un ovazione. In tutto lo stadio, ogni persona si alza in piedi e applaude emozionata il coraggio e la determinazione di quell’atleta che non ha mollato. Spero che questa storia non vi annoi…ma vi faccia rivivere quelle emozioni.

Oggi voglio parlarvi di un atleta australiano la cui storia mi ha molto colpito, il suo nome è Steven Bradbury.
Il nome ai più non dirà molto, ma sono convinto che molti hanno visto e rivisto le immagini dell’ultimo giorno da pattinatore professionista di Steve. E chi le ha viste non può aver fatto a meno di ridere per la casualità di quegli eventi. Ma quelle immagini raccontano solo un pezzettino di storia, un finale divertente. Quando ho letto il resto della storia la risata è diventata un sorriso di compiaciuta soddisfazione.
Il giovanissimo Steve per il mondo del pattinaggio è una promessa della velocità. Nel ’94, a soli 21 anni è bronzo olimpico nella staffetta. Nella sua specialità, lo short track, ha già vinto un argento mondiale nel ’93 ed un altro bronzo nel ’94. Poco più che ventenne è considerato uno dei tre più forti atleti del mondo.
Qualche mese dopo la fine dei giochi olimpici di Lillehammer partecipa ai mondiali di Montreal. Qui però si scontra con un altro pattinatore, nella caduta la lama del pattino dell’altro atleta lo ferisce alla gamba. La ferita arriva fino all’arteria femorale, Steve perde 4 litri di sangue e rischia la vita.
Per richiudere il taglio occorrono 111 punti di sutura, e la riabilitazione dura 18 mesi.
Un anno e mezzo di inattività è un macigno sulle spalle di qualsiasi professionista, la carriera di Bradbury sembra essere già al capolinea.
Coraggiosamente decide di continuare, anche se le soddisfazioni non potranno essere più quelle attese prima del grave infortunio. Verso la fine degli anni ’90 decide di preparare un ultima grande competizione per chiudere la propria carriera: le Olimpiadi invernali di Salt Lake del 2002. Ma ancora una volta la sorte gli è avversa, nel 2000 durante un allenamento si frattura il collo e passa 6 settimane con il collare ortopedico. Sfido chiunque a non mollare. Ma lui non demorde, decide di fare ugualmente il suo canto del cigno alle olimpiadi del 2002 e riesce a qualificarsi. Nei 1500 metri esce al secondo turno nei 1000 metri giunge fino agli ottavi e poi ai quarti, ma giunto qui nessuno scommetterebbe un centesimo su di lui. E forse lui stesso è consapevole che per raggiungere anche solo le semifinali servirebbe un miracolo.
Nella sua batteria dei quarti ci sono, oltre a lui, altri 3 atleti due dei quali sono i grandi favoriti per la vittoria finale. In semi finale passano solo i primi 2.
All’inizio dell’ultimo giro Steve è ultimo e senza speranze, ma vuole portare la sua corsa fino alla fine…ed è qui che ha inizio la leggenda. Uno degli atleti che lo precede commette una scorrettezza e ne fa cadere un altro, viene squalificato. Con due avversari fuori gara Steve arriva secondo ed entra in semifinale con la certezza di aver compiuto l’impossibile e con la consapevolezza che chiudere la semifinale ultimo con meno di mezzo giro di distacco sarebbe già una gran cosa. La pensano allo stesso modo tutti gli esperti e lo canzonano un po’ per la fortuna sfacciata…per tutti una cosa è certa: farà fatica ad avere meno di mezzo giro di distacco dall’ultimo. E così è infatti, l’atleta australiano ce la mette tutta ma all’ultima tornata ha mezzo giro dai primi 2 che passano il turno. Il destino a volte è beffardo: all’ultima curva un atleta cade e trascina con se tutto il gruppo, Steve è stato così determinato da non mollare nonostante il distacco e questo è abbastanza per recuperare ed arrivare secondo. A più di qualcuno a questo punto scappa un “eh ma che culo!!!”, ma forse la dea bendata sta solo restituendo a Stev un pizzico di quello che gli ha tolto e lui ha il merito di farsi trovare pronto.
I telecronisti ridono…e si chiedono se in finale il buon Bradbury verrà addirittura doppiato dagli altri atleti…qualcuno addirittura si sbilancia in un gesto di pietà chiedendosi se sia il caso di far umiliare un atleta facendolo partecipare ad una gara dove potrà fare solo una pessima figura rispetto alle capacità degli altri concorrenti.

Queste le immagini di quelle ultime tre gare commentate dalla Gialappas, a partire dagli quarti…se volete potete pure deriderlo come fanno loro, per me è un grandissimo…





Il suo commento a fine gara sarà:” Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario



Tutto questo per dirvi che…
…qualsiasi cosa dicano gli altri, lasciate pure che vi scherniscano o vi giudichino finiti.
Qualsiasi cosa dica la logica degli eventi o la statistica, lasciate che siano gli altri a dire:”è impossibile”.
Per quanto grandi siano gli ostacoli affrontati o scarse le probabilità di riuscita.
L’importante è
non mollare mai!








..e poi se è culo è culo!



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thesnakeR, 34 anni
spritzino di (città è una parola grossa)S.Giorgio delle Pertich
CHE FACCIO? Programmatore ma soprattutto il gigante buono!
Sono sistemato

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