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![]() fairymum, 39 anni spritzina di Vicenza CHE FACCIO? Lavoratore Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO I libretti di Giulio Coniglio HO VISTO American History X, da cui è tratto il seguente dialogo. Sweeney: Davo la colpa a tutti davo la colpa ai bianchi, colpa alla società, colpa a Dio. Non avevo risposte perché mi facevo le domande sbagliate. Tu devi farti la domanda giusta. Derek: E qual è? Sweeney: Tutto quello che hai fatto, ti ha reso la vita migliore? STO ASCOLTANDO R101 : for me the best! ABBIGLIAMENTO del GIORNO Normale ORA VORREI TANTO... Avere i numeri vincenti del superagnolotto STO STUDIANDO... Un modo per avere i numeri vincenti del superagnolotto OGGI IL MIO UMORE E'... Tranquillo..più o meno ^^ ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: jessicaus maestron BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Wednesday, December 02, 2009 - ore 13:35 Addio pianeta Iran Diario di una donna in viaggio Ho sempre preferito viaggiare da sola. Sono stata in molti Paesi del Medio Oriente, Yemen incluso. Certo, non senza problemi, ma parlando l’arabo e conoscendo la mentalità, non trovavo troppe sorprese. E così, ormai da qualche mese, il desiderio di visitare l’Iran si faceva sempre più presente. Mi ero messa persino a studiare il farsi (la lingua persiana), essenziale, sapendo che fuori Teheran avrei avuto difficoltà a comunicare in inglese. Parto alla fine di agosto lasciando la famiglia e gli amici un po’ perplessi e approdo all’aeroporto dal nome sonante di Imam Khomeini, a Teheran. L’abbigliamento è quello richiesto: pantaloni, camicione serrato oltre il ginocchio con maniche lunghe e un foulard che copre la testa, capelli inclusi. Fa caldo, 35 gradi, ma pazienza, sono informata e non mi sorprendo. È Ramadan, so che non si può né bere né mangiare in pubblico fino a dopo il tramonto, ma credo che negli alberghi ci saranno eccezioni. Sorpresa! A parte il fatto che trovo quasi tutti gli alberghi semivuoti, o perlomeno con i soli ospiti iraniani, mi spiegano che è permesso mangiare solo ordinando il servizio in camera. Pazienza, almeno la sera andrò nei ristoranti e cambierò il mio regime alimentare per tutto il mese del mio soggiorno. Seconda sorpresa. Fuori Teheran, nessun ristorante accetta la presenza femminile non accompagnata e l’abbigliamento che andava bene nella capitale non è adatto per le altre località del Paese. Troppo spudorato per i gusti della gente comune. Inoltre, la Tv mostra solo canali locali, nemmeno quelli arabi sono permessi, perché potrebbero offrire troppe tentazioni o notizie sbagliate. Pazienza, vuol dire che cercherò le notizie in Internet. Neanche a dirlo. La maggior parte dei server sono bloccati e io non posso nemmeno aprire la mia posta elettronica. Acquisto una scheda telefonica iraniana e cerco di comunicare via Sms con l’Italia. Scopro così che i messaggi non entrano né escono né dalla scheda iraniana, né da quella italiana. Pazienza, vuol dire che almeno dall’Italia mi potranno telefonare su uno dei due cellulari. Mi rivolgo a una grande agenzia viaggi per cercare di organizzare le mie visite ai luoghi di cui avevo tanto letto, ma anche qui mi attende una sorpresa. L’agenzia non ha i numeri degli alberghi. Adesso, durante il Ramadan, non lavora nessuno, dicono, possono solo acquistarmi i biglietti di trasporto tra qualche giorno. Chiedo una mappa geografica. «Spiacenti - dicono - il ministero non ce le fornisce. Sa com’è, sono faccende militari». Così mi organizzo da sola. Giro per il Paese con diversi mezzi: dagli autobus ai treni, dagli aerei ai taxi. Ovunque le divisioni sono nette: uomini davanti e donne dietro. I bagni pubblici maschili sono molto distanti da quelli femminili, per non cadere nelle tentazioni in questi possibili luoghi d’incontro. Negli ascensori non capita mai di trovarmi con un uomo, perché stanno ben attenti a non sorprendersi troppo vicini. Comincio ad avere qualche dubbio di essere infestata. Nel sud del Paese, dove le temperature sono molto più elevate e la sete diventa quasi insopportabile, mi nascondo dietro le porte cercando di bere un po’ d’acqua. Mi sento anche una ladra, perché tutti gli occhi mi stanno addosso e qualcuno pronuncia la parola “peccatrice”. Spesso le donne mi assalgono nella strada cercando di aggiustarmi il foulard. I loro sguardi trasmettono convinzioni assolute, niente dubbi, niente domande. La loro potenza mi fa rabbrividire. Mi dicono che Allah mi punirà per la mia provocazione, perché non vesto la abbaia (mantello nero che copre tutto il corpo), che tra l’altro non è obbligatoria per legge, e io comincio ad avere gli incubi che il foulard mi caschi dalla testa. Mi sforzo di fermarlo con gli spilli, ma anche quelli a volte scivolano. Su tutti i muri delle strade in ogni città o villaggio grandi insegne in farsi e in inglese segnalano la corretta norma di comportamento di una donna degna di fede e ricordano che l’unico modo di vivere in rettitudine è conoscere la verità nel totale abbandono in Dio. Insomma, tutto, ma proprio tutto è permesso ai soli uomini e giustificato dalla loro interpretazione religiosa, tranne la bugia. Puoi uccidere, rubare, violentare, ma se te lo chiedono devi ammettere la verità. E solo quella ti aprirà le porte del Paradiso! Altri manifesti ovunque mostrano i due più grandi Imam: il defunto Khomeini e l’attuale Khamenei, sempre insieme, dal portamento austero. Le loro parole sono leggi e nessuno le mette in discussione. Dopo le elezioni è scattata la protesta e sono morte, dicono, 5.000 persone, mentre un numero imprecisato di contestatori è finito in prigione. Ogni sera, dovunque mi trovo, mi chiudo nella stanza d’albergo prima del tramonto e mangio in camera, perché sento che se mi comportassi diversamente sarei in pericolo. A Qazvin mi ero trovata circondata da donne che mi rimproveravano urlando, nel mercato di Shiraz gli uomini mi urtavano di proposito, nei villaggi i bambini tentavano di tirarmi pietre addosso, nella maggior parte degli alberghi avevo le guardie sul pianerottolo nei pressi della mia stanza. Ho conosciuto anche gente estremamente gentile, disponibile, nonostante mancassero dei sorrisi. Una volta ero riuscita a far ballare tutti i passeggeri di un piccolo autobus, donne e uomini e anche autista compresi. Le donne avevano addirittura tolto il copricapo. Risate, musica ad alto volume e la voglia di lasciarsi andare. O di far vedere a una straniera che tutto si può. Perché ovunque nei luoghi pubblici è proibita la musica, qualsiasi gioco di società e lo stare insieme ragazze e ragazzi. A parte la capitale, non ho visto né bar, né locali, fuori dagli alberghi. Se le persone si devono incontrare e parlare, dicono, lo possono fare nei parchi davanti agli occhi di tutti. Sì, Teheran Nord è proprio un’isola felice, “le bellissime ragazze hanno il vento nei capelli”, concludo metaforicamente. Ci sono persino le antenne satellitari sui tetti delle case, la gente organizza le feste in privato e gli scenari cambiano radicalmente. Gli iraniani si dividono tra quelli che vogliono apparire e tra quelli che si occultano, dicono. Per secoli, le carovane che attraversavano i deserti con le merci erano in pericolo, i ricchi venivano assaliti e derubati. Per questo hanno imparato a velarsi vestendosi con indumenti disadorni e abitando case in apparenza modeste. Arrivata a Yazd, cittadina in mezzo al deserto nel sud del paese, comprendo meglio il significato di questa affermazione. Case di terracotta prive di qualsiasi decorazione in mostra. Interni sontuosi. In una di queste dimore antiche c’è il mio albergo. Il soffitto circolare in alabastro emana una luce calda, magica. Nel cortile attorno alla grande fontana, altane rivestite con tappeti e cuscini, sui quali la gente semisdraiata mangia e parla sottovoce. L’atmosfera è di altri tempi. La città in cui ancora la mite religione zoroastra ha una grande importanza. I suoi templi di fuoco, le sue torri del silenzio e il suo simbolo dell’aquila Farawahar che con il suo credo “Buon pensiero, buona parola e buona azione” si mantiene in una certa armonia con l’Islam sciita, non permettendogli di traboccare dal suo profondo significato esoterico. La gente è molto più calma, ospitale, amabile e nello stesso tempo introversa. Parlo con le persone, raccolgo leggende, storie di ieri e di oggi. La mia basilare infarinatura di lingua farsi mi è di grande aiuto. Una notte mi fermo a dormire in un caravanserraglio: un’enorme luna piena illumina la branda. Rifletto sulla genialità di questo antico popolo che progettò in mezzo all’arido deserto il sistema per conservare il ghiaccio, ripenso alle traforate torri che catturano il vento per rinfrescare gli ambienti domestici, ai metodi per convogliare l’acqua e portarla nelle case senza sprecarne una goccia, agli ingegnosi astronomi, architetti, matematici del passato. Alla gloriosa storia dei suoi eroi: Ciro il Grande, Dario. Alla raffinatissima fattura dei gioielli degli scià, alle ceramiche, ai tappeti, miniature in smalto, acutissimi calligrafi, artisti, musici. All’architettura delle moschee, che con le sue decorazioni enfatizza l’esoterismo e le profezie presenti nel pensiero religioso. E infine mi addormento ricordando la leggenda della figlia dell’ultimo re Sassanide, che, dopo aver saputo che il padre era stato sconfitto dai dominatori arabi, scomparve nella grotta di Chek Chek. La caverna, nascosta tra le montagne nei pressi di Yazd, era un antico tempio mitraico, dove la principessa si rifugiò per non doversi convertire all’Islam. Si dice che si aprì un varco nel masso nel quale lei sparì e le tracce dei suoi vestiti furono ritrovate sulla pietra. Da allora, per secoli, gocciola l’acqua dal soffitto di roccia producendo un continuo suono: chek, chek. Quest’acqua è tutt’oggi venerata dai zoroastri che arrivano qui in pellegrinaggio una volta all’anno persino dall’India, dove si rifugiarono durante le persecuzioni. Secoli di imposizione dell’Islam in queste terre portarono i persiani ad abbracciare il credo sciita, che all’epoca, era solo una insignificante minoranza dei musulmani. Decisero così, pur di distinguersi dalla maggioranza sunnita. Fecero di queste divergenze una nuova filosofia di vita che nei tempi moderni, dopo la rivoluzione, portarono all’esasperazione e all’integralismo. Rendersi riconoscibile all’interno del mondo islamico per cercare di superarlo e di guidarlo. Un Paese contraddittorio alla ricerca delle proprie gloriose origini. La conservazione di questa millenaria cultura ha richiesto ai suoi governanti di esaltare l’orgoglio nazionale. La costruzione di una nuova identità nata da un deposito di esperienze collettive all’interno dei valori di impronta zoroastra, richiedeva forse il suo opposto. Richiedeva una continua reinterpretazione delle divergenze rispetto ai suoi vicini. È questa la vera conquista della rivoluzione iraniana del ’79? O di quella precedente della conversione religiosa dell’ottavo secolo? Troppe sono le domande che rimangono aperte. Arrivata nel profondo sud ero tentata di scappare con il primo mezzo disponibile. Persino di correre il rischio e attraversare il confine iracheno, poco distante. Addio Iran! (Fatima Abdel) FONTE : http://www.vivereinarmonia.it/tempo-libero/i-nostri-viaggi/articolo/addio-pianeta-iran.aspx Per caso mi sono imbattuta in questo articolo e per curiosità lho letto : mi ha generato una tristezza infinita. LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
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