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Thursday, December 03, 2009 - ore 02:12


Fermati!
(categoria: " Riflessioni ")


Pare sia questo il messaggio che i recenti eventi mi stanno lanciando a gran voce: STOP! Ho passato gli ultimi 2/3 mesi a dedicarmi al 100% al lavoro, macinando chilometri e straordinari con ritmi assurdi, ritrovandomi a dividermi quasi esclusivamente tra lavoro e riposo notturno, inframezzando qui e lì col rugby, ma senza l’entusiasmo di prima... La stanchezza iniziava a farsi sentire, i nervi cominciavano a cedere, ed ecco che nel giro di pochissimo tempo si sono concentrati fatti che mi hanno letteralmente costretto a fermarmi: prima una settimana a letto con l’influenza, poi un incidente di poco conto sotto casa, e, per finire, un tamponamento a catena che per ora mi ha fruttato venti giorni di collare... non vi sembra un messaggio abbastanza chiaro da parte dell’universo? A me sì.
Mi stavo consumando, avevo rinunciato quasi totalmente a vivere per guadagnarmi da vivere, e iniziavo a pensare che forse era giusto così, che dovevo abbandonarmi alla routine delle cose, lasciarmi imbrigliare nelle maglie del sistema... tutte cose a cui non avrei mai pensato fino a pochi mesi fa, tutti pensieri opposti al mio sentirmi capace di grandi cose e al mio disprezzo per tutti quelli che non riescono a vedere oltre il costante sopravvivere preoccupandosi solo di portare a casa lo stipendio, al mio avere la certezza di poter avere molto di più dalla vita. Mi sorprendevo sempre più spesso a pensare a come potesse essere accettabile andare avanti così, ed ecco che, come un fulmine a ciel sereno, mi è stato imposto di fermarmi. Sono a casa da venerdì, e non ho riposato quasi per nulla: avevo così tante cose in sospeso, lasciate da parte perché non avevo tempo da dedicarvi per via del lavoro, che non ho ancora finito solo di pensare a come organizzarmi per farle tutte!
E allora eccomi qui, ad esempio, a riprendere un’attività che vedevo e sentivo come una valvola di sfogo: scrivere. Un sacco di volte avevo pensato di buttar giù almeno due righe per non perdere l’abitudine, ma ero sempre troppo stanco, troppo indaffarato, troppo triste... insomma, non mi andava davvero. Oggi invece, tra una lavatrice e l’altra, tra un curriculum inviato e qualche telefonata per chiedere informazioni varie, ho deciso che era il caso di prendermi il mio tempo e riaprire la porta sul mio io, come qualcuno ha definito questo blog. Di cose da scrivere ne avrei tante, anzi, troppe, e visto che per la maggior parte si tratta di resoconti di delusioni e menate varie, vi risparmio, e mi limito a rendere partecipe chi mi legge, della consapevolezza che ho raggiunto in questi giorni di pausa dal lavoro: ho un talento naturale per allontanare da me le persone. Me ne sono reso conto guardando i nomi nella rubrica del cellulare, o la lista degli amici su facebook: un sacco di persone divenute perfetti estranei, che dopo un periodo di frequentazioni più o meno intense, non si sono più fatte vive... o forse sono io a non averle più cercate... Sta di fatto, che spulciando tra i nomi, ho notato che non ho praticamente nessun contatto o quasi con gente conosciuta prima di venire qui a padova, e anche tra le amicizie più recenti, sono pochissime le persone che sento ancora con una certa costanza. Ho iniziato a ragionarci sopra, a chiedermi cosa potesse essere a portare la gente ad allontanarsi da me così, e a furia di riflettere ho scoperto che, in un modo o nell’altro, tutte le mie amicizie hanno seguito la stessa identica trama: usa e getta. Non riesco a pensare ad una singola persona che io abbia conosciuto in vita mia che non abbia seguito lo stesso percorso, e soprattutto, non riesco a pensare ad una sola persona che per un motivo o per l’altro non avesse bisogno di "aiuto" quando è entrata in contatto con me: ragazze scaricate in malo modo, amici che avevano difficoltà a capire cosa volevano, amiche con un’autostima talmente bassa da battere persino me, gente a cui serviva un ripiego, un tecnico, o un autista... La lista sarebbe lunga, ma il succo è sempre quello: più o meno consciamente tutti avevano bisogno di qualcosa, e mi piace credere di essere stato capace di darglielo. Lo schema è sempre quello: mi si conosce, ci si rende conto che sono uno a cui piace ascoltare e che non riesco a dire di no, io spingo la gente a parlare, a confidarsi, do consigli, offro il mio sostegno, chi ho di fronte pian piano acquisisce sicurezza, consapevolezza, inizia a stare meglio, cresce e, infine, se ne va. E’ sempre così. Cambiano i nomi, i modi, i fatti, ma è sempre così che va a finire: una volta che chi ho davanti si rende conto che può continuare il cammino anche senza di me, mi lascia sul ciglio della strada appena ritrovata, e quasi sempre, non si volta nemmeno per salutare. Anzi, diciamo pure che a volte si volta, ma non certo per mostrare gratitudine! Croce e delizia di tutto questo, è che quasi nessuno si rende conto dell’aiuto che ha ricevuto: croce perché non è mai bello sbattersi l’anima per poi esser mollati come una scarpa rotta, e delizia, perché per quanto possa esser doloroso l’ingrato distacco, sapere di aver fatto star meglio qualcuno è sempre bello, anche e forse ancor di più se chi ho aiutato non si è accorto di esser stato in un certo senso manipolato... C’è da dire però che sono stanco di vedere le cose andare così, sono stanco di dare il 200% agli altri ed esser quasi sempre ricambiato con delusioni e amarezze... tempo fa scherzando con un’amica mi sono definito un bene rifugio, come l’oro: quando tira una brutta aria tutti investono su di me, ma appena il peggio è passato, nessuno si ricorda del mio vero valore... E il mio modo d’essere di certo non aiuta: ho perso il conto di quante volte sono stato frainteso, di quante volte sono stato additato per un motivo opposto a quello che volevo fare, di quante volte non solo sono stato buttato come una scarpa rotta, ma sepolto nel fango. Per non parlare di tutte le volte che ho cercato di rendere l’aiuto reciproco e mi son trovato tradito, deluso, e messo peggio di prima perché chi era dall’altra parte non capiva quanto bisogno avessi di vedere ricambiato il mio sostegno...
Da mesi, come dicevo, lavoro come uno schiavo, e questo da un lato impedisce nuove conoscenze e quindi nuove delusioni, ma dall’altro non fa che rendere più marcate e cocenti le rotture dei rapporti esistenti... Il risultato è che ora sono qui, fermo in mezzo al nulla ad aspettare non so bene cosa, come se a furia di insegnare agli altri a camminare da soli, mi fossi scordato a mia volta come si fa, e si sta facendo buio.

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