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Monday, December 14, 2009 - ore 13:58
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono contro la pena di morte vuol dire che sono contrario a mandare sulla sedia elettrica anche il giudice e il boia che avessero condannato a morte un innocente. Sono contro la violenza significa che rifiuto ogni forma di tortura o di aggressione fisica anche contro chi se ne macchia ogni giorno. Siamo tutti fratelli vuol dire nessuno escluso. Berlusconi è mio fratello significa che mi considero la sua guardia del corpo. Anche se “Il Giornale” di proprietà di suo fratello (di sangue) scrive che dietro la violenza subita dal premier “c’è una regia”. E accusa “Repubblica”, Di Pietro, tutta l’opposizione, Santoro, Fini, Casini, i “cattivi maestri”, e chi più ne ha più ne metta, di aver armato la mano di un folle. Naturalmente riscontro una violenza verbale nel “Giornale” della famiglia della vittima. Ma quelle righe, che considero ingiuste e false, non giustificheranno mai una sola riga di sangue sul volto del presidente del Consiglio. Tantomeno se lui o i suoi non ci considerassero mai un fratello. Non è un nostro problema. Sono sinceramente dispiaciuto che il presidente del consiglio sia stato vittima di una violenza e gli auguro, con tutto il cuore, di tornare più in forma di prima. La mia solidarietà non è ipocrita. Sono fermamente convinto che Berlusconi sia un danno per questo Paese. Ma il suo sangue in piazza Duomo è un danno ancora più grave. Perché sospende la democrazia. Interrompe il dialogo, anche il più aspro. Impedisce il diritto civile di criticarlo in santa paceFinché Silvio Berlusconi non sarà in pieno possesso delle sue capacità fisiche, in piedi e in gamba, io sarò berlusconiano. Che nessuno, sano o fuori di mente, si azzardi più a toccarlo. E che a nessuno, sano o fuori di mente, salti in testa d’impedire manifestazioni pubbliche, come ha vagheggiato ieri il ministro Gelmini. Ci sono i servizi d’ordine e c’è la polizia. Se non bastano, s’infoltiscano. No ai black bloc e no agli sfollagente. Berlusconi ha il diritto di governare e dire quel che vuole, noi di manifestare il nostro consenso o dissenso. “Adesso uccideteci tutti” gridavano le magliette dei ragazzi alla camorra. “Tirateci in faccia a tutti una statuina del Duomo”, è la maglietta di oggi.
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