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Friday, January 08, 2010 - ore 21:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


In questo tramonto della antica civiltà italiana mi tornano in mente i versi di Catullo sui giorni vuoti e senza freno di Roma, di decadenza simile ai nostri:
“Signori antichi città felici
Così perirono.”
Gli unici italiani che la mia anima riconosce, sono i ragazzi disoccupati dei call center, le loro modeste speranze traviate da multinazionali infami, se li rivendono come schiavi, senza stipendi né perline colorate, via la collanina da mille euro il mese, via la previdenza, la liquidazione, via tutto, e il governo che se li vede nudi, in cima ai tetti di fabbriche decotte, non punisce i colpevoli ma silenzia le grida delle vittime. Gli hanno venduto gli specchietti dei mutui, li hanno illusi sulla flessibilità, “intanto metti un piedino dentro, e poi…” E poi fai un altro passo e precipiti nell’indifferenza di giornali scritti per benestanti, dei sindacati più ricchi d’Europa, di truffe avallate dallo Stato, dell’ottimismo del menefreghismo e del partito dell’amore di se stessi e del proprio potere. E le parole non bastano più. L’anima sta coi vecchi, umiliati dalle pensioni, nelle prigioni dove ci si suicida per fare spazio, sta a Gioia Tauro e a Pomigliano, con i braccianti del pomodoro, con gli schiavi del capital comunismo a 1 euro l’ora, la notizia è di stamattina: la Cina massima esportatrice del pianeta. E non si vergogna? Da noi, intanto, un presidente mummia fa fibrillare i media perché ha dismesso le bende, e un paese di servi lo blandisce “Oh, sembra persino più giovane! La bella Madunina avrà fatto il miracolo?”
(“Signori antichi città felici
Così perirono”.)
Come la gente fa una cosa buona, che voti Vendola in Puglia o firmi contro l’immunità parlamentare, si trova il sistema di disinnescare la miccia del cambiamento. Ci hanno annichilito eppure stentiamo ad unirci.
(“Signori antichi città felici
Così perirono”.)
Oggi ho venduto la mia bella macchina a quattro soldi. Peccato, era l’unica cosa che possedessi, peccato non aver null’altro da vendere. La mia anima di ex benestante non ha più valigie in cui rifugiarsi. E’ leggera e libera. Il demonio non la vuole (ha già fatto incetta di tutte quelle che contano). La mia anima vola in posti promiscui, in sordidi sottoscala, in bidonville dove pure un sorriso lo trova. Sta con quelli che stanno peggio, più invisibili di me, fa la sua rivolta a Gioia Tauro, a Termini Imerese o nelle corsie del Policlinico dove i malati vengono accatastati come vecchi mobili tarlati, uno sull’altro, a difendere i fortini della Sanità più corrotta della storia. La mia anima non è più mia, è la loro. (Ma le parole non bastano più). Ci vuole la rivolta -non bombe o attentati- la rivolta è uno stato interiore e collettivo, si propaga di casa in casa, quando si acquista la consapevolezza di quanto sia marcio un sistema che ti sottrae persino la speranza di rovesciarlo.
La nostra anima non ha più gagliardetti o bandiere. E’ irrapresentata. Basta intendere questo, il resto viene da sé. La vita non è mai una cattiva maestra.
Sapete, amici miei, chi mi ha fatto ridere stamane nonostante tutto? Un signore francese del 500. Si chiamava Montaigne. È l’ultima battuta dei suoi Saggi. “Anche sul più alto trono del mondo non siamo seduti che sul nostro culo”. Ogni volta che accendete la Tv, ogni volta che vedete i loro faccioni, ricordatevela.

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