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Wednesday, January 27, 2010 - ore 18:19
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Su Facebook siamo tutti degli eroi. Ma nella vita stiamo perdendo tutti. Virtualmente siamo liberi, nella realtà, immobilizzati. Ci lasciano giocare con il “mouse” ma il “topo” siamo noi. Se le denunce, le critiche, le proposte alternative che abbondano su Internet, nell’Italia reale scarseggiano, vuol dire che la libertà della Rete serve solo a lasciarci sfogare. È un’illusione di libertà. Tiriamo pietre in un laghetto artificiale. In quello reale stiamo andando a fondo con una pietra al collo. La tecnologia è un mezzo. Se ci serve a dimenticare il fine è un suicidio di massa. Il fine è migliorare la qualità della democrazia del Paese in cui viviamo e la qualità della nostra stessa vita. Che cosa sta accadendo, invece? Che più si restringono gli spazi di libertà individuale e il Paese è in pugno a personaggi senza scrupoli, a mafiosi e corrotti, più noialtri, come formichine impazzite, entriamo e usciamo protestando dalle tane dei nostri blog, ma sempre sottoterra, in una società invisibile tranne che a noi stessi. Tutto ciò ci consola, spesso esalta, talvolta abbrutisce, perché quest’incessante lavorio da formichine incide marginalmente sulla realtà. Il Paese è più povero, economicamente e culturalmente. Un’Italia imbambolata, spenta. Stare asserragliati in casa a digitare nelle comunità virtuali prolunga questo letargo sociale; sempre meglio che fissare la tv, s’intende, ma il “grande sonno” prosegue imperturbabile, con la nostra complicità, anche se “il popolo della Rete” è animato dalle migliori intenzioni.
Internet è un volano spettacolare della comunicazione. Costa poco e, se sei abile e convincente, può metterti in contatto diretto con milioni di esseri umani. Ma nel novanta per cento dei casi si tratta di un gioco. Clicchi su un gruppo contro la pena di morte e ti sogni di aver salvato la vita a un condannato, clicchi su una fattoria virtuale e t’illudi di vivere in campagna, clicchi su una comunità virtuale che dichiara che non voterà per Berlusconi, ma è come se fossi entrato in una sartoria teatrale e ti fossi affittato un costume da oppositore. Nella realtà hai addirittura peggiorato la situazione. Il presidente del Consiglio otterrà sempre i suoi voti mentre la tua indignazione si è già sfogata virtualmente. Sentirai ancora meno l’urgenza di andare a votare, perché ti credi di averlo già fatto. E la rivoluzione tecnologica che poteva cambiarci la vita diventa la tecnologia dei morti di sonno
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