
misia, 28 anni
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"Per me, ciccino mio"
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Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
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Wednesday, January 27, 2010 - ore 18:36
Cose che girano.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mia nonna (che adesso non è quella creatura "bucolica" di una volta) mha racconato un sacco di storie da bambina. Cercava, raschiava i fondi dei libri e della sua memoria e credo avesse la principale funzione di intrattenere se stessa dalla banale ferocia quotidiana...ed io oggi sono piuttosto imbrigliata dalla rabbia che vi racconto qualcosa. Magari un giorno, dopo averla fatta finita con qualcuno e qualcosa, mi servirà tutto questo...non in termini postcattolici, sia chiaro.
" Marcel Duchamp mi dice perché non facciamo un affare assieme Tu metti il capitale Io fornisco i Diskoptiks Rotoreliefs, come li chiamo io Li esponiamo al Concour Lépine Divideremo i guadagni se ce ne saranno Sì, gli dico Faremo appello direttamente alla gente e si vedrà
Il giorno arrivò Vado al concorso, scorgo Marcel nel suo piccolo stand circondato dai suoi Diskoptik che girano orizzontali e verticali Era uno spettacolo aveva laria di un giovane venditore sorridente e onesto E io mi sono fermato a distanza per guardarlo Cera il pesce che girava, il bicchiere di champagne che girava, i dischi che giravano, tutto girava da darmi il mal di cuore Alla lunga guardarli girare dava il mal di cuore Lui non aveva il mal di cuore perché non li guardava
Cera alla sua sinistra un tale che vendeva una macchina per comprimere i rifiuti domestici era così facile li si ficcava con le dita dentro un cilindretto, una specie di frantoio Li si comprimeva e ne uscivano dei piccoli coni a quanto pare combustibili ma non bisognava metterci gli avanzi di cavolo né le merde di cane
Alla sua destra una tizia vendeva uno sbucciapatate automatico era come una matita che girava con la patata infilata su un tridente! Questo genere di cose cera!
In mezzo stava lui, Marcel, davanti a tutto questo stava il pubblico che passava solo che il pubblico non si accorgeva né di Marcel né dei suoi dischi passava direttamente dalla macchina tritarifiuti allo sbucciapatate senza fermarsi o al massimo dalle patate ai rifiuti
Io ero arrabbiato per i miei soldi ma ancora di più per Marcel Ma lui sorrideva dopo una mezzora mi fa segno di avvicinarmi Lo faccio E mi dice Non ci sono errori è tutto un errore Ci siamo sbagliati al cento per cento, almeno questo è chiaro
Quei dischi adesso sono ricercati dai collezionisti e non dalla gente Ma quando saranno nei musei la gente se li andrà a vedere la domenica mattina"

Henri-Pierre Roché (1879-1959), "alto con qualcosa di languido, un po troppo timido, un po troppo modesto. Non stupiva perché incantava. Amava molto il genere umano. La gente per lui era meravigliosa" (J. Paulhan)
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