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Vitto, 5 anni
spritzina di Paperopoli, ma periferia.
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ORA VORREI TANTO...

Un passaporto malese.
E chiamarmi Yanez.

STO STUDIANDO...

Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

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ORA VORREI TANTO...



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Wednesday, February 03, 2010 - ore 01:47


Incipit.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Martino dondola i piedi, seduto sulla staccionata umida per la pioggia, e ogni tanto i talloni colpiscono le assi, con un suono sordo. Più in basso, ad una ventina di metri da lui, un piccolo corteo segue una cassa di legno grezzo, di tavole fresche di taglio, color paglierino. Tra le assi sconnesse si intravede il lenzuolo bianco che avvolge il corpo di sua madre, e in cima alla piccola bara (sua madre non era un gigante), Martino due ore prima ha messo dei fiori presi sul prato di Michelùt. Un prete mormora le sue preghiere in latino, leggendo da una Bibbia aperta sul palmo della mano sinistra, e alcune vecchie del paese, vestite di nero, s’uniscono alle litanie con versi gutturali, seguendo un ritmo cantilenante che ormai sanno a memoria, senza guardarsi tra loro, con gli occhi fissi a terra.
Martino guarda la scena e non sa decidersi a piangere. Sono due giorni che la mamma è morta, e non ha versato nemmeno una lagrima. Non perchè creda d’esser troppo grande, coi suoi quattordici anni, e il fazzoletto rosso da garibaldino al collo. Nemmeno per indifferenza nei confronti della madre, benchè non abbia mai provato per lei un’affezione spasmodica, e anzi spesso e volentieri l’avesse sentita lontana e diversa da sè. Martino, in verità, non riesce a decidersi a piangere prima di aver visto suo padre fare lo stesso.
E il volto dell’uomo robusto, che segue il prete in mezzo alle anziane, è asciutto, teso, e duro. Una barba lunga di due mesi copre il volto di Neno, coprendo tutte le rughe e le ferite di cinque anni di guerra, e un drappo rosso copre anche il suo collo.

Martino la scruta, quella barba, la indaga. Cerca gli occhi del padre con ostinazione, quasi a sfidarlo. E Neno non sfugge, pianta lo sguardo verso la staccionata e non dice nulla. Per qualche secondo i due si fissano, in un tardo pomeriggio del maggio ’45. Poi Neno si ferma, lascia la mano della figlia minore e della sorella, e si strappa il fazzoletto rosso, gettandolo a terra, per poi riprendere il suo posto nella lenta processione funebre, senza più voltarsi a guardare il figlio.

Il ragazzo sulla staccionata continua a seguire con lo sguardo i resti di sua madre portati verso il camposanto, di là dal Piave. E pensa che in fondo, un padre da solo non serve a niente.

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