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OGGI IL MIO UMORE E'...

l’umore è responsabile delle nostre verità. Verità apocalittiche come turbinii "mentali" sterili.

o in alternaFica

felice come se avessi ingerito almeno 1 chicca e mezzo di discreta qualità(un miracolo!)

qualche bestia di psichiatra(quasi tutti cioè) potrebbe dire che sono "ciclotimico". se solo questa una parola di un qualche senso.


"Né alcuna vita è mai sazia di vivere in alcun presente, che tanto è vita quanto si continua nel futuro, quanto manca del vivere. Che se si possedesse ora qui tutta e di niente mancasse se niente l’aspettasse nel futuro non si continuerebbe. Cesserebbe di esser vita".
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Wednesday, March 17, 2010 - ore 05:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Il lavoro è essenziale all’uomo per condurre una vita equilibrata, indispensabile all’individuo per sentirsi realizzato e per sviluppare al meglio le sue potenzialità"(Christine Lagarde, ministro francese dell’economia, 2007)

Le logiche perverse impostesi a partire dagli anni Ottanta nell’intero Occidente dentro le fabbriche o negli uffici. Schiavi del lavoro perché convinti che la conquista della felicità passi esclusivamente attraverso il raggiungimento di risultati sul piano professionale. Il dipendente modello è così un individuo che deve annullare sè stesso per centrare gli obiettivi aziendali e viene convinto a considerare esaltante tutto ciò che in passato veniva ritenuto alienante. Da semplice mezzo diventa un fine, il fine della vita di ognuno di noi, viene presentato come il principale traguardo per la realizzazione personale, un concetto che va ben oltre la dimensione professionale e include il benessere della parte più intima del sé. Il lavoro è stato progressivamente presentato come ciò che dà un senso alla vita. E così non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare.

Il momento di svolta coincide con la crisi dell’antico modello di produzione fordista (nato negli Usa all’inizio del Novecento) e l’entrata in scena, durante gli anni Ottanta, dello schema messo a punto dalla Toyota, industria giapponese di auto. In base ai principi stabiliti da Ford, bisognava in primo luogo produrre, quindi creare gli stock e infine vendere. Il toyotismo inverte la relazione: bisogna innanzitutto vendere, e solo successivamente, sulla base delle vendite, produrre.

La promessa della “realizzazione personale” è soltanto una trappola messa a punto per aumentare i controlli e far salire i profitti. I lavoratori oggi sono sempre più sotto controllo e malgrado la presunta libertà di cui godrebbero sono costretti a lavorare in stato d’urgenza. Il tutto è agevolato dalle nuove tecnologie informatiche che consentono all’azienda di rimanere in contatto permanente con dipendenti che vedono il confine tra la sfera pubblica e la sfera privata sempre più sfumato. Il colpo di genio del management contemporaneo è qui: pretendere di offrirci le ricette per renderci più liberi e, nello stesso tempo, costruire la gabbia dorata che ci imprigiona.

Non sarà agevole evadere in tempi brevi nonostante la crisi economica in atto obbligherà a un ripensamento delle logiche impostesi negli ultimi decenni, la buona notizia.



(Ma lo stato sentendo lo spot de poli presidente in radio?...no non faccio neanche la battuta)


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