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Sunday, March 28, 2010 - ore 14:59
(categoria: " Vita Quotidiana ")
«Perché l’hai fatto? Perché l’hai fatto?» All’uscita hanno protestato molti dei miei condomini. Casa buffa, la nostra. Ci chiamiamo tutti con identico nome e cognome. Perché non siamo una persona normale, noialtri. Io non ho un “io” ma un condomin-Io. E il giorno delle elezioni c’è sempre una gazzarra, un braccio di ferro fra gli “ii” astensionisti e gli “ii” che pretendono di esercitare comunque il loro diritto-dovere civile di voto. Avevo smesso di votare da un paio d’anni, mi ha ripreso il vizio, è peggio del fumo. Stamattina avrei barrato una scheda dopo l’altra. Malauguratamente me ne hanno concesso una sola. Poca roba per un compulsivo, ma era comunque un lenzuolone, me lo sono fatto durare, sarò rimasto in cabina sei o sette minuti buoni.
«Perché l’hai fatto? Perché l’hai fatto?» Semplice, mi hanno convinto. Chi, gli “ii” responsabili? No, gli irresponsabili. Anzi, uno solo, lui. Mi ha gettato dal letto ordinandomi di andare a votare il grande io addormentato di questo paese.
Al seggio ero il primo (non avevo aggiornato l’ora legale). Ho atteso tre quarti d’ora. Si è scatenata un’altra gazzarra condominiale, ma più docile, più arresa. La scelta dei miei io era fra Pd e Idv. Veramente possiedo (sono posseduto) anche da un io rivoluzionario. Ma quello stamattina era incazzato rosso perché i giornali di tutto il mondo hanno pubblicato la foto del subcomandante Marcos senza passamontagna. Risultato? Tragico, Marcos ha una faccia da scemo. Ma no, dai, scherzo.
Dunque: Bersani o Di Pietro? Il primo non è uno statista, potrebbe essere un medico di famiglia o l’avvocato di fiducia degli zii, però è onesto, potrei uscirci a cena. Con Di Pietro non ci andrei a cena, però gli va riconosciuto un “antiberlusconismo perfetto”, come la tempesta. Ma sull’onestà di molti dei suoi deputati nutro qualche ragionevole dubbio. In entrambi i casi, roba da turarsi il naso. Ma io sono un italiano di sinistra che non ha più naso a forza di turarselo, me lo sono stritolato, ormai sotto gli occhi ho un buco, come i teschi. E allora «Perché l’hai fatto? Perché l’hai fatto?». Uffa, statevi zitti, basta. Ho votato Pd innanzitutto per la Bonino (ma non dimentico quando i radicali erano alleati con Berlusconi). È una donna che stimo e l’intervento stonato della Chiesa contro l’aborto, a una settimana dalle elezioni, è stata la prima molla che mi ha fatto scendere dal letto. È stata una mossa sleale, se non schifosa, questa dei preti, non potevo astenermi dal ribattere con il mio voto a chi, abusando della propria autorità spirituale sui fedeli, attacca una donna “colpevole” di aver ridotto gli aborti clandestini. Alla faccia delle mammane e di una folla di ginecologi che si facevano pagare migliaia di euro in nero praticando l’aborto la domenica nei loro studi privati.
E poi «Perché l’ho fatto?» Le ragioni sono tante e tutte hanno un nome. Si chiamano Minzolini, Masi, Fede, e il re delle loro protesi, Gianpaolo Tarantini, spacciatore di festini a Palazzo Grazioli più mezzo elenco telefonico nazionale di lustrascarpe. Nel nostro condominio non siamo santarellini e ne abbiamo viste di tutte e di più. Ma le telefonatine di questa gentarella al potere per far fuori Santoro e ossequiare i desiderata del Capo fanno davvero schifo. I “comunisti” non si comporterebbero ugualmente? Può darsi, fatto sta che non sono un qualunquista e non credo affatto che siano tutti uguali. Centrodestra e centrosinistra hanno molti vizi trasversali ma non sono identici. Se fosse vero, questi anni terribili sarebbero uguali a quelli trascorsi. Purtroppo non è andata così. Purtroppo stiamo molto peggio. Anche nel mio condominio la vita è cambiata, non posso più lavorare alla radio della Rai che era la mia passione professionale, oserei dire il mio amore. E sia pure un tempo non era facile ottenere un microfono, adesso è impossibile. E credi che i “tuoi” ti farebbero lavorare? No, e l’hanno già dimostrato, ignorandomi, ma come questi, mai. Chiusa la parentesi personale. Si vota per il paese e non per se stessi.
Ma lo gnomo delle televisioni ha incantato la povera gente e il paese si è addormentato. Non so chi ha visto l’ultima intervista a Mario Monicelli. Non la penso da buonista come Santoro. Credo che quando l’antico regista ha dichiarato che in Italia non c’è mai stata una rivoluzione, e cioè che il nostro popolo, invaso da sempre, non ha mai avuto il coraggio di farla, bene, io credo che Monicelli intendesse proprio rivoluzione. Questa parola è bellissima e da noi si ha vergogna di pronunciarla. Nella nostra famiglia (il mio condominio storico) ci sono stati tredici ragazzi morti per il Risorgimento e l’indipendenza d’Italia. A suo modo fu una rivoluzione. E non ci fa vergogna il sangue versato anzi ci onora. Quindi anch’io la penso così, come Monicelli, senza nasconderlo. Sono andato a votare, ma credo fermamente che questo paese avrebbe bisogno di una rivoluzione, come è stata necessaria quella francese o la guerra civile americana. Quella delle coscienze non basta più.
Diego Cugia
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