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Ho scoperto che Dio è come Gesù di Nazaret e non viceversa: attenzione!

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PARANOIE


1) "Incazzarsi davanti la negazione dell'evidenza"
2) quelle macchine che ti tagliano la strada e poi girano dopo 2 metri
3) sentire delle parole a cui poi non corrispondo i fatti, sentirsi illudere e precipitare poi improvvisamente in una terribile realtà
4) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
5) sapere che comunque, che tu scelga o non faccia nulla, qualcuno gioirà e qualcun'altro soffrirà
6) vedere che le persone molte volte aprono la bocca senza credere veramente in quello che dicono...
7) vedere tradita la mia fiducia

MERAVIGLIE


1) Chiudere gli occhi la sera e dire: ho fatto del mio meglio
2) vedere ogni giorno una nuova alba
3) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
4) Accogliere (con fatica) una scelta non condivisa ed essere profondamente sereni: non mi sono venduto.
5) rendersi conto che nonostante tutto quello che gli altri ti hanno fatto di male, non riesci proprio ad essere un bastardo
6) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.
7) La solarità





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Monday, April 05, 2010 - ore 18:51


Gv 13, 1-15 – volto: crisi (=scelta)
(categoria: " Pensieri ")


Le singole liturgie nei giorni del triduo sono ricche di trasporto emotivo, che sta anche bene se accompagnato da un concreto interrogarsi sulla verità di quanto andiamo celebrando. Nella sera del primo dei giorni pasquali viviamo insieme la cena: episodio che 1 Cor 11,23-26 ci ha riportato, prima dei racconti di Mc 14.22-25 Mt 26.26-29 Lc 22,19-20. Strano non avere per questa celebrazione uno di quei testi evangelici! Là è detto l’evento, naturalmente letto nella chiave teologica propria di ciascun autore; noi vivendolo oggi ne sentiamo, ascoltando Gv il significato.

Dopo l’introduzione solenne del v. 3 Gesù di Nazaret compie un gesto fuori protocollo: si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto (v. 4-5). Caspita: questo è un gesto inammissibile per il Maestro e il Signore, realtà a cui Gesù di Nazaret non ha rinunciato – voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono (v. 13). Ergo non sta facendo un atto di umiltà, bensì sta manifestando la verità. Sì, di un Dio che non chiede di essere servito, perché è lui che serve l’uomo! Se Gesù di Nazaret sta facendo il gesto dell’inferiore verso il superiore (della moglie verso il marito, del figlio verso il padre, del discepolo verso il maestro) sta rendendo evidente che di fronte a lui, il Signore fattosi così servo, ci sono solo altrettanti signori! Wow, che novita per i discepoli (=noi).

Quello che io faccio, tu ora non lo capisci (v. 7). Il discepolo non intuisce il nuovo o lo intuisce troppo? Il gesto, che compendia tutta l’avventura di Gesù di Nazaret è per essere accolto. Perché? Perche così si può portare avanti l’avventura, che continua se crediamo (=viviamo) in tanto dono. Il discepolo in scena con tutte le sue caratteristiche (nome, soprannome e ambedue insieme) rimane il tipo di sempre: fatica ad accogliere un volto di Dio di tale genere. Sì, perché lì sta il comandamento nuovo, l’unico dei cristiani: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34). Gesù di Nazaret ha appena lavato i piedi, ha fatto sentire signori i suoi. Ergo facciamo qualcosa per lui? No! L’invito è fare per gli altri, perché abbiamo accolto la novità. Questo è il volto di Dio, che possiamo far conoscere oggi: sentiamoci responsabili del nostro essere cristiani.


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