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Wednesday, April 28, 2010 - ore 08:18


Lo Stato non paga Bilanci in rosso in tutte le scuole
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ISTRUZIONE. Ogni istituto aspetta somme tra i 40 e i 100 mila euro
I versamenti all’atto di iscriversi e i soldi raccolti dai comitati dei genitori salvano le casse almeno per affrontare i casi più urgenti

Bilanci in rosso negli istituti: ne risentono le attività collaterali

Si va dai quarantamila agli oltre centomila euro. È il debito dello Stato nei confronti delle scuole, costrette a fare i conti con bilanci in rosso, conseguenza di risorse finanziarie che non arrivano. Con il risultato che mancano fondi per pagare le supplenze, per acquistare materiale didattico, per supportare progetti e attività educative.
Un deficit che accomuna istituti comprensivi e superiori che nel 2008 non hanno ricevuto dallo Stato un centesimo per la copertura delle spese e le cui uniche risorse sicure sono i contributi chiesti ai genitori al momento dell’iscrizione. Che siano ottanta, cento o centoventi euro, le cosiddette "tasse" che le famiglie versano all’istituto tramite vaglia postale rappresentano non solo una boccata d’ossigeno, ma quasi sempre anche una vera e propria fonte di sussistenza per far funzionare la scuola.
«Per fortuna possiamo contare su queste entrate - fa notare Lucia Rodighiero, direttore amministrativo (Dsga) del liceo scientifico Quadri - altrimenti si bloccherebbe davvero tutto. Con questi fondi, oltre che con il contributo di un Comitato genitori particolarmente attento e sensibile, si fa fronte all’acquisto dei computer, dell’inchiostro per le stampanti, di qualsiasi cosa sia utile per gli studenti. Se non potessimo far conto su queste risorse avremmo ancora i computer vecchi di vent’anni».
In ogni caso dallo Stato le scuole sanno di non potersi aspettare niente di straordinario (nemmeno i soldi per l’indennità dei revisori dei conti), i più scettici nemmeno che venga ripianato il debito accumulato finora.
Il Quadri, ad esempio, nonostante, sottolinea Rodighiero, "una gestione sempre molto attenta delle spese", avanza oltre 100 mila euro, di cui 20 mila che sono stati destinati alle supplenze lo scorso anno. D’altra parte i supplenti devono essere pagati, diversamente dagli insegnanti che accompagnano gli studenti nei viaggi d’istruzione e per i quali non esiste più invece alcuna indennità di missione quando la gita si svolge dentro i confini nazionali. Insomma è tutto un tirare di cinghia.
Al Lioy, l’altro liceo scientifico cittadino, il preside Paolo Jacolino afferma di riuscire economicamente a galleggiare, anche se di pochissimo, a causa delle maglie strette dello Stato oltre che dell’ente locale, nella fattispecie la Provincia che finanzia spese varie fra cui quelle telefoniche e che, fa notare il dirigente, «oggi assegna una cifra più modesta rispetto al passato, anche se corretta. Invece di 10 mila euro adesso ne arrivano 5.500, ma con un po’ di attenzione si riesce a far quadrare i conti».
Quello che non quadra, o solo in parte, è il meccanismo che regola i pagamenti a livello centrale. Si basa sul fatto che la scuola ogni 15 del mese deve inviare al Ministero per via telematica un estratto della propria situazione finanziaria in base alla quale dovrebbero arrivare i fondi necessari.
Il condizionale è d’obbligo perchè, fanno notare dalla segreteria del Lampertico, istituto in credito per 140 mila euro, «arrivano solo i soldi che il Ministero ha stabilito a priori di assegnare e non quelli di cui c’è effettivamente bisogno».
Il bello è che nessuno, a sentire i direttori dei Servizi generali e amministrativi, spiega loro come fare per ripianare buchi in bilancio che si stanno trasformando in vere e proprie voragini. Il comprensivo 2 di via Piovene di euro ne avanza 120 mila tra voci pregresse del 2008 e 2009.
La situazione è tragica - dice la preside, Anna Brancaccio - oltre che contraddittoria, perchè quando manca un insegnante la norma mi impone di nominare un supplente che però va pagato con soldi che non vengono assegnati. Così da dicembre nella mia scuola ho sospeso le ore aggiuntive e sia la sottoscritta che la vicepreside cerchiamo di fare da supplenti nelle classi dove manca l’insegnante titolare. Con questi stratagemmi tiriamo innanzi, ma l’orizzonte non è rassicurante».

Autore : Anna Madron


dal sito de Il giornale di vicenza del 28/04/2010.


E’ vergognoso quello che si sta facendo all’istruzione pubblica! E’ vero che nel passato ci sono stati sprechi inutili e pazzeschi ma per rimediare a quegli errori la cura, a mio avviso, è ancora peggiore e a rimetterci sono sempre quelli che non c’entrano niente:gli studenti!!!

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